sabato 6 gennaio 2018

I nostri capitani: Pesce Pirata si confessa



   
                                                


Chi è un Pesce pirata? 
MasMas: Grazie della domanda. Beh, è una storia lunga, che vi racconterò in tredici comodi volumi. Cioè, no, dai ha a che fare con questi pesci che hanno un comportamento sociale, tipo si aggregano per cacciare avversari più grandi, tipo come noi che siamo tutti dei pistola ma tanti pistola insieme fanno un cannone. O forse fanno un pistolone?
Grilloz: È un pesce con una benda sull’occhio e un uncino al posto di una pinna che imperversa nei mari letterari, accalappiando giovani e ingenui aspiranti scrittori.


 Navigare tanto a lungo porta a pensare, raccontare o solo a pelar patate?
MasMas: Grazie della domanda. Alle volte penso di raccontare di come si pelano le patate. Poi mi passa la sbronza. Ecco, in quei casi mi rendo conto di non saper pensare, quindi finisco per raccontare. Sono un raccontatore compulsivo. Non soffro di certo la sindrome della pagina bianca. Se mai quella della pagina piena di cose inutili. Oh quella sì!
Grilloz: Beh, il vantaggio di essere capitano è che le patate le pelano i mozzi, poi c’è il problema che a mangiare purè tutti i giorni dopo un po’ ci si scoccia, ma vabbè, ci rifacciamo leggendo i racconti della ciurma e bevendo il rum (anche se ufficialmente se l’è portato via Black quando se l’è svignata, ma forse questo non potevo dirlo).





Come siete diventati capitani?
MasMas: Grazie della domanda. Beh io mi sono intrufolato sulla nave sei anni fa, in realtà cercavo un forum di punto a croce. Qui c'erano tanti punti, ogni tanto qualche X così... sono rimasto a bordo attirato dalle promesse di rum del capitano Black Bart. Così mentre tutti scappavano disgustati dalla mia presenza, ho fatto carriera. Come staff ho finito di rendermi indigesto, e a un certo punto a croce Black mi ha detto ciao ciao ed è scappato col suddetto rum.
Mi ha spezzato il cuore. Però con altri pirati, Grilloz, Samy, Paolino, Geara, il compianto Jacopo (ciao Jacopo!) e altri che non esistono, abbiamo deciso di tenere a galla la nave, perché non sappiamo nuotare.
Grilloz che è brutto come me si è offerto di fare da capitano con me, gli altri che hanno un minimo di stile hanno avuto il buon gusto di non mischiarsi con noialtri.
Grilloz: Era un’afosa notte estiva ed io ero salito sul ponte per prendere un po’ d’aria. Neanche un refolo, si sudava come mandrie in stalla. Erano mesi ormai che c’era bonaccia e la nave non si muoveva manco a spingerla. Comunque me ne stavo lì tranquillo sul ponte a passeggiare e ti vedo all’orizzonte Black che aveva preso la scialuppa (l’ultima, ma anche questo forse è meglio non dirlo alla ciurma) e se la stava dando a gambe verso la terraferma.
Lì per lì non ci ho mica pensato, ho visto la ruota del timone e ho detto “figo” e ho provato a girarla. In quel momento mi sono trovato in testa il cappello da capitano ed eccomi qui.



Una cosa che avreste sempre voluto fare ma per qualche ragione avete sempre rimandato.
MasMas: Grazie della domanda. Oltre che fare a qualcuno quello scherzo del fiammifero acceso tra le dita dei piedi come in Tom e Jerry per vedere se funziona?
Beh ho sempre qualche nuovo progetto stralunato in mente. Ho rimandato e penso rimanderò per sempre il prendere la laurea. E forse prima o poi comprerò una macchina elettrica. Forse. Del resto ho cose che non sono ancora riuscito a fare, ma su cui sto lavorando, come creare una pagina facebook dove i personaggi dei libri si trovino e chiacchierino, o scrivere qualcosa di collettivo, o creare un grande ipertesto wiki in cui tanti costruiscono una storia sempre crescente. E il mmorpg di Bubble Bobble. Per dire.
Grilloz: A parte quello che non si può dire? Ho sempre il pallino di una raccolta di racconti sulla falsa riga di Sanctuary (link), prima o poi mi metto al timone e faccio virare il vascello in questa direzione.




Dove lo nascondete il rum buono?
MasMas: Grazie della domanda. Ma non l'ho capita. E comunque il rum se l'è portato via il capitano Black. Ma noi distilliamo la buccia delle patate. Tiè!
Grilloz: Il Rum? Se l’è portato via Black quella famosa notte, il Rum. Ci tocca distillare le bucce di patata! O combattere!!



lunedì 25 dicembre 2017

Buon Natale Pirati da Charles Dickens!



Buon Natale pirati di tutti i mari! 



