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venerdì 27 maggio 2016

L'amore è per tutti- Mara Boselli-recensione





L’amore è per tutti. E’ davvero così? C’è un mondo reale dove l’amore è uguale per tutti? E’ una domanda che mi sono posta leggendo il libro di Mara Boselli. L’amore come cardine principale che muove le fila della trama. E’ un romanzo corale dove tre storie si intervallano.
Camilla e Milla, due ragazze dallo stesso nome che si trovano in una Milano tratteggiata.

Con la coda dell’occhio, l’aveva vista alzare la testa dal portafogli e sorriderle mentre afferrava il suo beverone impronunciabile. La osservava e non smetteva di sorridere leggera, con la testa un po’ inclinata verso destra”.

lunedì 15 aprile 2013

Recensione di "Guida alla vita Laica" di Anzellotti Roberto



Autore: Anzellotti Roberto
Editore: Neo Edizioni
Argomento: Italia-società
Genere: scienza politica
Collana: I nei, Nr. 3
Edizione: 2013
http://www.neoedizioni.it/neo/catalogo/guida-alla-vita-laica/

Sapevate che parte degli oneri secondari che vengono versati quando costruite casa, sono destinati alla Chiesa Cattolica?
E sapevate che con il 34,6% delle firme dell'otto per mille, la suddetta Chiesa incassa l'87,9% dei soldi di TUTTI i contribuenti italiani, anche quelli che non hanno firmato?
E che la Santa Sede non ha mai pagato nulla per il consumo dell'acqua POTABILE, destinata per gran parte ad irrigare i giardini vaticani?
Tollerereste ingerenze da parte di una monarchia assoluta elettiva nei confronti di uno Stato sovrano?
Queste e tante altre domande sorgeranno dalla lettura del piccolo libro di Roberto Anzellotti, che non tocca MAI la questione della fede. L'autore non cerca proseliti, ma vuole solo fare informazione. Le conclusioni che si possono trarre dalla lettura, sono indipendenti dal credo: riguardano semmai solo il vecchio, sano, buon senso.
Dal punto di vista della lettura, il testo è scorrevole e ricco di dati. Piccolo appunto personale: la bibliografia a fine libro è utile per approfondire, però avrei gradito delle note a piè pagina dove riportare la fonte di eventuali statistiche o di citazioni.
Il volume è suddiviso in tre parti e, a loro volta, in capitoli che facilitano la comprensione del percorso effettuato. La prima e la seconda parte descrivono aspetti, ingerenze e privilegi della Chiesa a scapito del cittadino italiano. La parte finale è una sorta di "giro turistico", dove vengono citati monumenti, statue e luoghi, riportandone brevemente la storia, caratterizzata da soprusi della Chiesa stessa, anche in tempi recenti.

Non è un libro contro la fede, il credo o la spiritualità in genere. Queste sono faccende prettamente personali e intime. L'autore non le sfiora nemmeno. Ciò che viene portato alla luce, è il comportamento della Chiesa Cattolica nei confronti dei cittadini, e di come esso venga tollerato in uno Stato che dovrebbe essere libero e sovrano.
By Barbara Zanella

venerdì 14 dicembre 2012

Recensione di "Airbag" di Gianni Solla

Recensione di "Airbag" di Gianni Solla



AIRBAG
di Gianni Solla


AD EST DELL'EQUATORE
Prezzo: € 8,90
EAN: 9788895797014
Pagine: 136






Maurizio sfonda le cose. Pendono a suo carico due denunce. Il certificato di una clinica che tratti il suo caso sarà utile, sostiene il suo avvocato, nella sentenza fina del processo. Per questo motivo e dopo aver distrutto il monitor del computer a calci, si ricovera spontaneamente nella Casa dell’equilibrio dove rimane poche settimane.

Poi un vuoto di sei anni. Ritroviamo Maurizio così come lo abbiamo lasciato: programmatore in una software house; abita una casa vuota, ogni tanto ne sfonda un pezzo a calci o a pugni; mangia barrette industriali da cui trae ‘sensazioni di calore’; fa uso di cerotti alla nicotina come rituale per esorcizzare l’insicurezza. Il suo dolore è rimasto impermeabile e la sessualità difficile. Ha un fratello paralizzato in seguito a un incidente stradale a cui porta una squillo una volta al mese. Per un guasto alla linea telefonica intercetta le telefonate degli abitanti del quartiere e finisce per interessarsi alla vita di una donna, Viviana, obesa e vittima della violenza del marito, incapace di reagire per paura di restare sola e per questo unica persona capace di comprendere il dolore di Maurizio.

