venerdì 13 settembre 2013

Una storia (quasi) vera


Al mio paese, dopo il terremoto, non moriva più nessuno.
Fu un fatto strano, un evento eccezionale, studiato da studiosi e giornalato da giornalisti.
Come tutte le cose strane, però, ebbe termine.
Ma ci arriviamo. Prima, almeno, fatemene parlare.

Vicino al Comune, al mio paese, c’è un grosso rettangolo di ferro. Un ferro scuro, battuto e piegato da un vecchio fabbro.
Si chiama il rettangolo della morte, ma solo i giovani lo chiamano così, i vecchi lo chiamano il mortuorio.
Beh, dicevo, c’è questo rettangolo in ferro dove l’attacchino appiccica i cartelli funebri.

Dopo il terremoto, il rettangolo della morte, finì chiuso nelle transenne.
Si diceva che c’era pericolo di crollo, che i cornicioni del Comune potevano staccarsi e accoppare la gente che si affollava davanti al rettangolo, andando ad ingrossare le file di quegli stessi cartelli.
Com’è, come non è, fatto sta che, una volta transennato, attaccato al rettangolo non ci andarono altri cartelli.
Restarono solo Pippo di ottantadue anni, Luigino di novantatre anni, Luigina, sua moglie di novantadue anni e il vecchio Benfatti di settantanove anni.
Basta.
E l’attacchino non aveva più nessun cartello da appiccicare.
Un po’ perché, con quelle transenne, non c’arrivava, un po’ perché, effettivamente, non moriva più nessuno.
Passarono i giorni, i mesi e arrivò addirittura l’anniversario del terremoto ma di morti ancora non se ne vedevano.
Il becchino scuoteva le spalle, pensava di andare al paese vicino che lì, invece, la gente moriva ancora.
Venne la televisione e i giornali parlarono di noi.
“A quel paese non muore più nessuno”.
E cercavano i motivi nell’acqua, nel cibo, nei gas del sottosuolo fuoriusciti col terremoto.
Nessuno che ci chiedesse a noi, che del nostro paese ce ne intendiamo, noi gli avremmo detto che non muore nessuno perché i cartelli non vengono cambiati.

Poi una mattina tirarono via le transenne attorno al rettangolo della morte e il giorno dopo…
… il giorno dopo l’attacchino venne a tirar via Pippo, Luigino, Luigina e il vecchio Benfatti, che loro, poverini, erano morti per un anno intero, ormai ne avevano pieno il bisacchino di restare lì appiccicati.
E tolti loro, l’attacchino, appiccicò un nuovo cartello.

Ecco, al mio paese, da quel giorno lì, la gente riprese a morire.
Kriash - Alen
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