lunedì 5 novembre 2012

Concorso letterario per racconti



BANDO, PREMI, REGOLAMENTO.

PescePiratA.it presenta il quinto contest Letterario:
"Vasco Rossi, il culo di Belen e il gattocane!"
REGOLAMENTO:

Lunghezza: compresa tra 2000 e 10000 battute, spazi compresi.
Istruzioni: i partecipanti devono scrivere un testo in cui devono essere presenti almeno 4 delle "chiavi" sotto riportate.

- "Sei fuori di testa!" (battuta di dialogo)
- Culo di Belen (terzetto di parole da usare)
- Vasco Rossi (un personaggio deve avere la passione per Vasco o ci deve essere una sua citazione)
- "Baciami le chiappe!" (battuta di dialogo)
- gattocane (personaggio)
- filo spinato (coppia di parole)
- "Ti amo" (battuta di dialogo)
- il tresette (gioco delle carte, da inserire nel racconto)
- Calzino bucato (coppia di parole)
- Smith and Wesson (oggetto)
- "Ti faccio esplodere il cranio!" (battuta di dialogo)
- piede mozzato (oggetto)
- pianeta rosso (oggetto)
- margherita (oggetto inteso come fiore)
- bambina dai boccoli biondi (personaggio)


I racconti che non conterranno almeno 4 delle chiavi qui sopra saranno esclusi dalla competizione. Saranno assegnati 2 voti extra (bonus) per quei racconti che conterranno tutte e 15 le chiavi.
Le chiavi dovranno essere evidenziate in grassetto nel corpo del testo.

N.b.: se una chiave comprende 3 parole (es. culo di Belen) le tre parole devono essere usate insieme.
Es.: - hai visto quel posteriore? Sembra il culo di Belen!
Non va invece bene: -hai visto quella? Sembra una che ha un culo che assomiglia a quello di quella tipa che si chiama Belen .
Le battute di dialogo devono essere usate tali e quali senza aggiunte di parole. E' possibile invece aggiungere un inciso o un testo fuori dalla battuta (es.: "Ti amo", disse pincopallo).
Per gli oggetti: devono esserci, punto. Se poi il piede è un piede tranciato poco importa, deve esserci un piede mozzato ma lo potete chiamare anche "arto inferiore tagliato".

Genere: libero.
Scadenza: 15 Dicembre.

Premi: Ai primi TRE RACCONTI classificati saranno assegnati i seguenti premi:
1°-2°-3°: T-shirt con logo rosso di pescepirata e testo personalizzato (nickname + pos in classifica)

Giuria: i racconti verrranno giudicati da una giuria popolare attraverso un sondaggio.
Tutti i racconti devono essere inseriti come allegati dentro a questo forum.

Tutti i partecipanti dovranno spedire la liberatoria qui allegata a staff@pescepirata.it pena l'esclusione dal concorso, la liberatoria può essere compilata in modo informatico oppure compilata a mano e scannerizzata oppure il testo contenuto nel file può essere copiato e incollato dentro ad una mail e spedita all'indirizzo sopra riportato. E' importante compilarla anche e soprattutto per darci i dati per il recapito dei premi.
Ricordiamo che la liberatoria per l'uso dei racconti NON è esclusiva, quindi potete usare e pubblicare il racconto anche in altre sedi.

Vi aspettiamo!

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Per informazioni andare qui.


Bollettino di navigazione, 5 Novembre, secondo anno



Scrivo in vece dei Capitani perchè ormai è la fine del mondo, lo sapete no? Cioè, capisco che siano un po' scossi, no? Tanto da fare, tanti problemi; così gli do una mano, va, perchè in fondo sono buono. Ma dopo la fine del mondo, beh, dopo... ne riparleremo.

Questa settimana tante cose ancora in ballo, e tante novità. Primo, sembra che il Capitano abbia ritrovato il cervello. Se leggete tra le righe dell'intervista a Gianluca Morozzi troverete la soluzione. Il Capitano ci ha anche promesso di svelarci tutto questa settimana...

