sabato 19 gennaio 2013

Sara Vannelli con il premio

La vincitrice dell'ultimo concorso letterario di Pescepirata: Sara Vannelli con la maglietta-premio!
Brava Sara!!


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lunedì 14 gennaio 2013

Bollettino di navigazione, 14 gennaio, secondo anno in mare



Scrivo in vece dei capitani perchè ormai ci ho perso le speranze. Basta, non dico più altro, uffa, io non scrivo più una riga. Adesso voglio proprio vedere come fate a farmi fare questo bel lavoro... Ahi, capitano, che è questa punta che sento nella schiena? Indovino? Ma no, facciamo che mi metto a scrivere.

Questa settimana il vascello viaggia sotto venti stabili tra folate di bufera e sporadici sprazzi di sole. Finito il contest le energie si stanno spargendo su vari fronti.
Novità della settimana la riorganizzazione dell'Area didattica (ex Tecnica) con due nuove sezioni sugli spunti di Yukie e un nuovo manuale più o meno narrativo o che (non lo sappiamo neanche noi che cos'è, figuararsi).

Per il resto due nuovi imbarchi in Giuramento devono essere accolti come si deve: andate a lanciargli il vostro migliore Yo-ho-ho!

Chiacchiere come al solito, se non di più, in Taverna dove si è continuato a parlare di digitale, tra notizie più brutte e sonore cagate (davvero).
Anche ne L'ora del tè non è stato da meno: si parla di critica, manuali di scrittura e Rowling, citata anche nelle due recensioni ne Libri sul comodino.

Completano il quadro Esperienze editoriali dove si parla di POD e agenzie letterarie, una nuova Top 10 e Mondo web dove si parla ancora di Inbooki.

Due concorsi in Gazzetta dei concorsi ci portano al lavoro da fare:

Intanto, in Scrittura assistita il lavoro di Peta affianca quello appena finito di Elisa! Da non perdere. Poi in Editatemi un racconto da ripulire per bene per un concorso e infine in Spazio autori c'è la votazione del racconto di dicembre oltre a quattro nuovi lavori.

Mi pare che ci sia da darsi da fare, che dite? Allora affilate le penne, alzate i calici, e gridate con me: alla via così!


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lunedì 7 gennaio 2013

Bollettino di navigazione, 7 gennaio, secondo anno in mare



Scrivo in vece dei capitani perchè morto un anno se ne fa un altro. Da cui si deduce che Papa nuovo vita nuova. E con questo cosa volevo dire? A chi indovina il privilegio di scrivere il prossimo bollettino.

Questa settimana il mare di Champagne in cui navigavamo con la nostra nave fatta di panettone, alberi di cioccolato e vele di tagliatelle sembra essere tornato fredda acqua salata mossa da fieri cavalloni sbuffanti schiuma. Hansel e Gretel non si vedono più, forse se ne sono andati quando hanno scoperto che il capitano Anne non era la strega che li voleva cuocere nel pentolone. Chissà come mai tutto è tornato normale? Forse che la sbroza è passata? Non so.

Di certo c'è l'imbarco di tre dico tre sottolineo tre nuovi filibustieri arrivati in una scialuppa di legno (non di cioccolato, anche se su un fianco c'è un morso sospetto). Salutateli con una residuata canzone natalizio-piratesca (suggerisco Astro del Grog) in Giuramento.

Fatto ciò, questa settiamana c'è stato poco lavoro pratico ma tanto da discutere:
In SOS tecnologico si parla di kindle e di impressioni d'uso.
In Mondo web si segnala una iniziativa curiosa su un nuovo tipo di libri interattivi.
Ne L'ora del tè si parla di longevità di autori e, forse con attinenza, della Rowling; oltre che di una "sintesi genetica tra questo forum e le poste italiane": una nuova produzione dal basso.
In Taverna poi ci si è fatti gli auguri, si è alzato (un po' troppo) i calici, si è ballato e festeggiato tutti nudi al chiaro di luna e poi si e dimenticato tutto. Ah, e si è discusso di dialetto, ricette, e qualcuno ha avuto una visione sul futuro del libro digitale (mi sa che quei funghetti colorati cresciuti sulle patate era meglio cavarli prima di mangiarle).

