giovedì 12 giugno 2014

Macchiato Inchiostro feat. Pescepirata





Da questo mese il blog di Pescepirata (quello che state leggendo ora) ha stretto una collaborazione per passare i contenuti di Pescepirata su un altro blog: Macchiato Inchiostro.
La collaborazione è stata pensata per unire le forze delle due community, per permettere il travaso di contenuti in/da una parte all'altra, per dare più visibilità e gestire con più costanza di quanto facessimo, il blog di pescepirata.
La nostra casa rimane il forum, invece di disperdere energie abbiamo quindi pensato che appoggiarsi a un blog consolidato, con una propria identità e una redazione, fosse un modo utile di proporvi i nostri contenuti.
D'altra parte Macchiato Inchiostro (che è la trasformazione del vecchio Strabooks coffee) era in cerca di nuovi blogger, recensori, collaboratori, quindi l'occasione era di reciproco interesse.
Il lettore, se non ci legge sul forum, potrà quindi leggere le nostre notizie più importanti su Macchiato inchiostro feat. Pescepirata.
Il blog che state leggendo rimarrà in vita ma non verrà più aggiornato.
Ringraziamo Giuliana Dea, Beatrice da Vela, Claudia Panunzio e la community di Macchiato Inchiostro per l'ospitalità e la collaborazione.
Proporremo come al solito il nostro bollettino di navigazione, vi faremo leggere le recensioni della redazione Pescepirata, troverete le raccolte edite, i concorsi.
Saremo sempre noi, solo un po' più macchiati d'inchiostro!

Alla via così.
Lo staff


lunedì 12 maggio 2014

Bollettino di navigazione, 12 maggio, quarto anno in mare


Questa è la settimana del Salone de libro di Torino (qualcuno c'è andato? Si faccia vivo in Festival). PescePiratA poteva mancare? Certo. Visto la meta importante, abbiamo pensato di affidare la navigazione a nonnav, esperta di nautica. Peccato che quando ha comunicato la rotta al capitano, che di nautica ne sa quanto io di prototronica, siamo finiti qui: al largo di Pitt Island.
Che dire? Direi niente, chiudiamoci in un pietoso silenzio.
...
...
...
Però, devo registrare cosa è successo, di altro, sulla nave, quindi:
Nessun nuovo imbarco questa settimana, ma un mucchio di comparse stile toccata e fuga in Area contest, per mandare il loro racconto per il concorso Diverso sarò io second edition international prototronic. Già dodici racconti, più una montagna di guest star... Robbabbuona!
Poi, più sul leggero (ma mica tanto), chiacchiere in Taverna, e una nuova recensione in Libri sul comodino.
Una nuova recensione anche in La redazione di PescePiratA, più un nuovo libro da aggiudicarsi. La redazione va forte.
Sempre nuovi racconti (due) in Spazio autori, dove è aperta (e scade giovedì) la votazione per il racconto di aprile. Datevi da fare (chi è in lizza farebbe buona cosa a votare, o a fare un giro della nave da sotto la chiglia... vedete voi).
Chiude il nuovo Diario di scrittura, dove già tre romanzi fanno outing uscendo da polverosi cassetti (o cervelli) dei loro autori. Fai una buona azione anche te, libera un romanzo!

E quindi, in attesa di scoprire le bellezze di Pitt Island (mica male, io ci starei qualche giorno... Chissà se i caproni leggono), chiuderei gridando in linga maori: "Alla via così!"
 

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lunedì 5 maggio 2014

Bollettino di navigazione, 5 maggio, quarto anno in mare


Sarò breve: buongiorno.

Questa settimana due nuovi imbarchi, da salutare cordialmente per poi girarsi e segnare i loro nomi sul tacquino personale con un ghigno satanico sul volto, in Giuramento. Più le solite chiacchiere in Taverna.
Ma passiamo ai pezzi forti: inaugurata una nuova sezione, Diario di scrittura, dove potrete aprire un nuovo argomento per raccontarci i vostri progetti, più o meno avviati, di romanzi nel cassetto. Un'occasione per avere idee, incoraggiamento, collaborazione, pareri su quello che c'è o su quello che ci sarà.
Poi, in La redazione di PescePiratA nuove proposte di libri da leggere e recensire, mentre arrivano sempre nuovi racconti per il nostro contest "Diverso sarò io" in Area contest.
In Editatemi concluso l'editing del racconto del mese, pubblicato sul blog.
In Spazio autori poi, è aperta la votazione del racconto del mese di aprile, mentre arrivano già i primi (il primo) racconti per maggio. Andate a srivere e leggere!

E insomma, la nave procede solcando i mari della fantasia, diretta dove nessuno sa, dove la musa ci chiama, laggiù, verso l'orizzonte. Dai, là... Non vedete? Guardate dove indico, no? Ma insomma, datevi da fare con quella penna che vi penzola dalla cintola! E intanto gridiamo insieme: "Alla via così!"
  