Intanto, tre nuovi imbarchi da salutare con lo schiaffo del soldato (virtuale) in Giuramento.

Nominato il racconto del mese in Spazio autori (lode a Elisa!), dove comunque ci sono sempre novità. Cercate anche la raccolta di Halloween di Fralerighe in Mondo web e guardatevi in Libri sul comodino un paio di recensioni.

Gli Spunti di Yukie sono sempre interessanti, in tecnica (in attesa del nuovo), così come c'è da lavorare su un paio di racconti di Steve in Editatemi e il romanzo di Elisa in Scrittura assistita.

Se poi volete provare a mettervi in gioco, scade il 9 la minisfida gialo-piratesca de Le millemorti dell'uomo delle stelle, in Area contest.


Novità delle novità in area contest potrete trovare ilbando per il nuovo contest!! 


Insomma, darsi da fare, su, che siamo uomini, non pirati! O forse siamo pirati? Sì eh? Beh, allora vi dirò solo: alla via così!

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giovedì 1 novembre 2012

Intervista a Gianluca Morozzi


La prima volta che ho avuto modo di “parlare” con Gianluca Morozzi è stato su facebook, mi pare due anni fa. Avevo letto di un romanzo il cui protagonista si chiamava Lajos (L'era del porco) e siccome lo scrittore veniva da Bologna mi venne da chiedergli se per caso c'era un riferimento a Lajos Detari. Il riferimento c'era eccome.

Lajos Detari era un calciatore ungherese, stratosferico, immenso. Uno che non ho mai capito perché non arrivò ai livelli di Maradona, aveva dei numeri che non ho mai visto in nessun altro. Nel 1990 giocava nel Bologna e io ero abbonato. Con un amico mi facevo da Toscanella (vicino a Imola) a Bologna in autobus (il 101, blu), partendo la domenica prima di pranzo. Eravamo i primi ad arrivare in Andrea Costa, portavo con orgoglio tipico del diciassettenne la sciarpetta dei Total Chaos.
Durante quella conversazione Morozzi mi raccontò di una trasferta mitica a Leffe in un campo dimenticato da dio, con un Bologna che lottava in serie C... insomma, passammo un po' di tempo a sproloquiare sulla nostra squadra del cuore come fossimo vecchi amici (il potere dei social network...).

Qualche anno prima la mia passione per i libri era cominciata con autori italiani, Brizzi, Culicchia, De Carlo e Baricco – autori antecedenti a Gianluca – per dedicarmi alla letteratura americana. Dai beat fino agli autori più attuali. Quando perciò parlai la prima volta con lo scrittore bolognese non avevo idea se fosse famoso e quanto.
Oggi credo di poter dire che Gianluca Morozzi, dell'ultima generazione di scrittori, sia uno dei più interessanti. Lontano dai salotti letterari e dal loro snobismo insopportabile. Uno che macina presentazioni su presentazioni, prima ancora che per tornaconto perché gli piace incontrare la gente. Uno che suona dal vivo Bob Dylan, che fa un programma radiofonico in cui mette dischi degli anni 70. Uno scrittore che che scrive qualsiasi genere, che plasma la letteratura contaminandola con il rock, il fumetto. Uno che continua a divertirsi senza montarsi la testa. Dici poco?

Via alle danze!


Gianluca Morozzi, scrittore bolognese, classe 71, musicista in una cover band di Bob Dylan, sceneggiatore di alcune graphic novel e appassionato di calcio, già una biografia alle spalle, milioni di presentazioni letterarie, una ventina di libri pubblicati e la pagina su Wikipedia... Eppure, nonostante una certa notorietà, ancora ti si descrive come scrittore underground. Forse non hai ancora raggiunto la fama di altri scrittori, perché? Cos'è che ti manca, qualche ospitata in televisione? Un bestseller?