Da leggere, invece, due nuove recensioni in Libri sul comodino, in attesa della sfida finale in Area contest tra i due finalisti de "Le mille morti dell'uomo delle stelle" (ahr, Steve, ti aspetto!)

Da fare poi, oltre alla segnalazione di un'iniziativa su come scrivere videoclip in Festival, due lavori in corso in Editatemi, e sempre in lavorazione i due libri di Peta e Marlene in Scrittura assistita.

Insomma, nonostante le feste e l'overdose di zuccheri la nave procede sull'onda della buona scrittura creativa (TM), preparandosi per il 2013 alle tante novità che ci saranno. Per cui vi dico con i capelli pettinati all'indietro e gli occhialoni quadrati: allegriaaa! Alla via così!

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martedì 1 gennaio 2013

Un cuore buttato


Neonato trovato nel water di un fast food

ANSA: Ha partorito in un bagno di un Mc Donald's di Roma, poi lo ha gettato nel water ed è scappata via. Il piccolo è rimasto per nove lunghissimi minuti nell'acqua prima di essere scoperto e salvato da un dipendente del fast food allarmato da due clienti ancora sotto shock per la scena alla quale si sono trovate di fronte. In ospedale l'hanno chiamato Emanuele, pesa piu' di tre chili ed e' in discrete condizioni, considerando quanto ha gia' passato.

Anna correva nel buio con la sola vestaglia, senza sentire il freddo né il dolore ai piedi scalzi.
Sentiva solo il sangue colarle tra le cosce e rimescolarsi alla sua colpa, al suo fiato, al suo sudore, al mulinnello scomposto delle gambe; tutto si ingarbugliava ai suoi pensieri in un turbine senza forma, che scivolava via sull'asfalto.
Suo padre glielo diceva sempre: sai solo fare delle cazzate, mai che ne combini una giusta. Merda, quella volta ne aveva fatte anche troppe di cazzate, anche troppe.
Adesso però stai concentrata Anna, corri verso la discarica. Non cadere, Anna, cazzo non svenire adesso, ormai ci sei.
Tutte quelle pasticche, ieri sera alla festa; il fumo, o forse l'alcool, forse tutto insieme; incinta, cazzo. E poi quell'idea, e l'aveva fatto, davvero.
Non si ricordava neanche più. Tutto si confondeva... Ma adesso non cadere, il cancello aperto, ecco, rimani lucida. Adesso devi rimediare, forse non è tardi.
L'aveva buttato nel camion, un'ora prima, avvolto in un sacco di vestiti. No, no, non per soffocarlo... inconsciamente l'aveva avvolto per proteggerlo; davvero...
Anna si sentiva consumare; il sangue, la vita, le forze fuggire via. Mi sto disintegrando, pensò, così non rimarrà niente di me quando arriverò.
E invece arrivò alla distesa di rifiuti e le vide: le luci dei fari del camion della spazzatura.
Anna cominciò a camminare sul pattume tenendosi il grembo per il dolore. Il camion cominciò a versare il suo contenuto.
Così l'avrebbero ucciso!
- NO! - Urlò più forte che potè, piegandosi sulle ginocchia, mentre suo padre le urlava nelle orecchie: sei solo una puttana!
Il camion era lontano, troppo lontano. Ma si fermò.
Anna si spazzò con la manica della vestaglia le lacrime che le stavano oscurando la vista. Riprese a correre, arrivò a vedere l'uomo accanto al camion, lo raggiunse.
Quello non la guardò nemmeno, stava rovistando tra i rifiuti.
Quando Anna gli fu accanto, l'uomo tirò fuori qualcosa. Anna spalancò la bocca ma non riuscì a gridare: l'uomo aveva in mano un braccino; mano e mezzo avambraccio.
Anna cadde sulle ginocchia, le lacrime di nuovo gli riempirono gli occhi, la testa girò: sei solo una combina cazzate, troietta!
Per un attimo tutto fu buio poi una mano la scosse: - Signorina!
Una forza la sollevò mentre tornava a sentire, a vedere. L'uomo la stava tenendo, sorrise: - Signorina, guardi, è solo una bambola.
Anna si spazzò gli occhi, guardò il braccino che l'uomo le porgeva, assieme alla testa di plastica, al corpo e al vestitino.
Anna sentì le forze tornare; seguite dalla voce nella testa: fossi almeno capace di sistemare i casini che combini, troietta!
Questa volta no papà, questa volta sistemo tutto: - Presto, c'è un bambino, uno vero! In un sacco blu, lì in mezzo!
- Ma cosa dice...
- Sì, l'ho... gettato io... ma adesso mi aiuti!
Si misero a cercare con rabbia. Poco dopo trovarono il fagotto, ancora sul camion. I vestiti in cui era avvolto attutivano i vagiti, ma avevano tenuto vivo il bimbo. Il pianto li investì quando il piccolo venne liberato.
L'uomo prese il corpicino e salì sul camion. Anna fece per seguirlo ma quello la fulminò con lo sguardo dell'angelo giustiziere: - Signorina, lei stia qui, le mando un'ambulanza. Ha perso troppo sangue.
Il camion partì e Anna si sdraiò tra i rifiuti, sola nel buio.







