martedì 22 gennaio 2013

Appunti di scrittura creativa di Yukie: 8 - Il Cliffhanger

Stiamo guardando la nostra serie preferita in televisione: la scena è altamente drammatica, il protagonista sta facendo a pugni con l’antagonista proprio a ridosso di una scogliera, ogni tanto i piedi dell’uno o dell’altro scivolano pericolosamente sul bordo (facendo rotolare terra e sassi giù dal precipizio); il nostro eroe sembra avere la meglio, quando un colpo ben assestato dell’antagonista gli fa perdere l’equilibrio. Il poverino barcolla e cade nel vuoto. Cuore in gola (il nostro): l’eroe ha avuto la peggio? La camera scende a inquadrarlo: eccolo è ancora vivo, con le mani aggrappate alla scogliera e i piedi nel vuoto. Sotto di lui gelide correnti pronte a inghiottirlo. – FINE – Titoli di coda.

E il nostro eroe? Per sapere se e come se la caverà dobbiamo attendere la prossima puntata.

Questo è un cliffhanger (che significa letteralmente “appeso alla scogliera” ;) ), un espediente narrativo che consiste nell’interrompere la narrazione in corrispondenza di un colpo di scena, prima della sua risoluzione, in modo da tenere lo spettatore in tensione e con la curiosità di vedere la puntata successiva.
È una tecnica molto usata nelle serie televisive, dove spesso c’è una trama più breve, che si sviluppa e si conclude nell’arco della puntata, e una sottotrama che dura per tutta la serie o addirittura per più stagioni (e di solito nel finale di stagione c’è l’interruzione più emozionante e più brusca, perché deve tenere viva la fedeltà dello spettatore per un lasso di diversi mesi).

Non pensate che questa sia una tecnica solo televisiva e cinematografica: era già stata sfruttata da scrittori illustri come Alexandre Dumas padre con “I tre moschettieri” e Victor Hugo con “I miserabili”, entrambi usciti per la prima volta come romanzi d’appendice, ossia a puntate, pubblicati a cadenza settimanale su quotidiani.

E se non scriviamo a puntate? Questa tecnica si presta bene per tenere alto l’interesse del lettore a ogni fine capitolo. C’è chi la usa per introdurre nel capitolo 1 il protagonista, farlo conoscere al lettore e lasciarlo in una situazione aperta (meglio se rischiosa) a fine capitolo. Il capitolo 2 si apre con un altro personaggio e con una storia apparentemente slegata dalla precedente, che si conclude con un'altra situazione aperta, per riprendere nel capitolo 3 le fila del primo o aprire una terza trama con un terzo protagonista (che manco a dirlo verrà lasciata in sospeso). L’importante è che alla fine tutte le situazioni aperte vengano risolte e possibilmente in maniera originale e credibile, altrimenti è meglio che i lettori infuriati non vengano a sapere il nostro indirizzo di casa… zac
Stephen King è maestro in quest’arte, ma anche un certo Simone Marzini non se la cava male con questa tecnica.

Questo è tutto, per oggi. Possiamo parlare di cliffhanger letterari o televisivi che ci hanno tenuto col fiato sospeso. O della volta che abbiamo usato questa tecnica in qualche nostro scritto.

Tenevi pronti, perché la prossima settimana vi parlerò di
Yukie

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