Ah, beh, è molto semplice: non è ancora uscito il mio bestseller “L’uomo liscio”, e non è uscito anche per il piccolo dettaglio che devo ancora finire di scriverlo. Dopodiché, in ogni treno si troverà almeno un lettore per vagone con in mano L’uomo liscio, e tutti avranno una copia de L’uomo liscio e commenteranno certi passaggi esilaranti col vicino d’ombrellone.
Oppure dovrebbe uscire sui giornali la notizia di una mia torrida love-story con qualche giovane, bella e brava attrice emergente del cinema italiano. Anzi, rivolgo un appello: c’è qualche giovane, bella e brava attrice emergente del cinema italiano che vuole aiutare uno scrittore a uscire dall’underground e arrivare direttamente agli autogrill e ai centri commerciali?

Stai mica scrivendo un romanzo dal titolo “L'uomo Liscio”?

Be’, ti dirò: sì. Ed è un po’ un uber-romanzo, nel senso che ricompariranno anche alcuni personaggi vecchi in veste di comprimari di passaggio (tipo i Despero), ma soprattutto nel senso che è un romanzo interminabile ed eterno. Il primo capitolo è stato letto in pubblico ormai un anno e mezzo fa, e nel frattempo ho scritto altri cinque o sei romanzi… cercherò di dare un’accelerata quest’inverno.

Comunque per me dovresti farti qualche nemico, sei troppo buono! Prova a parlar male di qualche personaggio famoso, vedrai come aumenta la popolarità! Baricco ad esempio, l'hai visto ai comizi di Renzi? Me li vedo già i titoloni: “Morozzi attacca Baricco”. O Simona Ventura. No?

Oppure: Morozzi ripesca un racconto scritto a quattro mani con Paolo Alberti in un pub nel 1994 e fa causa agli autori di The truman show (è vero!). Poi ne ripesca un altro, e fa causa a Stephen King per un suo oscuro racconto. Poi fa causa a tutti quelli che hanno fatto un film con tre persone chiuse in un ascensore. Poi viene rinchiuso nel manicomio di Colorno noto come “la fossa dei serpenti”.

Niente, troppo buono!

Le polemiche tra scrittori ogni tanto mi ricordano un po’ i testi in cui i rapper insultano gli altri rapper. Io odio il rap. E l’hip-hop. E le derivazioni.

Rap... puah! Nel ns laboratorio di scrittura ci sono molti aspiranti scrittori che coltivano questa passione sperando di arrivare alla fatidica prima pubblicazione.
Prima di diventare scrittore-con-la-esse-maiscola scrivevi in solitaria o avevi anche tu luoghi in cui vivevi la scrittura come strumento di condivisione e socializzazione? Puoi raccontarci come viveva la sua passione il giovane Morozzi?


Il giovane Morozzi (che in questa occasione e solo in questa parlerà di sé in terza persona, come Formigoni o Conte) ha passato gli anni ’80 a scrivere racconti di fantascienza & horror su una macchina da scrivere antidiluviana di suo nonno. Macchina da scrivere mancante della lettera L, per cui i racconti avevano per forza titoli come Divoratore cosmico o Crociata su Marte. E gli anni ’90 a partecipare a concorsi letterari su e giù per l’Italia, spostandosi su macchinette scassate o treni espressi notturni per andare alle premiazioni. Ne ho fatti ottanta, di questi concorsi. Ne ho persi ottanta. E gli unici luoghi di condivisione e socializzazione erano i bar in cui, alla fine della premiazione, gli aspiranti scrittori sconfitti andavano a lamentarsi della giuria e del vincitore. C’erano i bukowskiani, che bevevano molto, i tondelliani, che ascoltavano timidi, le silvieballestre, con un look da centro sociale, le santacrociane, con un look da incarnazione tossica della Morte, i poeti (che non parlavano con nessuno e nessuno parlava con loro) e i pazzi generici. Altre condivisioni non ne ho avute. Il primo editore che ho conosciuto è stato Giorgio Pozzi di Fernandel nel 2001, è l’ho conosciuto quando mi ha chiamato in redazione per dirmi che avrebbe pubblicato il mio romanzo d’esordio.

Quindi dubito vorrai partecipare al nostro prossimo contest letterario, vero?!
Difficilmente dico di no.