MasMas


Stile: racconto ispirato
Notizia principale: http://www.ansa.it/mobile/fdg/8008432.html

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lunedì 31 dicembre 2012

Bollettino di navigazione, 31 dicembre, secondo anno in mare



Scrivo in vece dei capitani perché ho fatto una scoperta eccezionale: Black Bart è Babbo Natale! Dicono sia stato visto aggirarsi sulla terraferma in costume rosso e bianco. Non ci credete? E quei rumori di campanelle nel ponte più basso della nave? E quel puzzo di renna che fa sempre? Hai voglia a dire che non si lava... E quella carne di capriolo (dice lui) che ci ha dato il 26 di mangiare cos'era se non renna? Ha fatto sparire le prove, capite?
E il capitano Anne? Oddio, se Black... Vi farò sapere...

La nave procede filando spedita e sicura sul confine tra il nuovo e il vecchio anno, sul limite tra realtà e immaginazione, sul punto dal quale possiamo lanciare sortite dal nostro triste quotidiano nella materia di cui è composta la fantasia.

Nelle ultime due settimane una folla di elementi poco raccomandabili, quasi una squadra di calcio, si è aggiunta alla ciurma. Andate a salutarli, ma con rispetto perchè il branco è sempre pericoloso, in Giuramento.

A parte questa gentaglia, le nave è comunque in fermento nel segno delle sfide.
La sfida de 'Le mille morti dell'uomo delle stelle' si è conclusa con un colpo di scena: i due finalisti a parimerito si sono lanciati in un duello per decidere il vincitore supremo. Si verserà molto sangue? La trovate in Area Contest, dove stano anche per chiudersi le votazioni del quinto contest 'Vasco Rossi, il culo di Belen e il gattocane'; ormai i giochi sembrano fatti, tra colpi di scena, voti che vanno e vengono e chi più ne ha più ne metta. Ma non è detta l'ultima parola.

In Editatemi, oltre a continuare i lavori già in corso, una pirata vuole partecipare a un concorso e sta editando con noi il suo racconto.

E come non chiamare sfida sempre in corso i due lavori di Elisa e Peta in Scrittura assistita?

E come non chiamare sfida la lotta strenua combattuta dal capitano in Spazio autori per venire a capo della votazione del racconto del mese di Ottobre? Beh, è stata persa, tanto da dover rendere nullo il voto. Ma almeno qui ci sono anche quattro nuovi racconti più le puntate di un racconto lungo, se volete leggere e commentare.