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venerdì 2 maggio 2014

Racconto del mese: marzo


 
Stelle, stelline e Guerre Stellari
di "wyjkz31" Rossana Zago

Luca è in camera sua. Impugna a due mani la spada laser e combatte contro Dart Fener un duello iniziato sul tappeto, proseguito sul letto e che adesso si è spostato fra gli orsetti di peluche.
«Luca, per piacere, vai a prendere il latte?»
«Uffa!»
Ripone la spada laser, rimette gli orsetti al loro posto, indossa sciarpa, giubbotto, berretto e va dalla mamma.
«Ecco. I soldi sono giusti. Non perderli, mi raccomando.» Lei controlla che il giubbotto sia ben chiuso, poi gli fa l’occhiolino e dice: «Lo sai che devi mettere le scarpe, vero?»
Luca strizza entrambi gli occhi, li riapre, sorride. «Sì, sì. Così non ho i piedi freddi. Sì.»
Infila le scarpe e, quando chiude le linguette in velcro, le monetine cadono per terra e la mamma lo aiuta a cercarle.
Prima di uscire si china verso di lei e riceve un bacetto di saluto sulla guancia ruvida del primo accenno di barba.
Fuori fa freddo. Mette le mani in tasca e continua a stringere le monetine gelide per paura di perderle. Cammina lentamente e fa attenzione ad attraversare la strada, come gli ha insegnato la mamma.
Un gruppo di ragazzi sta chiacchierando all’angolo fra l’edicola e il negozio di modellini. Luca guarda dritto davanti a sé e continua a camminare.
«Ehi, Guerre Stellari! Dove stai andando?»
Stringe più forte le monetine. Continua a camminare.
Uno si stacca dal gruppo, gli si mette davanti e Luca è costretto a fermarsi.
«Devo prendere il latte» bofonchia e prova a scartare a destra. Poi a sinistra. È troppo lento: è sempre troppo lento, con quei ragazzi. Resta fermo, si guarda intorno, ma la strada è deserta.
Si sono avvicinati anche gli altri. Lo guardano. Ridacchiano. Uno lo riprende con il telefonino. Luca allunga la mano, per nascondersi, e le monete rimbalzano e rotolano sul marciapiede. Non ne recupera nemmeno una: è sempre troppo lento. Eppure è alto come un uomo e forte quanto loro. Ma si sta esercitando, e quando sarà un cavaliere Jedi, allora sì, che potrà camminare per la strada senza paura.
«Ehi, Guerre Stellari, ma ce l’hai tu l’innamorata? Sai, come Luke Skywalker e la principessa Leila…» Non sanno niente e fanno solo brutta figura.
«Luke Skywalker e Leila non sono innamorati, sono fratelli» spiega. «Luke Skywalker si innamora di Mara Jade e Leila di Ian Solo.» Sorride: è stato bravo.
I ragazzi borbottano fra loro, poi uno gli mette una mano sulla spalla. Luca si divincola e vorrebbe avere la sua spada laser, ma è rimasta a casa, accanto agli orsetti. Ansima, gli occhi sgranati e un rivolo di saliva che scende dalla bocca semiaperta.
«Ehi, tranquillo, Skywalker.» Il ragazzo non lo tocca più e gli mostra le mani, palmo in avanti. Luca non si fida di chi segue il lato oscuro della forza, ma un cavaliere Jedi non deve avere paura; si concentra per entrare in contatto con il lato chiaro della forza e subito si sente più calmo.
Lasciatemi andare… lasciatemi andare… lasciatemi andare… ma non riesce a manipolare la forza e i ragazzi non si spostano.
«Senti, qua vicino abita Mara Jack…»
«Jade, si chiama Jade.»
«Sì, ok, Jane. Ti sta cercando. Vero ragazzi che ci ha chiesto di Luca?» sono tutti seri e annuiscono.
«Davvero ha chiesto di me?»
«Sì, certo. Sei o non sei Skywalker?»
Luca annuisce eccitato. «Dov’è, dove posso trovarla?» Ha fretta, adesso; si avvicina a quello che ha parlato e lo prende per la giacca. Il ragazzo fa una faccia strana e un suo amico interviene: «Dai, lascialo. Ti ci portiamo noi, va bene?»
Salgono in macchina in cinque. Luca è seduto davanti, allaccia la cintura e guarda fuori, ma dopo poche centinaia di metri non riconosce più niente. Posa il dito sul comando per abbassare il finestrino: giù, su, giù, su, giù, su… fino a quando gli intimano di smetterla. Dondola la testa avanti e indietro e cerca il lato chiaro della forza.

Sono arrivati.
La strada è larga, a quattro corsie, con uno spartitraffico centrale.
«Dai, scendi. Vedi? È quella là. Ti sta aspettando.»
Obbedisce. Le luci dei lampioni e i fari delle macchine lo confondono. Sbatte le palpebre. Ci sono molte donne e non sa quale sia Mara Jade; si gira per chiedere aiuto, ma l’auto è già ripartita.
Una donna si avvicina ancheggiando nella minigonna troppo corta, gli parla e lui non capisce bene cosa voglia.
Prova a chiedere se conosce Mara Jade e lei ride, di lui. Vorrebbe tornare a casa, ma non sa da che parte andare. Si avvicina a uno dei platani che costeggiano la strada, si appoggia all’albero e cerca di sentire la forza. Tira su con il naso: non è un cavaliere Jedi, ha freddo, vuole la mamma e gli scappa la pipì.
Una delle donne, la più vicina a lui, lo guarda ogni volta che si accende una sigaretta; poi soffia il fumo verso l’alto, socchiude gli occhi e fissa il cielo nascosto dalla luce dei lampioni.
Il tempo passa e Luca ha tanto freddo che non riesce quasi a muoversi.
«Cosa fai ancora qui?» La donna ha la voce roca e un odore strano.
«Cercavo Mara Jade e mi sono perso.»
Lei lo guarda e ride.
Lui stringe i pugni.
«Ah, sì. Adesso ricordo, è quella di Guerre Stellari! E tu chi sei? Luke Skywalker?»
Luca annuisce. «Sei tu Mara Jade?»
«Chiamami pure Mara» concede, e aggiunge: «Mi hanno chiamato in modi peggiori. Dai, ti accompagno fino dai Carabinieri che ti riportano a casa.»
«Mi scappa la pipì.»
«Guarda che bel platano, sembra fatto apposta. Sbrigati.»
Luca non si muove.
«Se vuoi mi giro, ma stai tranquillo che non hai niente che non ho già visto.»
«Non sono capace di fare pipì in piedi» ammette.
«La farai dai Carabinieri allora, andiamo.»
«Mi scappa la pipì. Devo farla s-u-b-i-t-o.»