Il suo interesse, ossessivo, si spinge fino a seguirla e incontrarla.

Gianni Solla, blogger di Hotel Messico, ha scritto questo romanzo in prima persona, si ha però la sensazione che il protagonista si osservi dall’esterno come se guardasse il film della propria vita. E con una scrittura asciutta, senza fronzoli e frasi dall’effetto ipnotico, è capace di toccare le corde del lettore fin dalle prime pagine.


Recensione di Elisa.
pescepirata





La pagina del romanzo sul sito dell'editore.

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giovedì 13 dicembre 2012

Recensione di "L'uomo che viaggiava con la peste" di Vincent Devannes

Titolo: L'uomo che viaggiava con la peste
Autore: Vincent Devannes
Neo edizioni - 2012 Prezzo: € 15.00
ISBN: 978-88-96176-12-2
Pagine: 192
Traduzione: Camilla Diez
 


Quarta di copertina:
1950. Un uomo senza nome fugge da un’Europa lacerata dalla guerra per un misterioso crimine commesso. Al di là dell’oceano c’è l’Argentina. Mentre la lotta anticomunista si sta organizzando in tutto il mondo, Albert Dallien – questo il nome che gli verrà dato – comincia la sua nuova vita in una Buenos Aires carnale e impenetrabile, rifugio di criminali nazisti, di traffici e servizi segreti deviati, dove l’unica cosa che conta è scegliere il ruolo da giocare e farlo nel miglior modo possibile.
L’uomo che viaggiava con la peste, partendo da una precisa ricostruzione storica, schizza il ritratto intimo di un’epoca che ha riciclato senza scrupoli la parte più buia della nostra storia. Con uno stile rigoroso e avvincente, Devannes traccia la parabola di un uomo segnato da una colpa oscura e dalla continua negazione della propria identità, quasi fosse lo specchio di un mondo che stentava a trovarne una.

Recensione:
di Franco Casale (Capitano Alatriste)

Interessanti quelli di Neo. E hanno le idee molto chiare su cosa vogliono pubblicare: cerchiamo opere viscerali, amorali, irriverenti, dissacranti, scrivono in calce sul loro sito. E questo L’uomo che viaggiava con la peste di Vincent Devannes di certo viscerale lo è.
Subito una considerazione: se il manuale del bravo scrittore ci suggerisce che l’incipit, ovvero le prime righe che introducono alla storia, deve catturare l’attenzione del lettore e trascinarlo dagli scaffali della libreria fino alla cassa, in questo romanzo tale regola è certamente disattesa.

Ma qui stiamo parlando di un testo complesso nella sua semplicità, ben fuori dai canoni della narrativa di genere e ritengo che la cassa non sia stato l’obbiettivo primario di quelli di Neo nel consegnarcelo. Loro, buon per noi, preferiscono investire in una linea editoriale coraggiosa tesa a fidelizzare un certo, e credo anche vasto, pubblico di lettori che non ne possono più di sentir parlare di sfumature varie e di vampiri innamorati. E questo è già un merito. (date un’occhiata alle loro altre proposte qui http://www.neoedizioni.it/neo/ ; ne vale proprio la pena)

Tutto comincia con lo sbarco di un tale che, pur essendo il narratore, non ci spiega chi è, da dove viene e perché. E se non fosse scritto sulla quarta di copertina, non si riuscirebbe neanche a inquadrare il periodo storico nel quale ci troviamo. È il 1950, e per capire che siamo in Argentina, per la precisione al porto di Buenos Aires, bisogna arrivare alla settima pagina. Bene. Quel tale, appena sceso dalla nave dopo aver attraversato l’oceano Atlantico, ne incontra un altro. Pare che lo stia aspettando. Dalle poche battute che si scambiano cominciamo a scoprire qualcosa: il tale è francese, ha imparato un po’ di spagnolo durante il viaggio, improvvisa un nome, Albert Dallien, e si affida all’altro tale che lo porta in un caffè dove incontrano un prete. Questi gli chiede se ha una certa lettera di presentazione quindi lo accompagna da una persona importante che diventa il garante della sua nuova vita senza fare troppe domande.

