lunedì 17 dicembre 2012

Appunti di scrittura creativa di Yukie: 7 - La stanza bianca



In narrativa, oltre a conoscere le tecniche che si possono utilizzare, è bene fare anche attenzione agli errori da evitare. Uno di questi è l’effetto “stanza bianca”.
Leggiamo questo dialogo:
“Dottoressa, cerco di condurre la mia vita sociale con discrezione. Al momento non frequento nessuno in particolare.”
“Questo la rende nervoso, Ted?”
“Non più del normale.”
“Che cosa la rende nervoso?”
“Nervoso? Non saprei rispondere a questa domanda. Le solite cose che rendono nervosi tutti. Il costo della vita, quando il bambino si ammala…”
Abbiamo due persone che parlano: Ted e una dottoressa. Capiamo che il rapporto tra i due è piuttosto formale, si danno del lei e Ted risponde senza ribellarsi alle domande inquisitorie della dottoressa. Ma dove ci troviamo: in uno studio medico, in tribunale, in un talk show televisivo? Non si sa.

L’effetto stanza bianca avviene quando i personaggi parlano “in mezzo al vuoto”, quando il lettore non ha sufficienti elementi per collocarli in un’ambientazione.

In realtà il brano precedente è un estratto del libro di Avery Corman “Kramer contro Kramer” a cui ho volutamente tolto i riferimenti spazio/temporali. Questo è l’estratto nella sua interezza:
Il giudice nominò due psicologi incaricati di esaminare le case e le personalità delle parti in causa. Una sera di un giorno feriale arrivò nell’appartamento di Ted una signora paffuta sui quarant’anni, che non sorrideva mai.
(…)
“Dottoressa, cerco di condurre la mia vita sociale con discrezione. Al momento non frequento nessuno in particolare.”
“Questo la rende nervoso?”
“Non più del normale.”
“Che cosa la rende nervoso?”
“Nervoso?”
La sua presenza, il processo, Joanna, il suo avvocato, il giudice, il fatto di essere giudicato sulla parte più importante della mia vita.
“Non saprei rispondere a questa domanda. Le solite cose che rendono nervosi tutti. Il costo della vita, quando il bambino si ammala…”
“Benissimo. Vorrei parlare con il bambino, se permette. In privato.”
Proprio sulla porta della sua camera, Billy stava costruendo una metropoli…
Adesso, pur essendo un frammento, è molto più completo: sappiamo che la conversazione si svolge a casa di Ted e che dal suo esito dipenderà l’affidamento del figlio Billy.
È importante che sia sempre chiara la collocazione dei personaggi, altrimenti la conversazione rischia di passare in secondo piano, perché il lettore passa il tempo a domandarsi dove diavolo si trovano. E se non riesce a immaginarlo non potrà entrare veramente nella storia e “viverla” come se fosse reale.
Vediamo un altro dialogo:

“Attento Billy, un’astronave ci attacca da destra!”
“Maledetti alieni! Ora gliela faccio vedere io. Prendi questa bomba, mostriciattolo.”
“Ben fatto, l’hai distrutta.”
“Arriva un altro gruppo di astronavi nemiche, pronto a combattere Mike?”

Ok, nemmeno qui ci sono riferimenti ambientali, ma dal dialogo possiamo evincere che i due si trovano a bordo di un’astronave e sono impegnati in una battaglia contro gli alieni. Giusto?
Sbagliato. Perché la scena prosegue così:

“Ancora davanti a quella playstation? Spegnetela, che vi frigge il cervello, e andate a giocare a pallone.”
“Ancora un minuto mamma, abbiamo quasi superato il secondo livello.”

Ecco, l’ambientazione è arrivata, ma è tardiva. Perché eravamo convinti di volare con due eroi dello spazio e trovare due ragazzini seduti sul divano ci spiazza. Non è che non si possa fare (non esistono divieti in narrativa) ma bisogna farlo con criterio. Se il dialogo “fuorviante” si limita alle battute scritte sopra può essere ancora accettabile, ma se prosegue così per pagine e pagine e solo alla fine scopriamo che è tutto un gioco, rischiamo di giocarci anche il lettore, che si sentirà preso in giro e non sarà più disposto a seguirci nella storia che gli raccontiamo.
Quindi attenzione all’effetto “stanza bianca”: cerchiamo di tratteggiare sempre l’ambientazione dove si muovono i nostri personaggi. Bastano anche pochi elementi, l’importante è che il lettore sappia cosa immaginarsi.

Esercizio: Riprendi questo dialogo e inseriscilo in un contesto.

“E adesso, come hai intenzione di muoverti?”
“Ci devo pensare. Non è facile, ma non mi do per vinto.”
“È l’atteggiamento giusto. Ma non so se questa volta ti servirà.”
“Questo lo vedremo. Ho ancora delle carte da giocarmi.”




Yukie
Pescepirata.it 


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