Lei si stringe nella giacca troppo attillata. «Ce la fai ad arrivare fino a quel camper?» Non aspetta risposta e si avvia.
Dentro ci sono altre due donne. Il bagno è davvero troppo piccolo, e anche sporco; è difficile abbassare i pantaloni con le mani intorpidite dal freddo: si bagna le mutande, ma poco. Si pettina con le mani, controlla che la maglietta intima non esca dai pantaloni e di aver chiuso la cerniera.
Esce. Resta fermo in piedi e trema.
Mara si avvicina. «Dai che ti preparo qualcosa di caldo. Oggi mi sento buona.» Zittisce le altre due che protestano in una lingua incomprensibile, rovista all’interno dei pensili del minuscolo angolo cottura e ne estrae un barattolo. «Che ne dici di una minestrina?»
Luca dondola avanti e indietro e non risponde.
«Allora? Cos’è, non ti piace la minestrina?»
«No, non tanto.»
Lei studia il barattolo, guarda il ragazzo e sorride.
«Sai cosa? Ci mettiamo le stelline, così diventa come la minestrina che mangiava Luke Skywalker in Guerre Stellari. Che ne pensi?»
Mara ha i denti scuriti dal tartaro, il trucco sbavato e negli occhi una luce triste, ma la forza scorre in lei e Luca smette di dondolare e rilassa le spalle.
«Luke Skywalker mangiava le stelline?»
«E cosa vuoi che mangiasse? Certo che mangiava stelline; uno che viaggia fra le stelle non può mica mangiare tortellini!» E ride.
Ride anche Luca. Ridono anche le due donne. Il camper non è un brutto posto.
Mangiano tutti e quattro attorno alla piccola tavola; Luca sbrodola un po’ di minestrina sul tovagliolo di carta che ha messo al collo, Mara gli porge un altro tovagliolo e lo aiuta a sistemarlo per bene. Fra un boccone e l’altro parlano di Guerre Stellari, della mamma e del papà di Luca, della scuola, dei ragazzi che lo hanno portato fino a là; poi le donne parlano fra loro, e gli sorridono. Fa caldo, gli è venuto sonno, non ha voglia di uscire e non vuole lasciare Mara Jade.
«La tua mamma sarà in pensiero, se non sa dove sei…» prova a convincerlo Mara.
«Oh!» e arrossisce. Fruga nella tasca dei pantaloni, ne estrae un biglietto stropicciato e lo porge soddisfatto a Mara.
La donna lo legge, sembra voler dire qualcosa, ma ci ripensa e compone il numero di telefono scritto sul biglietto.

Mara ha tanto insistito per portarlo a vedere le stelle che Luca ha acconsentito a seguirla.
La strada adesso è deserta ed è acceso solo un lampione ogni due. Lei fuma e l’odore fa tossire Luca. Tira un’ultima boccata e getta la sigaretta in mezzo alla strada.
«Guarda» dice indicando il cielo. «Quella è l’Orsa Maggiore, vedi il grande carro? E dalla parte opposta Cassiopea, a forma di W. Visto? E lì, in mezzo, la stella polare!»
«Wow!» Ma non riconosce le forme che lei gli mostra: solo tanti puntini sparsi nel cielo, proprio come le stelline sparse nel brodo. «Tu ci sei stata, vero?» chiede.
«Oh, sì. Volo fra le stelle ogni notte.»
«E com’è?»
Mara cerca un’altra sigaretta. La accende e soffia il fumo di lato, per non disturbare il ragazzo.
«Bello. La terra vista da distante è tutta azzurra e verde, con le nuvole bianche. E le cose che quaggiù ti fanno soffrire, lassù non si distinguono più.»
«Ci andiamo insieme?»
Tira una boccata e lascia uscire il fumo lentamente.
«La prossima volta che ci vediamo.»
«Prometti?»
«Certo!» Vorrebbe fargli una carezza, ma il ragazzo si scosta e lei si concentra sulla sigaretta, sulla strada e sull’auto che si sta avvicinando.

Luca vede la mamma scendere dalla macchina e le corre incontro: gli mancavano i suoi abbracci. C’è anche papà con lei.
«Amore, come stai? Va tutto bene?» chiedono.
Annuisce. Sorride. Ha tante cose da raccontare. Troppe. Annuisce di nuovo.
«Mara. Ho incontrato Mara Jade!» annuncia. Ma quando si gira Mara è sparita. La cerca in cielo e indica un puntino luminoso che si muove. «Guarda, mamma, guarda! Sta viaggiando verso le stelle!»
La mamma segue la traiettoria indicata da Luca fino alle luci di un aereo di passaggio. «Ho visto, amore.» Rivolge una domanda muta al marito che scuote la testa: non ha visto da che parte è andata la donna che era con Luca.
«Torniamo a casa» dice.
Luca si siede sul sedile anteriore, allaccia la cintura e guarda fuori.
«Lì, mamma, papà. Mara Jade abita lì.»
Il papà stringe le mani sul volante, la mamma si allunga verso Luca e chiede sottovoce: «Sei stato lì dentro?»
«Sì» sbadiglia lui.
«Cos’avete fatto di bello…»
«Abbiamo mangiato la minestrina di Guerre Stellari.» Appoggia la testa al finestrino, chiude gli occhi e mormora: «La forza scorre potente in Mara.»
Il papà allenta la stretta sul volante e la mamma si abbandona sullo schienale.

 

lunedì 28 aprile 2014

Bollettino di navigazione, 28 aprile, quarto anno in mare


Questa settimana veleggiamo verso i mari equatoriali, perchè la stagione balneare là è già cominciata. L'argomento della settimana è se affidarci al vecchio e collaudato Bagno Oreste a Pinarella di Barbuda o provare il nuovo e elettrizzante Bagno Wanda su Nuku Hiva. Dicono di quest'ultimo che le feste che danno siano memorabili, uno spettacolo da vedere. L'unico difetto è che portata principale del banchetto siano i turisti.