Qual è il racconto più famoso associato al Natale? Via il rum e rispondete. Qualcuno bisbiglia all’orecchio dell’altro. Sì, proprio lui, avete indovinato. Il Canto di Natale di C. Dickens. E’ sicuramente il romanzo breve più letto da tutte le generazioni e tradotto in molteplici lingue. E pensare che all’inizio non ebbe un gran successo. Non vi ricordate la storia? Ecco a voi l’incipit:
“Marley era morto, tanto per incominciare, e su questo non c’è alcun dubbio. Il registro della sua sepoltura era stato firmato dal sacerdote, dal chierico, dall’impresario delle pompe funebri e da colui che conduceva il funerale. Scrooge lo aveva firmato, e alla Borsa il nome di Scrooge era buono per qualsiasi cosa che decidesse di firmare. Il vecchio Marley era morto come il chiodo di una porta.
Badate bene che con questo io non intendo dire che so di mia propria scienza che cosa ci sia di particolarmente morto nel chiodo di una porta; personalmente, anzi, propenderei piuttosto a considerare il chiodo di una bara come il pezzo di ferraglia più morto che si possa trovare in commercio. Ma in quella similitudine c’è la saggezza dei nostri antenati, e le mie mani inesperte non la disturberanno, altrimenti il paese andrà in rovina. Vogliate pertanto permettermi di ripetere con la massima enfasi che Marley era morto come il chiodo di una porta.”

Un’atmosfera di altri tempi, non c’è dubbio. Ma sapete perché è stato chiamato “Canto”? Perché è un racconto allegorico. I suoi capitoli vengono chiamate anche Strofe. Si attraversa l’infanzia, la giovinezza, l’incognita del futuro, la paura della morte. Ma lo spirito del Natale permettono a Sgrooge di lanciare un messaggio di speranza dopo tanta aridità nella sua vita. Ed è proprio questo il messaggio che Dickens vuole diffondere. E qual è il vostro? Quali racconti associate al Natale? Racccontatevi.


martedì 5 dicembre 2017

Tutti i giorni Natale di Heinrich Böll






Fra poco sarà Natale. Oggi virtualmente apriamo la prima finestrella di un Calendario d’Avvento tutto nostro. E lo facciamo con un racconto che apre il sipario tra l’attesa e la festa vera e propria. Osannata, dissacrata, amata, ritenuta un inutile sperpero di denaro e di falsi sorrisi, il Natale rimane sempre il Natale. 
Heinrich Böll nel racconto Nicht nur zur Weihnachtszeit, titolo originale di Tutti i giorni Natale, è uno spacco umoristico-tragico sul significato del Natale. Consideriamo davvero il 25 Dicembre, come Böll, una festa inutile oppure? E abbiamo una zia Milla nel nostro parentato? Fulcro del racconto negli anni della guerra e successivi, ci fa attraversare insieme al suo "Natale" tutti i significati, per lei e per i protagonisti, possibili.Ed è interessante notare come certe dinamiche non mutino.
La noia della ripetizione che viene cambiata dai bombardamenti. Oggi potremmo paragonarli alla distanza che c’è tra i parenti seduti alla stessa tavola che cercano di sforzarsi di stare insieme con il telefonino pronto in tasca per poter sbirciare la vita degli altri servita su qualche social. Perché l’erba del vicino è sempre più verde. E’ il nostro moderno bombardamento psicologico. Ma in tutte le feste di Natale trasformate ormai dall’incessante dovere di partecipare, aleggia sempre la frase: Non si potrebbe avere tutto come prima?
C’è esattamente una linea su cui passa il presente che divide il passato, considerato tale e quindi ricco di ricordi felici, con il futuro. Diciamo un presente dilatato dalla stanchezza e dalle iniziative nominate solo per metà. E su Tutto come prima che il secondo capitolo del racconto di Böll finisce, virtualmente per noi, ci sono ben dodici capitoli da leggere, ma potrebbe non terminare mai. Potremmo rileggerlo ogni anno e appuntare cosa cambia e a cosa rimaniamo affezionati. Sarebbe divertente. E il vostro Tutto come prima quale è? 


Tutti i giorni Natale


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"Si cominciano a notare nella nostra parentela dei fenomeni di decadenza che per un certo periodo ci siamo sforzati in silenzio di non vedere; ma ora siamo decisi a guardare in faccia il pericolo.
Non vorrei già azzardare la parola crollo, ma gli avvenimenti preoccupanti si moltiplicano in tal maniera da rappresentare un pericolo e mi costringono a raccontare cose che suoneranno certo sorprendenti alle orecchie dei miei contemporanei, ma che nessuno può mettere in dubbio. Le muffe della decomposizione si sono annidate sotto la crosta spessa e dura del decoro, colonie di mortali parassiti che annunciano la fine dell’integrità di tutta una razza." [continua qui]


Testi citati: Racconti umoristici e satirici (Aus: Gesammelte Erzählungen von Heinrich Böll.© 1981 Verlag Kiepenheuer & Witsch, Köln