E come non chiamare sfida il tentativo di commentare l'attualità dal punto di vista dei pirati con nuove news in News & Rum?

E come non smetterla con questa storia del chiamare sfida? Meglio và.
In Mondo web si è parlato di un paio di siti dove trovare racconti e materiale gratuito, oltre che la raccolta natalizia di Fralerighe. In Esperienze editoriali c'è chi chiede opinioni sul print on demand e su editori senza contributo economico. E si parla di una sorta di un editore che fa progetti di antologie in Editoria amica.
Completano l'opera un nuovo libro recensito in Il libro sul comodino e una nuova classifica in Top 10 romanzi di sempre e tante chiacchiere su ricordi, auguri, Natale e facezie in Taverna.

Bene, come sempre non mancano cose da fare per digerire tutto quel che abbiamo ingollato e ancora ingurgiteremo in queste feste. Ok, leggere e scrivere non è che consumino grandi calorie, ma pelare patate sì :) E allora alzo al cielo la mia sciabola pelatrice e grido: alla via così!


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domenica 23 dicembre 2012

Bucaneve di Yukie

Un racconto di Natale, una piccola perla.
Lo dedichiamo a tutti i lettori di Pescepirata e anche gli amici, gli utenti, i pirati, i matti. Quelli che scrivono e quelli che leggono. Quelli che hanno bambini e passeranno con loro il Natale e quelli che invece andranno fuori con qualcuno a fare casino. Lo dedichiamo anche a quelli che a Natale sentiranno la mancanza di un famigliare che non c'è più. Quelli che hanno disperato bisogno di amore. O di un amico.
Buon Natale a tutti, buon Natale.


Bucaneve

Lucilla aveva cinque anni quando le parole si erano fermate.
Se la ricordava bene quella giornata. La mamma aveva scavalcato la ringhiera del ponte e si era gettata nel vuoto, in un silenzio irreale, spezzato solo dall’impatto col fiume. Gli spruzzi d’acqua si erano levati alti intorno al corpo poi, ripiegandosi come lingue affamate, l’avevano spinto dentro quella gola molle e scura.
Lucilla era rimasta con le manine aggrappate ai tubi della ringhiera fino a quando un uomo le si era avvicinato. Lei avrebbe voluto raccontargli che il fiume si era mangiato la mamma, ma le parole, spaventate, si erano nascoste in qualche anfratto del cuore, dove il frastuono dei battiti copriva tutto.

Erano passati tre anni e non erano tornate. Sentiva di averle ancora, da qualche parte, ma se ne stavano lì, assopite come i bucaneve sotto il manto dell’inverno, in attesa di un raggio di sole che le svegliasse.

– Dammene un altro – borbottò Arturo, allungando sul bancone una banconota spiegazzata.
– Hai bevuto abbastanza, mi pare – replicò il barista.
Con un mugolio irritato Arturo si riprese i soldi e scese, un po’ impacciato, dallo sgabello. Tirò su i pantaloni rossi che gli stavano scendendo e sistemò meglio la gommapiuma sotto la giubba, stringendo la cintura. Poi si calò sulla testa il berretto a punta, facendo ricadere il pon pon sulla schiena. La barba bianca era vera, frutto di dieci anni di incuria.
Nell’uscire dal locale incespicò sui suoi piedi e quasi cadde, scatenando l’ilarità dei pochi presenti.
– Ce la fai Babbo Natale, o dobbiamo chiamare le tue renne a sostenerti?
Senza neanche girarsi, Arturo rispose alzando il dito medio.
Fuori dal locale, l’aria tersa e ghiacciata tagliava come un rasoio. Un colpo di tosse gli fece risalire il catarro in gola; Arturo lo fece gorgogliare in bocca e lo sputò, con un lancio che finì a un niente da un paio di scarpine lucide di pelle marrone. Alzò lo sguardo sui pantaloni di fustagno, il cappottino a quadri, la sciarpa e il berretto di lana che incorniciavano un piccolo viso congestionato, con occhi e bocca spalancati su di lui.
– Beh, che hai? – gli chiese torvo. – Sparisci! – E siccome il bambino non accennava a muoversi gli soffiò contro un – Pfuu – che lo fece scappare urlando: – Mammaaa...
Schifo di lavoro, li detestava i mocciosi. Ma se non accettava incarichi come quello, con la sola pensione non arrivava a fine mese.
La patente gliel’avevano ritirata per guida in stato di ebrezza. Si fregò le braccia per scaldarsi e si incamminò barcollando verso il centro commerciale.