Ma, in Taverna si è chiacchierato anche di altro, e attività ce n'è stata a parte preoccuparsi per la prova costume e per l'abbronzatura.
Intanto, due nuovi imbarchi in Giuramento, cui chiedere come se la cavano col pelapatate.
Poi, una nuova recensione del Morozzi in Libri sul comodino, un paio di autosegnalazioni in Segnalati da voi e un nuovo concorso in Gazzetta dei concorsi.
Continuiamo con Area contest, dove arrivano racconti per il contest più diverso dell'anno "Diverso Sarò Io seconda edizione", poi in Editatemi stiamo ultimando l'editing per il racconto vincitore del mese di marzo, e in Spazio autori due nuovi racconti da leggere e commentare.
E chiudendo, in La redazione di PescePiratA sempre nuovi libri da valutare, e sempre attiva la Valutazione manoscritti dove potete consultare la timeline dei lavori.

Insomma, visto quante belle cose? Siamo o non siamo davero belli? Avete comprato la crema abbronzante (perchè qui di sole mi sa che...)? Io no, ma in compenso mi vien voglia di dire: "Alla via così!"
 
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martedì 22 aprile 2014

Bollettino di navigazione, 22 aprile, quarto anno in mare

 
Scusate il ritardo di un giorno del bollettino ma ieri era la festa della B-CUP. Tutti i pirati hanno sfilato mettendosi in mostra per risultare, appunto, "Brutto come un pirata": denti d'oro, gambe di legno, bende sull'occhio, uncini, orecchini, tette di legno (mica le donne, le usa il capitano quando fa i suoi spettacolini... beh lasciamo perdere). Vincitore è stato acclamato a furor di ciurma ivodrax, quando ha calato le brache.

Questa settimana ben quattro nuovi imbarchi. Come sempre aspettano il vostro piratesco saluto in Giuramento.
E poi e poi e poi... è partito! Il nostro rutilante, sacripante, offomoro, soffiletto contest Diverso sarò io second edition (che fa più fico in inglese) è online per l'inserimento dei racconti (e ce n'è già uno!) Partecipate, perchè... sì.

Ma, il forum mica chiude, eh. A parte chiacchiere in L'ora del tè e in Taverna, c'è da Editare il racconto del mese di marzo.
Poi, tre nuovi racconti in Spazio autori, da leggere e commentare.
Del resto, sempre attive le solite attività: in Scrittura assistita continua a prendere forma il superfolleromanzo di supergum, in Valutazione manoscritti attendono e continuano le valutazioni e in La redazione di PescePiratA sempre nuovi libri da leggere e recensire.

Per cui, intanto che pensate al contest, muovete le chiappe, non mi interessa se sono di legno. Per prima cosa, alzate le vostre penne/spade/unciniaformaditrombadieustachio e gridiamo insieme: "Alla via così!"
 
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lunedì 14 aprile 2014

Bollettino di navigazione, 14 aprile, quarto anno in mare

 
Si dice che un pirata donna porti sfortuna alla navigazione. I motivi sono tanti, ma tutti dovuti a leggende e dicerie di poco conto. In realtà, le donne pirata sono state tanto importati e frequenti quanto gli uomini: http://en.wikipedia.org/wiki/Women_in_piracy. In particolare, qui sul vascello, senza donne saremo nella cacca. Intanto non avremmo il nostro mitico capitano Anne Bonny (ti aspettiamo). E poi vuoi mettere con le ricette per le patate?
Finito il contest DonneMoltoKattive vorrei ringraziare tutte le donne pirata per esistere.

Per quanto riguarda questa settimana, tre nuovi pirati imbacati questa settimana. Andate a salutarli con una canzoncina simpatica e non offensiva in Giuramento.
Nominati i vincitori del contest DonneMoltoKattive, andate a festeggiarli, Ahrrr!
E in più sono arrivati i libri del contest Diverso Sarò Io prima edizione (aspettando la seconda edizione). Belli eh?
Poi, in Spazio Autori stiamo per nomiare il miglior racconto di marzo (ancora tutto lunedì per votare), e ben sette nuovi racconti da leggere e commentare. Continua il lavoro della redazione di Pescepirata, e chiacchiere e recensioni in Sala lettura e in Taverna.

Insomma, l'attività freme, in navigazione su un mare sempre più cristallino eun cielo sempre più splendente. Che siate uomini, donne o altro, gridate insieme a me: "Alla via così!"
 
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lunedì 7 aprile 2014

Bollettino di navigazione, 7 aprile, quarto anno in mare



Siccome è un po' che non imbarchiamo nuovi mozzi, il capitano ha pensato bene di avviare un nuovo programma per creare uomini dalla pasta di patate. L'ha intitolato Frankentoffeln. Servono volontari per un espianto di parte della corteccia frontale, da cui far crescere il cervello del nuovo bucaniere. In cambio, la zona rimossa verrà rimpinguata con purè.

Ma a parte questi progetti avveniristici, la nave procede con tanti altri progetti letterari.
Quasi finito l'editing dell'ultimo racconto tra le grinfie della ciurma, in Editatemi: andate a vedere come è finito.
Iniziano ad arrivare i primi (tre) racconti di aprile in Spazio autori, mentre è aperta la votazione per il migliore di marzo: andate a votare anche voi.
In Valutazione manoscritti procedono sempre i lavori di valutazione, potete controllare l'andazzo qui.
Nuova recensione in La redazione di Pescepirata, tutta da leggere.
Si stanno per chiudere le votazioni per il concorso DonneMoltoKattive, il nostro contest marzolino. A breve quindi la proclamazione dei vincitori.
Se guardate sul blog di Diversosaròio, vedrete le tante adesioni di associazioni e editori (guardate che nomi) che stanno arrivando. Il bando si sta formando nelle menti dello staff, non manca molto.