Come si fa a dire di no ad un contest con questo titolo:“Vasco Rossi, il culo di Belen e il gattocane”? Sembra completamente folle ma... lo è! Guarda che ti prendo in parola!
Beh, ho scritto un romanzo che si poteva riassumere con: Supereroi del quartiere Saragozza contro David Bowie, il cantante delle Tarantole del rock scrive Blowin’ in the wind, un cd di Paris Hilton mischiato a un pacco di riviste porno viaggia tra gli universi e diventa una melodia. E un mio racconto si intitolava Lesbosuore contro Daitarn III. Non mi spaventa nulla.

Perfetto, ritieniti incastrato. Il concorso ha genere libero però dentro al racconto è obbligatorio scegliere almeno quattro delle quindici “chiavi” proposte. Le chiavi possono essere parole, battute di dialogo o caratteristiche di un personaggio. C'è il tresette, c'è “il culo di Belen”, Vasco Rossi, un piede mozzato e altro. Dice che partecipa anche Simone Marzini, l'autore del fortunato Nordest Farwest (lo conosci?)!
E si vince una fantasmagorica maglietta di pescepirata!


La indosserò con gioia.

(Prima devi vincerla!)
Come si diventa Gianluca Morozzi?


Partecipando a 80 concorsi letterari e perdendone 80 senza scoraggiarsi. Imparando a copiare gli stili di cinque scrittori diversi, per poi trovare il proprio. Continuando a leggere senza cadere nella sindrome del ginecologo, cioè, leggendo per il piacere della lettura e per autoalimentare la creatività. Andando in giro per tutta l’Italia a presentare i propri libri in contesti molto belli e in contesti molto brutti, davanti a cento persone oppure a tre, sempre sorridendo come Marino Severini dei Gang. E scrivendo un po’ tutti i giorni. Anche soltanto una pagina.

Un mix di testardaggine e allenamento. Ma il talento? Ti senti baciato dal Dio della scrittura, oppure ti senti un buon manovale che con tanta costanza tira su delle belle case? Per capirci, sei più Paramatti o Kolyvanov?

Un Alessandro Diamanti. Nato con il talento innato, ma preciso e puntuale agli allenamenti. Non uno che il talento lo butta via come un qualsiasi Adriano.

Dici poco... il mio idolo! Lui è completamente pazzo, tipo che arriva agli allenamenti con le piume di struzzo o la pelliccia. Sei folle pure te, almeno un po'?

Ho un tipo misurato e controllato di follia che mi permette di mantenere una decorosa vita sociale e di non spaventare le ragazze. La pazzia va incanalata per farla diventare creatività. Però non so tirare le punizioni nel sette come Diamanti.

(Guarda caso l'hanno squalificato alla vigilia della partita con la Juve...)

Stiamo pubblicando sul ns blog i ”raptus creativi” dei ns utenti, cioè i racconti di come assecondano e incanalano l'ispirazione verso la scrittura. Ce ne sono di divertentissimi! Tu come trovi l'ispirazione, come ti scocca la scintilla di un romanzo? Per esempio: l'idea di Blackout come diavolo ti è venuta?

Da un what if, ovvero: cosa succederebbe se…? Cosa succederebbe se oggi, domenica di ferragosto, quest’ascensore si fermasse con dentro me, il cavalier Poluzzi di anni 90 e la vedova Bianchi di 75? Qualcuno ha rinunciato alle vacanze per venire a tirarci fuori? E se il cavalier Poluzzi invece fosse un serial killer? E se la vedova Bianchi fosse la barista che ho visto oggi pomeriggio nell’unico bar aperto a Bologna la domenica di ferragosto?

Parliamo dei romanzi di genere, il giallo è stato sdoganato dal filone dei Lucarelli & co. ma per certi versi tutta le letteratura di genere è sempre stata vista come figlia di un dio minore. Tanti tuoi romanzi sono noir o comunque hanno sfumature gialle, però mi pare che quasi tutti abbiano una base di narrativa pura. Che rapporto c'è tra azione e narrazione; quanto hai bisogno che ci siano fatti, tensione e trama nelle storie che scrivi?