Così cominciano le vicende del presunto Albert Dallien in terra d’Argentina. E comincia anche la nostra avventura di lettori, un po’ disorientati, un po’ curiosi, alla ricerca di un filo narrativo rassicurante che ci permetta di capire che cosa ci sta a fare Albert Dallien in Argentina e perché è presunto, chi è la persona importante che gli fa da garante e da chi è stata inoltrata quella lettera di presentazione.
La storia si dipana lentamente, magari con un po’ di indolenza, lasciando qualche indizio qua e là, e ci costringe a rileggere per far collimare tempi verbali e salti temporali. Lo stile è asciutto, caratterizzato da pennellate descrittive rapide e intense, ora d’impressione, ora d’espressione. Vediamo solo quello che chi racconta ci fa vedere, tutto il resto è fuori fuoco, come fosse marginale. Ci vuole attenzione per mettere a posto i tasselli di una narrazione frammentata e funzionale allo stato d’animo del protagonista che dipinge cose, situazioni e persone con i colori di un distacco a volte irritante. Non si avverte passione in Albert Dallien. Le rare tracce di sentimento vero sono annacquate da un fosco senso di solitudine che fa intendere il fardello di una colpa non espiata. E le poche volte che cede alla tenerezza lo fa con quella equivoca accettazione che lo caratterizzerà per tutto il romanzo. Vorremmo provare a innamorarcene, ma lui ci disillude, sempre, con un disincanto che forse non gli appartiene, ma che comunque vive e ci impone, senza mezzi termini. Non è lui l’eroe, ci dice, anzi, di eroi, attorno a lui, non ce ne sono proprio.

Ma non vorrei svelare troppo le vicende narrate perché è bene che il lettore, come ho fatto io, si cali a suo modo nel mondo di Albert Dallien, immigrato clandestino, medico illecito, informatore, faccendiere e altro ancora, e viva le vicissitudini della sua nuova esistenza con le proprie aspettative emotive. La storia è importante, e racconta di puttane e papponi arricchiti, di scaltri funzionari e governi complici, di complotti internazionali, di trafficanti di ogni genere, di guerriglieri idealisti, di rifugiati nazisti riciclati e protetti da un sistema corrotto che funge da grande lavatrice. Tutti attori, noti o meno noti che siano, che recitano la loro parte in quel certo dopoguerra ricco di intrighi e miserie all'ombra della minaccia comunista.
E al centro di tutto lui, il nostro Albert, con un soprannome, il cane di Châtellerault, che è l’unico residuo di un passato occultato anche a se stesso, e quindi a noi, che rimaniamo in attesa. Finché capiamo che tale attesa è la chiave di lettura che aspettavamo.
In un gioco di ruolo che viene perseguito con cauto opportunismo, Albert Dallien ci racconta di quelle miserie, senza sconti, lungo un percorso di riscatto che affronta quasi con candore partendo dai bassifondi di Buenos Aires, defilandosi all’apparenza dal contesto di degrado sociale e morale nel quale si muove. E non ci rivela il suo mistero.

- Se incrocio uno specchio, non ho alcun ricordo di colui che ha utilizzato quella faccia prima di me. -

Chi è stato Albert Dallien prima di arrivare in Argentina? Cosa avrà mai fatto per essere costretto a espatriare clandestinamente? E perché nel suo racconto non c’è traccia di quei fatti?
Tutto su di lui rimane sospeso in attesa di una rivelazione. Gli eventi sono raccontati solo guardando avanti. Come se, attraversando l’oceano, Albert avesse varcato la soglia di una dimensione che ha sostituito la precedente e lo ha visto rinascere, come uomo nuovo, in un mondo nuovo.