E così via, sempre in mare, sempre sull'onda, alla bella marinara, alziamo i pelapatate e gridiamo. "Alla via così!"
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mercoledì 2 aprile 2014

Apertura votazione contest

Sono state aperte le votazioni per il contest "DonneMoltoKattive".
Queste le sitruzioni per votare.


ISTRUZIONI:

- per votare bisogna fare rispondi a questo post.
- il voto è palese, si votano le prime tre preferenze in ordine di posizione (1°, 2°, 3°) *
- gli autori devono obbligatoriamente votarsi (se decidono di votare), mettendo il proprio racconto nella posizione che preferiscono **
- i non autori possono votare chi gli pare
- i non autori possono votare solo se iscritti al forum prima del 8 Marzo ***
- gli autori possono votare anche se iscritti dopo all'8 Marzo
- tutti e 21 i racconti saranno votabili, anche quelli che hanno sforato la lunghezza massima. Lo staff applicherà un bonus in negativo a quei racconti che hanno sforato ****
- CHIUSURA VOTAZIONE il Martedì 8 Aprile a mezzanotte.

* 1° pos: 4 pt, 2° pos: 2 pt, 3° pos: 1 pt
** questo per evitare che autori poco sportivi si avvantaggino su quelli molto sportivi
*** non sarà possibile invitare amici a votare il proprio racconto, evitando così alterazioni dall'esterno
**** l'entità del bonus negativo è a discrezione dello staff

Per votare questo è il link.

Buona votazione a tutti

lunedì 31 marzo 2014

Bollettino di navigazione, 31 marzo, quarto anno in mare



Il capitano è in missione segreta. Prima di partire ha chiuso a chiave la cabina raccomandandosi di non andare a cercare la sua riserva privata di grog alle patate dolci della Bolivia. Io ovviamente ho passato il weekend a ravanare con la serratura. Non ci ho combinato niente. Intanto però al timone si sono avvicendati Barbara, il Gazza e Elisa. Il risultato è che adesso sulla nave sono saliti decine di pigmei dell'isola vulcanica cui siamo approdati. Saltellano qua e là felici dicendo: "Unga unga!" Se vedete qualcuno dei tre straordinari piloti, chiedetegli almeno dove siamo. E magari anche come diavolo c'è finita la nave sul bordo del cratere, sospesa tra il mare di lava e lo strapiombo.

Nonostante ciò, si è chiuso in Area contest l'invio dei racconti per il contest marzolino DonneMoltoKattive... Ora, appena torna il cap martedì, ci sarà da votare. Intanto leggete!
In Editatemi un racconto di nonnav da lucidare per benino (non come il ponte di coperta, che ci si gioca a vedere le mappe del tesoro con le macchie di sporco).
In Spazio autori altri quattro nuovi racconti. E da domani (o forse oggi) iniziano le votazioni per il racconto di marzo.
Ma soprattutto, riparte con nuova spinta e con nuovi curatori la La redazione di PescePiratA: andate a fare festa! Se vi va di leggere e recensire, è il luogo per voi.

Insomma abbiam comunque lavorato, qui non si fa festa solo perchè manca il capitano Black. E adesso, senza sbilanciare la nave che è in equilibrio precario sul costone di roccia, in alto i vostri spritz, suonate le trombette di carta e cantate: "Alla via così!"

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giovedì 27 marzo 2014

[Redazione Recensioni] Pantani era un dio - Marco Pastonesi




Titolo: Pantani era un Dio
Autore: Marco Pastonesi
Editore: 66thand2nd
Collana: Vite inattese
Data di pubblicazione: Febbraio 2014
ISBN: 9788896538753
Pagine: 256
Formato: brossura ed ebook

Link: http://www.66thand2nd.com/libri/104-pan ... un-dio.asp








Recensione di Giuliana Deastile: <o> <o> <o> <o> 
contenuto: <o> <o> <o> <o> 
voto generale: <o> <o> <o> <o> 




Noi pensiamo che i campioni dello sport siano fortissimi sempre. Lo sono nello sport, dove ascese e cadute sono all’ordine del giorno, ma nella vita possono essere fragilissimi. Si può attraversare un oceano e annegare in una pozzanghera, si possono scalare le montagne più aspre e inciampare in un gradino. Gianni Mura


Sono stata una spettatrice di ciclismo. Il ciclismo era una delle eredità della mia nonna, che ogni anno si guardava il Giro d'Italia, forse anche perché dove abitava lei il Giro ci passava, ad anni alterni (e forse anche perché era cresciuta in un paesino dove l'attrazione principale, almeno per me, era nel bar della Rosa: un poster della Cicli Bartali, la famosa immagine di Coppi e Bartali che si passano la borraccia, con l'autografo di Gino, passato di lì chissà per quale motivo).
E quindi il ciclismo me lo sono portata dietro per anni, con il tifo quasi calcistico per Chiappucci in opposizione a Bugno, con la voglia di buttar giù dalla bici Indurain, perché era troppo forte, porca miseria, e con Pantani.
Ecco,Pantani che arriva all'Alpe d'Huez e solleva le braccia con quell'aria affaticata è uno degli ultimi ricordi che ho del ciclismo. Di quelli belli.
Perché poi c'è stato il doping. E Pantani che era sceso dalla bici. E pure se ci è tornato, ancora per qualche tempo, non ho più voluto vederlo, il ciclismo. Mi era sembrata la fine di un'epoca. Come quando da bambini ci si sveglia all'improvviso e si scopre che i genitori sono esseri umani e non sono invincibili, o perfetti.
Con il ciclismo e con Pantani mi è successo questo.
Solo che sono passati 10 anni, dalla morte di Pantani. 10 anni e una fiction discutibile in televisione, dove si racconta l'uomo.