Ho bisogno che ci sia uno straccio di storia, di personaggi, di dialoghi. Mi annoierei a scrivere duecento pagine di soliloquio interiore indagando l’animo dell’Io Narrante. Non sono così bravo. E sono consapevole del fatto che di là c’è un lettore, che deve essere disposto a seguirmi anche nelle mie contorsioni e nelle mie risoluzioni inusuali delle trame, sapendo però che da qualche parte andiamo a parare. Per divertirlo sono disposto a tutto, a infilare nelle mie storie David Bowie di un mondo parallelo, Al Pacino a Venezia, il sosia padovano di Bob Dylan, orrendi serial killer, secondo il principio: se mi diverto io, si diverte anche il lettore. Certo, non è matematico che questo accada, ma è matematico il contrario: se mi annoio io a scrivere un romanzo, il lettore si annoia di certo quando poi gli tocca leggerlo.

Com'è oggi la scena letteraria bolognese? Di nomi nuovi di un certo livello ce ne sono, ci sei tu, c'è Marilù Oliva, c'è Berselli, Massimo Vitali, Simona Vinci (un po' fuori Bologna per la verità), Enrico Brizzi, Grazia Verasani.. Pensi che un movimento letterario che fa corpo unico, che si frequenta e si da man forte, penso ai Sugarpulp di Padova, possa esistere a Bologna?

Ma quello già c’è. Ci si conosce un po’ tutti, ci si aiuta, ci si frequenta più che volentieri, ci si presenta a vicenda, si va ognuno alle presentazioni degli altri, se possibile. La scena è bella fertile, qui. Come del resto è sempre stata.

A proposito di Bologna, ci salviamo quest'anno?
Io la vedo grigia... perdere a Siena e Cagliari dopo aver dominato è un brutto segnale. Manca peso in mezzo e anche dietro, l'assenza di Portanova, Raggi e Mudy si sente. Mettiamoci anche il deficit di personalità della dipartita di Di Vaio... Che ne pensi?


Mah, adesso magari cominciamo a giocare con Diamanti dietro Gabbiadini e Gilardino, Portanova rientra, a gennaio cerchiamo di farci dare un paio di prestiti… non sarà facile per niente, lo so, ma lo penso tutti gli anni, quando arriviamo a ottobre avendo 6-7-massimo 9 punti.

Intanto oggi, si prevede una grandinata sul Dallara (Bologna-Inter)...

Sì, è stata una di quelle giornate deliziose, piacevolissime, in cui la celebre hard rain dylaniana si è abbattuta su di noi coadiuvata da un simpatico gelido vento, e l’Inter ha fatto tre tiri in porta e tre gol, aiutata dalla nostra statuaria difesa. Ma le sconfitte in casa sotto la pioggia ghiacciata dell’autunno ti fanno apprezzare ancora di più le vittorie sotto il sole di primavera.

Ti piace la radio? Mi sembra che nel mare dei media sia uno dei mezzi più vicini al libro, sei d'accordo? Hai dei programmi preferiti?

La faccio anche, la radio. Il mercoledì mattina io, Moreno Spirogi degli Avvoltoi e Stefano Migliore abbiamo un programma chiamato L’era del Moroz, dove metto musica obsoleta e rumorosa, discorro, propongo temi assurdi, e facciamo una rassegna stampa oldie, leggendo gli articoli di quei bei giornali tipo Italia Oggi del 1969. Moreno ha la rubrica La bottega dei ricordi, in cui ripesca dei singoli assurdi tipo Cara droga, e io ho la rubrica Il pippone su Bob Dylan. Imperdibile!

Radio Città Fujiko?
E i programmi che parlano di libri? Li ascolti, ti annoiano? Fahrenheit su radio 3?


No, ascolto Fahrenheit, in effetti, e le radio rock, e le trasmissioni locali di calcio, e poi varie ed eventuali.

