lunedì 20 giugno 2016

Una nuova strada: Autori Riuniti



Oggi siamo andati a bussare alla porta di Autori Riuniti, casa editrice fatta solo da Autori. Vi incurosisce la cosa? Andiamo a scoprire di cosa si tratta.

Samantha- Benvenuti, siamo felici di ospitarvi qui su PescePirata.

Autori Riuniti- Grazie a voi.

S- Si è parlato spesso di crisi dell’editoria, del self-publishing. Si pubblica troppo. Ci sono troppi scrittori. Perché creare Autori Riuniti?

A.R.- Perché è esattamente la risposta ai problemi che hanno causato la crisi dell’editoria. Si pubblica troppo, è vero, ma si pubblica sempre secondo vecchi schemi che vedono da una parte gli autori ignari dei meccanismi che regolano l’editoria affidarsi ciecamente alla capacità promozionale delle case editrici, gli editor a rincorrere il personaggio televisivo di turno tradendo il patto con il lettore che non può più fidarsi di nessun marchio editoriale, i distributori e i promotori a ribadire scorte di ovvio nei magazzini delle librerie di catena. Il nostro progetto garantisce un controllo di qualità perché nessun autore fa editing al suo stesso testo ma solo a quello degli altri autori e in questo modo supera il self publishing salvaguardando l’intermediazione culturale. Responsabilizza gli autori perché li coinvolge in ogni singolo processo (quando passi una giornata in fiera a banchetto a vendere un libro e scopri quanto è faticoso promuovere un libro, forse alla prossima presentazione che fai ti ricordi di fare uno squillo a tutti i tuoi contatti e non speri che sia l’ufficio stampa a farlo per te).

S- Chi sono Autori Riuniti?

A.R.- Sono scrittori che vogliono riportare gli scrittori al posto di comando nella filiera editoriale.

S- Quando e come nasce l’idea di far diventare editori gli autori?

In realtà è un ritorno al passato. Quando si parla degli editori storici di questo paese si parla del lavoro quotidiano da editor di Calvino, per esempio. Non abbiamo inventato niente. Stiamo solo scommettendo sulla capacità di uno scrittore di lavorare su un testo come se non meglio di un editor.

S- C’è un motto o un detto o la frase di un libro che vi ha ispirato nel vostro progetto?

A.R.- Ce ne sono tante. Sul nostro sito internet c’era spazio solo per una citazione per volta. Quella che abbiamo scelto in queste settimane è di Michel Houellebecq: Vivere senza leggere è pericoloso, ci si deve accontentare della vita, e questo comporta notevoli rischi.

S- La scrittura ha ancora un ruolo centrale o ci sta trasportando verso nuovi orizzonti? La nascita di blog, pagine dedicate, forum di scrittura creativa cosa rappresentano?

A.R.- La scrittura non è mai stata protagonista come in questi anni. Scriviamo tantissimo: sms, post facebook, tweet. E scriviamo tantissimo di letteratura. Una delle prime cose che abbiamo fatto una volta fondato il collettivo è stata censire (o almeno provarci) tutti i blog e le riviste letterarie. Sono tantissime ed è un bene. Il fatto che a parlare di letteratura non siano solo le grandi firme della critica letteraria storica ma giovani blogger che amano la lettura non può che essere un modo per salvaguardare il rapporto tra scrittore e lettore, per evitare quello scollamento che un’arte sempre subisce quando la si lascia in mano all’accademia.

S- Chi diventa editore o autore in Autori Riuniti? C’è un criterio di selezione?

A.R.- C’è una prima scrematura che facciamo, come tutti, partendo dalle sinossi che chiediamo agli autori e dalla letture delle prime pagine. Purtroppo tantissime proposte non superano questo primo test per via di problemi grammaticali e sintattici piuttosto gravi. Poi, ciò che rimane, viene sottoposto a dei comitati di lettura. I comitati sono sempre composti da un numero dispari di autori perché crediamo che vada evitata il più possibile l’unanimità. Come scriviamo nel nostro manifesto: un libro che piace a tutti è solo ovvietà in formato tascabile. Se un manoscritto viene scelto per essere pubblicato chiediamo all’autore in che modo gli andrebbe di contribuire al progetto. Se è un grafico ci proporrà di dare una mano nell’impaginazione o nella scelta delle copertine, se ha un divano letto ci ospiterà quando andremo a presentare dei libri nella sua città. Ma non è obbligatorio. Nessuno deve pagare un solo centesimo o fare cose che non ha voglia di fare. Se crede nel progetto troverà il modo di farlo crescere insieme a noi.



S- Quale libro diventa un Buon Libro? Un equilibrio tra scrittura, tecnica, empatia e il lettore? O nessuna di queste cose? Quanto spazio si dà alla creatività narrativa?

A.R.- Un libro è un buon libro quando ha una storia da raccontare, quando il suo autore la sa raccontare e quando questa storia può essere letta a più livelli, sia dal lettore occasionale che da quello più accorto. Non c’è altra via e non c’è mai stata. Il lettore (che poi è la stessa persona che guarda le serie tv e non riesce a smettere di farlo per anni e anni talmente sono avvincenti) ha bisogno di essere catturato e portato dentro a vite che non sono la sua, ma che poi a fine lettura sapranno dargli una chiave di interpretazione inedita della sua esistenza.

S- Per un autore farsi conoscere è sempre una sfida che a volte si circonda di incognite. Cosa propone Autori Riuniti? C’è qualche consiglio che vorrebbe dare all’esordiente o all’emergente? C’è veramente spazio per tutti?

A.R.- No, non c’è spazio per tutti. Il consiglio che diamo è quello di allontanarsi il più possibile dalla propria vicenda, da quei tormenti individuali che quando si comincia a scrivere sembrano essere di vitale importanza anche per gli altri. Non lo sono. Bisogna costruire storie che parlino a tutti. Bisogna mortificare l’ego che vorrebbe far mostra di erudizione a vantaggio della scorrevolezza della lettura. Bisogna tornare a narrare e smetterla di mettere in mostra il proprio io claudicante.

S- Vi appoggiate a Messaggerie per la distribuzione. Non è un limite per una casa editrice piccola appoggiarsi un distributore così grande? O è un vantaggio?

A.R.- È inevitabile. Il nostro intento è soprattutto essere letti, ma perché questo accada, i nostri libri devono essere trovati dai lettori. Una realtà appena nata come la nostra non ha la forza di dialogare autonomamente con i punti vendita che superano le mille unità nel paese. Aiuterebbe tanto se le librerie indipendenti si unissero in un grande consorzio e se si potesse dialogare con un loro buyer nazionale unico. 

S.- “La distrazione di Dio” romanzo d’esordio di Alessio Cuffaro. Perché lo avete scelto?Cosa vi ha colpito e cosa colpirà il lettore? Una frase che lo caratterizza. 

A.R.- È un romanzo sorprendente che risponde esattamente all’identikit che abbiamo appena fatto. Una storia avvincente che copre un intero secolo, che fa viaggiare il lettore da Torino a Parigi, da Praga a New York. Più che una frase, ciò che lo caratterizza è il saper rispondere a una domanda: che forma daresti alla tua vita se potessi vivere quella di un altro?




Samantha Terrasi per Pesce Pirata 
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