Ecco, dopo 10 anni ho pensato che forse potevo leggerlo, un libro che parla di Pantani, e non avere lo stesso senso di sogni infranti. 
Mi aspettavo un po' un'agiografia. Un pochino c'è stata, eh, l'agiografia. 
Pantani era un Dio non è un romanzo, è un'ovazione al ciclismo e ai suoi campioni più campioni, quelli leggendari che facevano grandi cose in montagna e soprattutto facevano pazzie fuori.
Ti parla del ciclismo che nessuno di noi ha mai visto perché era prima della televisione, ed è stato solo raccontato, e ti parla di quello che i nostri nonni e i nostri genitori si potrebbero ricordare perché c'erano.
Ed è bello, quando racconta quel ciclismo. È come leggere l'infanzia del ciclismo, quando anche la gente che guardava i campioni che correvano in fondo era ingenua e non si aspettava le grandi prodezze. Bastava che arrivavi, in fondo a una salita difficile. 
Poi comincia a cambiare il passo. Non sono mai stata in montagna in bicicletta, a dire il vero, quindi non so che rapporto usa, questo libro, quando comincia a parlare di doping. Ma a un certo punto il passo cambia.

Però una cosa te la dice, subito. Tutti, pure Coppi, usavano qualcosa per migliorare le prestazioni. E a tutti andava bene. Perché lo facevano tutti.
Poi a un certo punto no. Siamo negli anni '90. Verso la fine. Comincia la lotta al doping, e allora qualcuno comincia a non andare più così bene. Va bene fino a quando sta nelle regole tollerate dalla Federazione.
Se le supera allora salta. 
E a Pantani succede questa cosa, a Madonna di Campiglio.
In realtà in quel momento non è accusato di doping. Lo fermano per il suo bene. (il suo doping sarà ufficializzato nel 2013, grazie a nuove analisi che riescono a individuare l'eritropoietina nel sangue. 14 anni dopo Madonna di Campiglio)
E a dar retta ai racconti di quelli che gli stanno vicino, è questo che lo uccide, a Pantani. Che lo sprofonda nella cocaina. 

Fastidioso, questo libro. Non ti dice che qualcuno ha sbagliato. Oddio, qualcuno degli amici di Pantani sì, ma dagli amici te lo aspetti. Ti incazzeresti pure, se non dessero la colpa a qualcuno, gli amici. Sono leali, gli amici. Soprattutto con i morti. Fanno tenerezza.
Però non c'è una critica e nemmeno un'assoluzione.
È un libro che ti dice 'se volete credere alle favole del corridore che non prende nulla per ottenere grandi risultati, siete ingenui'. Perché certe prestazioni non le ottieni solo essendo il più bravo, e se vuoi ottenerle solo essendo il più bravo, è meglio che cambia qualcosa nel modo di trattare i tuoi campioni.

Altrimenti non avrai un solo Pantani. Ne avrai tanti quanti sono i tuoi campioni.
E io personalmente non lo so mica, se vale la pena avere tanti campioni nella polvere perché non basta la prestazione ordinaria. 

Lo consiglierei a chi ha voluto bene al ciclismo e poi ha smesso come si smettono i giochi d'infanzia
Piacerà: a quelli che provano compassione per chi è troppo fragile.

mercoledì 26 marzo 2014

Racconto del mese: febbraio



Oltre

di Alen Grana

 

C’è che a essere piccoli, nel nostro paesino di provincia, bisognava sapersi arrangiare con quello che si aveva.
No, non per le cose di tutti i giorni.
Eravamo sì accerchiati dalle colline ma non ci facevamo mancare nulla.
Giornalaio, fornaio, bottega... tutto, insomma.
Ma a misura d’adulto; neppure un gioco, e ci mancava davvero.
Non gli amici, per fortuna, i più cari: Giovanni, Felice e Libero.
E per divertirci insieme bastava la fantasia.

Chi da piccolo non ha mai giocato a nascondino?
Un classico che non passerà di moda nemmeno oggi, nell’era dei computer.
Giocare nella piazza del paese ci permetteva di usare i nascondigli più impensabili, più difficili e più pericolosi.
La casa di Vanni era già disabitata quando mio nonno era piccolo. Ormai nessuno aveva più memoria di chi fosse questo Vanni. Rimaneva solo un nome e la leggenda che si era creata attorno all’abitazione.
Per quelli più grandi di noi, entrare nella casa mezza sfasciata era considerata una prova d’iniziazione.
All’epoca non ci pensai nemmeno troppo: entrai passando quel portone appoggiato contro il muro e mi diressi al piano di sopra. Dentro era tutto grigio. Polvere e pezzi di mobili rotti. La scala in legno scricchiolava al mio passaggio.
Non pensai a nulla di ciò, il mio scopo era solamente quello di nascondermi e lì, di sicuro, nessuno mi avrebbe trovato.
Oltrepassai una stanza più luminosa delle altre: una lama di sole filtrava da una crepa del vetro sporco. Proprio quella luce, come un faro che attira le navi, mi rapì.
Arrivai davanti alla finestra, cosparsa di ragnatele.
Non toccai niente, per paura che da fuori Giovanni, impegnato nella conta, potesse scorgermi.
La finestra, senza scuri esterni, dava proprio sulla via della piazza. Mi spostai da un lato all’altro per vedere dove fosse il mio amico ma non lo vidi.
Fu un’altra la cosa che vidi.
Me stesso.

Mi si freddano le mani.
Ancora oggi, dopo tutti questi anni.
Quando ripenso a quella prima volta, un brivido mi scende lungo la schiena portandosi via tutto il sangue dalle dita.