Chiudiamo con un disco, mi sembra il modo migliore di chiudere un'intervista ad uno scrittore! Consigliamoci un disco e andiamo in pace. Il mio è Rubber Factory dei The Black Keys, del 2004, registrata dentro ad una fabbrica. I suoni sono oltremodo sporchi e c'è un sacco di blues, te lo raccomando!
Ora tocca a te!

Yankee Hotel Foxtrot, dei Wilco.

Che il rock sia con te.


Black Bart
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mercoledì 31 ottobre 2012

Bollettino di navigazione, 29 ottobre, secondo anno in mare



Scrivo in vece dei Capitani perchè una ha da fare la tesi e quell'altro ha di nuovo perso il cervello (vedi dopo). Almeno questa è la scusa che mi propinano questa settimana. Speriamo che la tesi sia su come ritrovare cervelli. Anzi, meglio sarebbe se fosse su come scrivere un Bollettino di Navigazione. Ormai potrei fare da professore.

Questa settimana tanto da fare, da leggere, da scrivere e da manovrare. Il freddo comincia a farsi sentire così la lotta per starsene al calduccio sottocoperta con un libro in mano, invece che spazzare il ponte e bagnarsi come un pulcino nell'oceano e finire congelati come baccalà, è strenua.

Due nuovi imbarchi, a dire il vero un po' terricoli, da salutare in Giuramento.

Alla faccia del galeone del seicento, si parla di ebook e costi ne L'ora del tè. Poi si chiacchiera sempre in Taverna, di piratesse e anche d'altro: andate a vedere e ditemi se non è vero che il Capitano ha perso il cervello. E a noi ci tocca di sottostare ai suoi 'Misteri'. Boh, a chi ci capisce una pinta extra.

Parliamo d'altro: in Libri sul comodino ci sono due nuove recensioni, si parla ancora di Nordest Farwest ma soprattutto c'è un nuovo libro in anteprima da poter recensire, per pirati in cerca di novità (e di una pinta extra).
In Esperienze editoriali invece ci viene presentato un libro di un nuovo arrivato, che ci segnala un giveaway nel sito di Mondoscrittura.
In Spazio autori due nuovi lavori da leggere, più la votazione per il miglior racconto di ottobre, che vincerà una pinta extra.

Mica è finito: per fare un po' di pratica ci sono sempre gli Spunti di Yukie in tecnica, la sesta puntata sul crogiolo (ma si parla ancora di hook), e la nuova sulla stanza bianca. Piatto ricco mi ci ficco.
Fatto ciò c'è solo che darsi da fare: in Area contest, mentre arrivano i premi di 'È l'amico È', è in corso una nuova sfida rapida dal titolo 'Le mille morti dell'uomo delle stelle': un giallo piratesco, per chi aspira a una pinta.
Continua anche la scrittura del romanzo di Elisa in Scrittura assistita, con il terzo capitolo che si affaccia, da leggere, ridere e commentare.

Se poi di pinte ne volete altre, potete provare con la Gazzetta dei concorsi, dove ce n'è un paio nuovi e in corso.

Avete collezionato tante pinte, eh? Adesso sappiate che sono pinte di quintali di c... Eh? Capitano? Che dici, sono simpatico? Anche attaccato con i denti alla cima dell'albero di trinchetto? Quindi la smetto di fare il simpatico? Ok, posso almeno dire... ah sì quello sì? E allora: alla via così!

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venerdì 26 ottobre 2012

La scrittura creativa: il raptus creativo di Steve70.



Ho le migliori intuizioni quando viaggio sul treno, in aereo... purtroppo anche in auto e in moto (io sono il pilota) :o
Se poi associo a questo la musica... proprio parto per le vie della creativita'... il massimo è passeggiare e cogliere l'artista di strada che suona da Dio.