Lucilla la muta, questo era il suo nome in paese.
In un mondo che dà retta a chi grida più forte, il silenzio l’aveva resa un fantasma. Le maestre si avvicinavano a lei solo per consegnarle i fogli delle prove scritte. I compagni le passavano davanti senza dare segno di vederla. Anche in famiglia era lentamente scomparsa. Padre e fratelli si erano abituati alla sua inconsistenza, non tentavano nemmeno più di comunicare con lei.
Per quello era tornata sul ponte, dove la mamma la chiamava con voce di vento e acqua. Pensava che se anche lei si fosse gettata, avrebbe potuto parlare con la mamma per sempre.

– Oh oh oh!

I tre oh gli uscirono in progressione, uno più forte dell’alto. Il velo appannato davanti agli occhi si schiarì in un istante e la lucidità prese il sopravvento perché, porca puttana, era una bambina quella che stava scavalcando la ringhiera del ponte!
Arturo si lanciò in una corsa affannata. Con le mani protese, afferrò la piccola un istante prima che si lanciasse e la tirò indietro, cadendo sulle pietre di granito azzurro con lei in braccio.
Si rialzarono, uno di fronte all’altra, e Arturo la guardò intimidito: cosa diavolo si dice a una bambina che ha tentato di buttarsi nel fiume? Lui non ci sapeva fare coi ragazzini. Ma questa gli sgranava gli occhi addosso in silenzio, doveva pur dirle qualcosa.
Approfittò del costume di scena: – Che regalo vuoi per Natale?

Anche a Lucilla si schiarì la vista, quella del cuore. Capì cos’era andato storto tre anni prima, il gesto che era mancato. Nessuno era venuto a fermare il volo della mamma.
Ma il suo sì, e forse non era una bambina invisibile, se si era accorto di lei perfino Babbo Natale.
– Puoi ridarmi le parole? – Era questo il dono che voleva chiedere. E l’aveva chiesto! La voce era uscita dalla gola, sottile e accartocciata, ma udibile. Le sue parole, come bucaneve, avevano rotto il gelo e mostravano il bocciolo, ripiegato ma pronto a schiudersi.
Babbo Natale l’aveva guardata con stupore, forse si aspettava una richiesta più tradizionale - una bambola o un servizio da the in miniatura - ma aveva esaudito ugualmente il suo desiderio. Lucilla lo abbracciò forte, con il cuore gonfio di gioia, urlando quel – Grazie! – gioioso e sonoro, che finalmente poteva dire; poi si girò e corse via.

Arturo si strinse nelle spalle: non ci aveva capito nulla. Ma almeno la bambina era scappata dalla parte opposta al fiume; se non stava andando a impiccarsi, per il momento era salva. Attraversò il ponte e continuò il suo percorso verso il centro commerciale.
Mezz’ora dopo era seduto su un trono di velluto rosso, accanto a una gigantesca renna meccanica che muoveva la testa e un abete monumentale, addobbato con luci a intermittenza. Gli altoparlanti diffondevano jingle natalizi.
– Come ti chiami, piccola?
– Anna.
– Anna, sicuro. I miei elfi mi hanno detto che sei stata buona quest’anno e che ti meriti tanti regali – recitava Arturo, tirandosi la bambina a sedere sulle ginocchia. – Ti piacciono le caramelle? Prendine una…

Lucilla arrivò di corsa nella piazza del paese e si mise a saltellare intorno alla fontana, folle di allegria e incurante delle persone che si fermavano attonite a guardarla.
Cantava.



