giovedì 27 marzo 2014

[Redazione Recensioni] Pantani era un dio - Marco Pastonesi




Titolo: Pantani era un Dio
Autore: Marco Pastonesi
Editore: 66thand2nd
Collana: Vite inattese
Data di pubblicazione: Febbraio 2014
ISBN: 9788896538753
Pagine: 256
Formato: brossura ed ebook

Link: http://www.66thand2nd.com/libri/104-pan ... un-dio.asp








Recensione di Giuliana Deastile: <o> <o> <o> <o> 
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Noi pensiamo che i campioni dello sport siano fortissimi sempre. Lo sono nello sport, dove ascese e cadute sono all’ordine del giorno, ma nella vita possono essere fragilissimi. Si può attraversare un oceano e annegare in una pozzanghera, si possono scalare le montagne più aspre e inciampare in un gradino. Gianni Mura


Sono stata una spettatrice di ciclismo. Il ciclismo era una delle eredità della mia nonna, che ogni anno si guardava il Giro d'Italia, forse anche perché dove abitava lei il Giro ci passava, ad anni alterni (e forse anche perché era cresciuta in un paesino dove l'attrazione principale, almeno per me, era nel bar della Rosa: un poster della Cicli Bartali, la famosa immagine di Coppi e Bartali che si passano la borraccia, con l'autografo di Gino, passato di lì chissà per quale motivo).
E quindi il ciclismo me lo sono portata dietro per anni, con il tifo quasi calcistico per Chiappucci in opposizione a Bugno, con la voglia di buttar giù dalla bici Indurain, perché era troppo forte, porca miseria, e con Pantani.
Ecco,Pantani che arriva all'Alpe d'Huez e solleva le braccia con quell'aria affaticata è uno degli ultimi ricordi che ho del ciclismo. Di quelli belli.
Perché poi c'è stato il doping. E Pantani che era sceso dalla bici. E pure se ci è tornato, ancora per qualche tempo, non ho più voluto vederlo, il ciclismo. Mi era sembrata la fine di un'epoca. Come quando da bambini ci si sveglia all'improvviso e si scopre che i genitori sono esseri umani e non sono invincibili, o perfetti.
Con il ciclismo e con Pantani mi è successo questo.
Solo che sono passati 10 anni, dalla morte di Pantani. 10 anni e una fiction discutibile in televisione, dove si racconta l'uomo.

Ecco, dopo 10 anni ho pensato che forse potevo leggerlo, un libro che parla di Pantani, e non avere lo stesso senso di sogni infranti. 
Mi aspettavo un po' un'agiografia. Un pochino c'è stata, eh, l'agiografia. 
Pantani era un Dio non è un romanzo, è un'ovazione al ciclismo e ai suoi campioni più campioni, quelli leggendari che facevano grandi cose in montagna e soprattutto facevano pazzie fuori.
Ti parla del ciclismo che nessuno di noi ha mai visto perché era prima della televisione, ed è stato solo raccontato, e ti parla di quello che i nostri nonni e i nostri genitori si potrebbero ricordare perché c'erano.
Ed è bello, quando racconta quel ciclismo. È come leggere l'infanzia del ciclismo, quando anche la gente che guardava i campioni che correvano in fondo era ingenua e non si aspettava le grandi prodezze. Bastava che arrivavi, in fondo a una salita difficile. 
Poi comincia a cambiare il passo. Non sono mai stata in montagna in bicicletta, a dire il vero, quindi non so che rapporto usa, questo libro, quando comincia a parlare di doping. Ma a un certo punto il passo cambia.

Però una cosa te la dice, subito. Tutti, pure Coppi, usavano qualcosa per migliorare le prestazioni. E a tutti andava bene. Perché lo facevano tutti.
Poi a un certo punto no. Siamo negli anni '90. Verso la fine. Comincia la lotta al doping, e allora qualcuno comincia a non andare più così bene. Va bene fino a quando sta nelle regole tollerate dalla Federazione.
Se le supera allora salta. 
E a Pantani succede questa cosa, a Madonna di Campiglio.
In realtà in quel momento non è accusato di doping. Lo fermano per il suo bene. (il suo doping sarà ufficializzato nel 2013, grazie a nuove analisi che riescono a individuare l'eritropoietina nel sangue. 14 anni dopo Madonna di Campiglio)
E a dar retta ai racconti di quelli che gli stanno vicino, è questo che lo uccide, a Pantani. Che lo sprofonda nella cocaina. 

Fastidioso, questo libro. Non ti dice che qualcuno ha sbagliato. Oddio, qualcuno degli amici di Pantani sì, ma dagli amici te lo aspetti. Ti incazzeresti pure, se non dessero la colpa a qualcuno, gli amici. Sono leali, gli amici. Soprattutto con i morti. Fanno tenerezza.
Però non c'è una critica e nemmeno un'assoluzione.
È un libro che ti dice 'se volete credere alle favole del corridore che non prende nulla per ottenere grandi risultati, siete ingenui'. Perché certe prestazioni non le ottieni solo essendo il più bravo, e se vuoi ottenerle solo essendo il più bravo, è meglio che cambia qualcosa nel modo di trattare i tuoi campioni.

Altrimenti non avrai un solo Pantani. Ne avrai tanti quanti sono i tuoi campioni.
E io personalmente non lo so mica, se vale la pena avere tanti campioni nella polvere perché non basta la prestazione ordinaria. 

Lo consiglierei a chi ha voluto bene al ciclismo e poi ha smesso come si smettono i giochi d'infanzia
Piacerà: a quelli che provano compassione per chi è troppo fragile.
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