Steve70


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Il raptus creativo di Lutastyle. 
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giovedì 25 ottobre 2012

La scrittura creativa: il raptus creativo di MasMas.

la creatività


Non ci avevo mai pensato, ma a me le idee vengono spesso mentre vado in bicicletta.
Oppure mentre mi addormento.
Non è che c'è qualcosa che mi ispira, viene tutto fuori da sè, boh. Forse centrano le onde gamma, forse le radiazioni cosmiche, oppure le melanzane, non so.
Scrivere scrivo la sera, dopo che il mio frugoletto si è addormentato e prima che mi addormenti io (per questo ho MOLTO poco tempo).

Poi qualche ritocchino qua e là in ufficio nel tempo perso.

MasMas

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mercoledì 24 ottobre 2012

Appunti di scrittura creativa di Yukie: 5 - lo straniamento



Straniamento: sconvolgimento dell’abituale percezione della realtà che il narratore induce nel lettore mediante l’uso di particolari tecniche linguistico–narrative.

Questa è la tecnica narrativa che esploriamo oggi. Per spiegarla, come ho fatto per l’hook, parto subito da un esempio:

Gli esseri umani sono cose di dimensioni variabili. I più piccoli lo sono talmente che se altri esseri umani più grandi non li portassero dentro un piccolo veicolo, non tarderebbero a essere calpestati. I più alti raramente superano i 200 centimetri di lunghezza. Un dato sorprendente è che quando giacciono distesi misurano sempre stranamente lo stesso. Alcuni hanno baffi, altri barba e baffi. Quasi tutti hanno due occhi, che possono essere situati nella parte anteriore o posteriore della testa, secondo da che parte li si guarda. Deambulando si spostano da dietro in avanti, per la qual cosa devono controbilancare il movimento delle gambe con un vigoroso sbracciamento. I più frettolosi rinforzano lo sbracciamento mediante borse di pelle o di plastica o valigette denominate Samsonite, fatte di materiale proveniente da un altro pianeta. Il sistema di spostamento delle autombili (quattro ruote accoppiate piene d’aria fetida) è più razionale, e permette di raggiungere velocità superiori. Non devo volare né spostarmi a testa in giù se non voglio esser preso per un eccentrico. Nota bene: mantenere sempre in contatto col terreno un piede – uno qualsiasi dei due – o l’organo esteriore denominato culo.

“Nessuna notizia di Gurb” di Eduardo Mendoza.

A descriverci in questo modo esilarante è un alieno, sbarcato sul nostro pianeta in missione di ricognizione insieme a un compagno. Quest’ultimo si perde e lui resta solo, a cercarlo e a registrare ciò che vede attraverso il suo sguardo, estraneo alle abitudini del nostro mondo.

Eduardo Mendoza è uno scrittore spagnolo contemporaneo, ma nell’utilizzo di questa tecnica ha dei predecessori famosi. Tolstoj per esempio, che in un racconto degli anni venti, “Cholstomer”, usa come narratore un cavallo, che ragiona a modo suo sulle diversità tra uomini e cavalli (giungendo alla conclusione che i cavalli sono superiori).
Frederic Brown utilizza magistralmente la tecnica dello straniamento nel suo racconto breve “La sentinella”, che merita senz’altro una lettura. Se non lo conoscete leggetelo qui: http://www.galileilivorno.it/serale/fad ... inella.pdf

La tecnica dello straniamento dunque si usa quando si vuole stravolgere gli schemi comuni, descrivendo una situazione normale dal punto di vista da qualcuno per cui non è tale, in modo che tutto appaia ribaltato, insolito, spaventoso o buffo.

In ambito italiano non si può non citare Verga, che ha adottato lo straniamento in molte sue opere. Questo è l’incipit di Rosso Malpelo:
«Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo, che prometteva di riescire un fior di birbone.»
Appare evidente che quello esposto non è il punto di vista dell’autore, né di un personaggio specifico, ma la mentalità collettiva dei personaggi della storia. “Malpelo ha i capelli rossi perché è un ragazzo malizioso e cattivo” è l’espressione di un pregiudizio popolare. Detto in tecniche narrative: uno straniamento.

Esercizio: Descrivete brevemente un condominio dal punto di vista di un abitante di un villaggio africano.


Lezione nr 1
Lezione nr 2
Lezione nr 3
Lezione nr 4

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