Ero proprio io.
E quella che portavo a mano era la mia bicicletta rossa fiammante con alcuni nastri sul manubrio.
Mi passai le mani sugli occhi. Arrivai pure a pizzicarmi la guancia.
Eppure il me stesso lì in basso non scompariva.
Rimasi così, ipnotizzato da quella visione, senza la forza di aprire la finestra.
Pochi secondi e alla mia destra, anzi, alla destra del me stesso oltre al vetro, arrivò Dafne, una mia compagna di scuola.
Mi si avvicinò, bicicletta al fianco come me e, dopo esserci scambiati qualche parola, ci baciammo.
Le mie mani andarono subito alla bocca.
Lui, cioè io, aveva baciato Dafne. Quanto avevo aspettato quel momento, lei mi piaceva davvero.
Ma baciò lui, e poco mi importava che fossi in realtà io.
Mi ridestai da quel sogno ad occhi aperti non appena i due uscirono dalla mia visuale.

I giorni si susseguirono. Le settimane anche.
Quello che avevo visto mi tornava in mente di continuo.
Mi fermavo a guardare la grande casa di Vanni e la paura di oltrepassare quel portone mi frenava.

Un pomeriggio passavo lì davanti con la bicicletta al fianco ripensando ancora una volta a quell’immagine quando venni raggiunto proprio da Dafne.
Come un fulmine a ciel sereno.”
Quel fulmine fu il bacio che Dafne mi diede proprio lì, in quella via, sotto la finestra misteriosa.
E capii che era tutto vero: avevo visto il futuro.
Possibile?
Possibile davvero che in quella casa vi fosse una finestra che mostrava il futuro?

Chissà chi era davvero Vanni.
Me lo chiesi spesso mentre mi appostavo dietro a quel vetro.

Me lo chiesi quando vidi l’incendio che distrusse il negozio di Natalina, vicino alla Chiesa, un mese prima che succedesse davvero.
A nulla valsero le mie parole d’avvertimento.
A nulla se non a farmi passare per matto.

E, sì, continuai a chiedermelo anche dopo diversi anni, quando vidi Dafne passeggiare per il corso principale con una carrozzina rossa fiammante, come la mia vecchia bicicletta.
Sorrisi, solo pochi giorni prima, infatti, mi aveva confidato di essere incinta.
Non le dissi mai niente. Tenni tutto per me.
Era il mio segreto: la mia finestra segreta verso il futuro.

Eppure, proprio ora che gli anni si sono sommati gli uni agli altri e le mie ossa sono diventate fragili, mi accorgo che anticipare i tempi toglie tutto il divertimento.

Guardo la macchina del becchino procedere a passo d’uomo dalla Chiesa verso il cimitero.
Dietro, allineati in fila, passano Dafne, nostra figlia Melissa ormai cresciuta, i mie nipoti e Felice, l’unico amico ancora in vita.
Sorrido e appoggio per la prima volta una mano sul vetro.
Chissà perché non me l’ero mai immaginato così freddo.

 

lunedì 24 marzo 2014

Bollettino di navigazione, 24 marzo, quarto anno in mare


Questa settimana la rotta ci ha portato sulla via del capitano Jan Janszoon van Haarlem, il famoso Buhaniere Buhaiolo, di sconosciute origini toscane. Dopo aver combattuto con sprezzo della vita (nostra) l'intera guardia lasciata a protezione del tesoro (morta da cinquecento anni) i capitani Black Bart e Anne Bonny hanno messo le mani sul forziere. Ora essi sono in possesso dei semi della rarissima patata rossa urticante del Marocco.

A parte ciò, evidentemànt (così non è un avverbio in -mente) la primavera fa proprio male: nessun nuovo imbarco, nessuna chiacchiera.

Solo un nuovo racconto in Spazio autori, e due nuove recensioni in La redazione di PescePiratA.
Ma arrivano i racconti (da leggere e commentare) per il contest DonneMoltoKattive in Area contest. Scade il 27 marzo, sarò forse per questo che la ciurma ha la testa impegnata? O saranno le sirene? I lamantini? Il mistero di Тунгусский феномен?

Per cui, speriamo che la vita a bordo (non solo vegetale) riprenda con nuovi stimoli e ulteriori spunti. Intanto, lasciate che vi dica una cosa: "Compratevi dei guanti!" E, anche: "Alla via così!" 
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venerdì 21 marzo 2014

Racconto dell'anno


Dopo attenta votazione, proclamiamo la classifica dei racconti del mese, in ordine di preferenze:

Regali a Ferragosto
La strega
La canzone di Belfast
Pace impossibile
86
Decappuccino
Vessicchio in love
Marcia funebre
L'impiccato
In sanguine salus
Autostop
Luma...che???

Quindi questa è la classifica dei racconti dell'anno!

Potete rileggere (quasi) tutti i nostri magnifici 11 su blog (cliccando sul nome del racconto).
Buona lettura!

lunedì 17 marzo 2014

Bollettino di navigazione, 17 marzo, quarto anno in mare


Questa settimana la voglia di fiori e primavera ci sta spingendo verso le coste dell'Olanda, in cerca di tulipani. Se vedete il capitano accucciato dentro un rotolo di gomena che sbircia fuori furtivo, cercate di spiegargli che Roche Braziliano è morto cinquecento anni fa e non rischiamo di incontrarlo.
Intanto, l'attività ferve, e non solo per intagliare i fiori nelle patate (il difficile è farlo con la sciabola).

A parte le solite chiacchiere in Taverna, nuovi imbarchi spinti dal bel tempo, ben cinque. Andate in Giuramento e cantategli canzoncine sul rum, i tesori e le navi.
Poi, dopo aver proclamato il racconto dell'anno e quello del mese, sempre nuovi racconti in Spazio autori.
In Editatemi, a breve, il racconto del mese di Kriash da editare prima della pubblicazione sul blog.
In Area contest, poi, cominciano ad arrivare i primi racconti del contest DonneMoltoKattive (state scrivendo vero?)