- Sull’Atlantico il cambiamento d’emisfero è sorprendente. Le sere in cui ti annoi guardi il cielo, finché una notte non scorgi la Croce del Sud: l’immutabile è mutato. Ed è un cambiamento continuo, perché muta la misura stessa delle cose. -

Con una scrittura abile nel cambiare registro emotivo all’occorrenza e una rara capacità introspettiva, Vincent Devannes ci regala l’affresco di un’epoca controversa senza giudicarla, lasciando a noi, da bravo cronista, il compito di farlo.
Menzione speciale alla cura dell’edizione da parte di questa giovane e agguerrita Casa Editrice: una raffinata grafica di copertina e neanche un refuso di stampa. Il piacere di leggere un bel libro è anche questo. E non è da tutti.


Qui la stessa recensione sul forum con annessa discussione.

lunedì 22 ottobre 2012

Recensione di “Quattro soli a motore” di Nicola Pezzoli

nicola pezzoliTitolo: Quattro soli a motore
Autore: Nicola Pezzoli
Neo edizioni - 2012
Prezzo: € 15.00
ISBN: 978-88-96176-11-5
Pagine: 304

Con “Quattro soli a motore”  Nicola Pezzoli ci accompagna in un viaggio attraverso la vita di un bambino di soli undici anni. A dire il vero, ad accompagnarci non è Nicola Pezzoli, ma il protagonista del romanzo stesso. Corradino ci rende partecipi di tutte le avventure, belle e brutte, di una lunga estate del 1978, in cui fanno capolino anche ricordi passati. Ma a condurci  in questa lettura, non è il piccolo protagonista ma il Corradino cresciuto, il Corradino che, quelle esperienze, le ha vissute in prima persona, molto tempo prima.


Benché sia ancora molto giovane, Corradino conosce bene la sofferenza. Un padre violento, una madre che beve un po’ troppo; una nonna che ama, e che lo ama – cosa da non ignorare - e che vede sfiorire giorno dopo giorno a causa dell’Alzheimer; uno stuolo di bulli pronti a rifarsi su di lui ad ogni occasione. Nonostante tutto il nostro protagonista, ed accompagnatore, non abbandona mai la sua ironia e capacità di saper prendere il bello dalla vita.

La mamma beveva e papà mi picchiava. Ma questo non è il lamento del Corradino maltrattato, e se dall’inizio alla fine sulle mie chiappe e dietro le ginocchia ci saranno dei lividi, be’, non per questo verrò a piangere fra le vostre braccia. Sono un duro, io. E poi, chi vi conosce? I lividi fate finta di non vederli.


L’amicizia sincera con Gianni, di solo un anno più grande di lui, lo porterà a vivere numerose avventure. Da quelle più banali e scontante per un bambino di quell’età a quelle più pericolose e ardite che neanche gli adulti di Cuviago si sarebbero mai permessi anche solo pensare. Il mistero di Villa Kestenholz, del suo ultracentenario proprietario e l’inspiegabile scomparsa di tutta la sua famiglia, accompagnerà Corradino e Gianni per tutto il romanzo e, per ovvia consequenzialità, farà da silente accompagnatore anche per noi.
Il piccolo Corradino vivrà tutte queste esperienze con la genuinità di un bambino di quell’età. Con la paura delle ombre e del “cane nero”. Con la consapevolezza che una scarpa slacciata significava “cinghiate”. Con la tenerezza dell’attesa di un bacio schivato. Con la tremenda  percezione di aver –forse- causato la morte di ben tre persone. Con il coraggio di andare contro il “chiacchiericcio” della gente.

La scrittura di Nicola Pezzoli è veloce e semplice. Le frasi sono brevi, a volte formate da una sola parola. L’ironia con cui scrive e si rivolge al lettore è presente dall’inizio alla fine del romanzo. Tutto questo porta il lettore a leggere “Quattro soli a motore” con estrema semplicità e naturalezza, quasi si trattasse di una normale chiacchierata tra noi lettori e Corradino, accompagnatore e protagonista. Ci sgrida, ci deride e si scusa, come se fosse davanti a noi, e questo ce lo rende ancor più simpatico.

Buon romanzo. Ne consiglio la lettura a chiunque voglia rivivere le gioie di un’infanzia rubata o, semplicemente, passata. Le gioie di una tv a colori, di un amicizia sincera, di un mistero da svelare, di una madre che beve ma è capace di trasmettere solo amore puro.