Yukie
Giuliana Acanfora



giovedì 20 dicembre 2012

Lettura: eredità preziosa


La lettura, per chi già la ama, è un sommo piacere. Entrare nelle pagine di un libro e farsi trasportare dalle parole, è il più bel viaggio che si possa fare rimanendo fermi nello stesso posto. Non parliamo poi delle sensazioni che provocano la carta stampata sotto le dita, il profumo dell'inchiostro, il fruscio delle pagine. Ma come riuscire a trasmettere questa passione?

Parola d'ordine: prendili da piccoli!
Leggere con i bambini, fin dalla primissima infanzia, ha indubbiamente notevoli vantaggi, per lo sviluppo del pupo. Aiuta a sviluppare la competenza linguistica e cognitiva.
Ascoltando la lettura, si favoriscono inoltre la concentrazione e la riflessione. E come scordare la musicalità delle filastrocche? Fondamentale il ritmo, come aiuto alla memorizzazione: ancora oggi, per ricordarmi quanti sono i giorni del mese, ricorro a 30 dì conta Novembre, con April , Giugno e Settembre...
Ingrediente necessario per creare l'atmosfera di magica complicità fra lettore e spettatore, è il divertimento.

Il verbo leggere non sopporta l'imperativo. (Pennac)
Il primo consiglio quindi è di leggere con piacere. Può essere estenuante rileggere sempre le stesse cose, tuttavia è di aiuto al bambino per comprendere meglio la storia, che magari vorrà poi raccontare con le sue parole. Se invece si ha a che fare con ragazzi più grandi, è opportuno lasciare a loro la scelta di cosa e come vogliono leggere. Buona norma sarebbe instaurare una visita settimanale in biblioteca, senza però imporre i propri gusti o i propri giudizi. Ricordo quando a 11 anni ho voluto cimentarmi ne "I promessi sposi": l'avevo più o meno apprezzato, ma avevo capito meno della metà di ciò che era scritto... Eppure la libertà di leggere qualcosa di "più grande di me", era inebriante.

Una tecnica si può imparare a scapaccioni: così la tecnica della lettura. Ma l'amore per la lettura non è una tecnica, è qualcosa di assai più interiore e legato alla vita, e a scapaccioni, veri o metaforici, non s'impara. (G. Rodari)
Non è necessario drammatizzare ogni scena e "fare la voce" per ogni personaggio. L'importante è che la lettura proceda in modo chiaro e con la giusta velocità, lasciando il tempo a chi ascolta, di formarsi delle immagini mentali di ciò che si sta leggendo. L'ambiente rilassato e confortevole, senza fonti luminose troppo intense o distrazioni sonore, è la base per poter entrare nel mondo incantato creato dalla lettura. Uno spazio dedicato a questa attività, diversa dal gioco, aiuta a rendere ancora più speciale il momento delle "coccole letterarie".

Un capolavoro letterario non è altro che un vocabolario in disordine. (J. Cocteau)
La lettura, per chi già la ama, è un sommo piacere. E come tale, ci si deve rapportare ad essa con leggerezza, cercando di trasmettere il diletto, senza appesantirlo con giudizi assoluti o imponendo solo il proprio modo di vedere le cose. Quei graffi sulla pagina, riempiti di inchiostro, sono i gradini che usa la mente per poter volare: non hanno bisogno di ringhiere o barriere.

per chi volesse approfondire:
Nati per leggere :http://www.natiperleggere.it/
Leggere e capire: http://www.unifi.it/mcpasn/eric_carle/Leggere%20e%20capire.pdf



Barbara
Pescepirata.it 


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