Per cui, nel ricordarvi che il forum vive anche grazie all'ASSOCIAZIONE CULTURALE PESCEPIRATA, cui potete affiliarvi per sostenere le attività di PescePiratA, vi invito ad alzare le sciabole stando attenti agli occhi degli altri pirati (c'è chi ne ha già uno, non sarebbe carino, poi avrebbe la scusa per non pelare), e gridare alla primavera: Alla via così!
 
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lunedì 10 marzo 2014

Bollettino di navigazione, 10 marzo, quarto anno in mare!


Dopo le feste sotto forma di Pesce mob (a proposito, è arrivato il premio, c'è la testimonianza, non se l'è imboscato il capitano), la nave veleggia cominciando un quarto anno che siamo sicuri sarà pieno di novità e grandi traguardi.
Pare che si sia riusciti a decifrare la mappa del capitano Glennascaul, che nascose il suo tesoro di ispirazioni e stile narrativo nelle acque attorno a una delle Canarie. Poi, sembra che il capitano Black abbia stretto l'accordo lungamente atteso con le sirene delle profondità della Fossa di Atacama per farci conoscere il segreto del fascino delle loro voci (non si sa a quale prezzo però). Ma soprattutto, lavorando di reverse engineering, sono riuscito a ricostruire la forma della chiave del forziere dove il capitano Anne tiene la sua riserva di rum. Eccola qui!

Ma questa settimana abbiamo fatto anche altro:
Chiacchiere, domande e possibilità in Area kids, in taverna dei pirati e in L'ora del tè.
Un nuova recensione in libri sul comodino e un nuovo libro a disposizione de la redazione di pescepirata.
E poi, in Spazio autori sta per scadere la votazione del racconto dell'anno (ultimo giorno!) ed è in corso quella del racconto del mese.
Ma sopratutto, è partito il nuovo contest DonneMolto Kattive! Non vi va di scrivere di una donna? Siete una donna? Siete un uomo? Siete un tricheco? Ma i trichechi sono uomini e donne? E si distinguono dai denti? Oh, si distinguono...

Beh, comunque la nave procede spedita lungo la rotta tra la buona lettura e la sapiente scrittura, e a me non resta che alzare questa chiave e gridare… come dice capitano? Questa la prendete voi? Certo che era l'unica copia della chiave della vostra riserva… sigh. Beh, vabbè, ci avevo messo solo un anno, alla via cosi!
 
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giovedì 6 marzo 2014

Il Giovedì del Libro - I cattivi Pensieri di Giorgio Pirazzini-

Per il secondo Giovedì del Libro, oggi consigliamo un' opera edita da LasVegas Edizioni:


Titolo: I cattivi pensieri
Autore: Giorgio Pirazzini
Editore: Las Vegas Editore
Collana: I Jackpot
Pagine: 196
Data di pubblicazione: maggio 2013
ISBN 978-88-95744-26-1
Prezzo consigliato: € 3,00 - 12,00 (ebook o cartaceo)







http://www.lasvegasedizioni.com/catalogo/i-jackpot/i-cattivi-pensieri/


Un romanzo mosaico su quattro uomini che faticano ad adattarsi alla vita che si sono costruiti.

Un avvocato si sfoga vandalizzando macchine di notte, un medico rivela che non ha mai preso la laurea, un tecnico del suono scopre un tumore e il protagonista non riesce a vedere il futuro. Si incontrano e cercano una via d’uscita, da un matrimonio che si trascina, dal rimorso, dalla menzogna o dalla malattia, ma la vita li ricaccia con la testa giù nell’acqua.
L’unica via d’uscita è la scelta di un finale di lusso.



“... Certe notti mi sento così solo che vorrei un amico immaginario... ”



Chi di noi non ha sogni nel cassetto e scheletri nell’armadio?
Ebbene, in questo libro Giorgio Pirazzini dà corpo e anima proprio a quella parte di sogni, progetti, aspirazioni e pulsioni che spesso vengono messi a tacere per rispetto delle convenzioni sociali, della morale o delle aspettative delle persone che si amano.
La vita, così, si snoda tra compromessi e bugie che portano a una solitudine profonda, incolmabile.
E i quattro protagonisti di questo libro “al maschile”, in cui le donne compaiono quasi nella pura funzione di aguzzine inconsapevoli, si incontrano, si riconoscono e percorrono insieme quello che sembra essere il loro unico destino.

Una storia intrigante, narrata in massima parte in prima persona, che, quasi a sottolineare l’ineluttabilità del destino, inizia dalla fine, per procedere attraverso flashback che ci fanno viaggiare tra l’Italia e l’America centro-meridionale.

Una narrazione imperniata su dialoghi rapidi, essenziali e una costruzione fortemente cinematografica rendono questo libro godibile e a tratti molto divertente, nonostante la disperazione di fondo.

Mi sono avvicinata alla lettura di questo testo con molta curiosità, perché non conoscevo l’autore e perché distante dai miei generi preferiti (thriller e horror) ed è stata una piacevole sorpresa.

MAGGIOR PREGIO: costruzione “invertita” della storia: non leggi per sapere come va a finire, ma per capire come mai si sia giunti a un simile epilogo e in questo viaggio i personaggi riescono a catturarti e a farti entrare nel loro mondo, quasi a condividere le loro scelte estreme.

PEGGIOR DIFETTO: piccolo colpo di scena finale con “redenzione”, un arcobaleno che illumina un quadro che, a mio parere, avrebbe lasciato un segno più profondo nel cuore, se avesse avuto il colore plumbeo del cielo della Venezia in cui si chiude la storia.


Lo consiglieresti? si


Laurana per La Redazione di PescePirata
http://www.pescepirata.it/aspiranti_scrittori/viewtopic.php?f=140&t=3364