venerdì 25 marzo 2016

Bollettino di navigazione - 22 marzo, sesto anno in mare



Bucanieri! Buca neri! Du' ca' neri! In pratica barboncini!
È il vostro capitano che vi parla. Capitano, capito, no? Non avete capito?
Avete capito. Capito, capito, che avete capito, no? No?
Oh insomma, non ci sto a capitanare niente io, adesso.
Tant'è che in questi ultimi giorni in Taverna abbiamo chiacchierato di workshop di scrittura e amenità varie. Lo Spazio autori vede sempre nuovi racconti da leggere e commentare, mentre in Area sfide è ancora in corso la sfida sull'8 marzo, c'è ancora tempo per partecipare.
In Laboratorio, in Area didattica, Paolino continua ad analizzare le parole di Pontiggia, riguardo gli aggettivi, mentre in Scrittura assistita procedono i due romanzi in editing.
Per cui sì, non grandi sconvolgimenti, ma periodo da relax. Relax che però non ci impedisce di dire: Alla via così!

lunedì 21 marzo 2016

Omaggio a Alda Merini





Veleggio come un'ombra 


Veleggio come un'ombra
nel sonno del giorno
e senza sapere
mi riconosco come tanti
schierata su un altare
per essere mangiata da chissà chi.
Io penso che l'inferno
sia illuminato da queste stesse
strane lampadine.
Vogliono cibarsi della mia pena
perché la loro forse
non s'addormenta mai.
(Alda Merini)

lunedì 14 marzo 2016

Bollettino di navigazione - 14 marzo - sesto anno in mare






Pirates! Voi fate il pilates? Io invece mangio orates. 

Voi ne pescates? Ma soprattuttos, vi rendete contos di cosa mi passas per la testas quando faccios il bollettinos? Eh? Ve ne redetes contos?
E non avetes nientes da dirmes?
Comunques, questa settimanas la navigaziones ci ha riservatos diversi avvenimentis.
In Tavernas, oltre a tante chacares, abbiamo lanciato una nuova iniziativas: le Citazioni dei pirati. Potete proporci quelle che più vi piaccionos.
In Spazio autoris, eletto il racconto del meses di febbraio, andate a fare i complimentos al vincitore. E arrivano sempre nuovi racconti, prontis da leggere e commentare.
In Area sfides abbiamo lanciato un mini-contest per l'otto marzos, che si concluderà in aprile. Tutto da partecipares.
E in Laboratorio trovate l'area didatticas con nuovi contributi su cui discutere, mentre continuano le iniziative sui romanzis in revisione.
Insommas la rottas procedes di qua è di là, in una traiettoria a Z. Per cui non mi resta che chiuderes con: Alla via così!

Racconto del mese - febbraio 2016

Fado
di Ottantino

   Di Irene amavo gli occhi, la nuca, il coraggio e un certo modo di puntare la lingua contro gli
incisivi inferiori nel pronunciare le parole che cominciano per esse impura. Scoglio. Specchio.
Stronzo. Quando diceva quelle cose lì, la adoravo.
   – Te adoro, – mi disse lei, la seconda volta in cui ci vedevamo. Tra di noi parlavamo italiano, ma
per le stronzate e le frasi romantiche usavamo il portoghese. Era una specie di codice che mi è
rimasto appiccicato addosso per parecchio, ad avvelenarmi le conversazioni, anche quando lei non
c'era più già da un pezzo.
   Del resto, c'eravamo conosciuti a un corso di lingua. Capii che era romana perché a lezione
diceva "sory" con una erre sola. Ci scambiammo gli appunti e cenammo in una bettola di Bairro
Alto. Le stradine piene di gente facevano su e giù, e ad ogni angolo c'erano un locale aperto e panni
stesi, come a Trastevere.
   Era quel periodo in cui si esce insieme ma non si sta insieme. Ci incontravamo la sera,
fumavamo, e bevevamo ginjinha, un liquore alla ciliegia che non mi è mai piaciuto, raccontandoci
le novità e le nostalgie.
   Sembravamo emigranti del periodo tra le due guerre, invece ero solo in Erasmus. Studiavo
geometria analitica e sapevo tutto delle coniche.
– Perché si chiama Erasmus? – chiedeva lei.
Io le parlavo di Erasmo da Rotterdam, per lo più inventando, e intanto le passavo tre dita dietro
la nuca. Lei mi spiegava di esser lì in una sorta di introduzione al Brasile: quattro mesi di lavoro a
Lisbona a imparare la lingua, prima di partire per Rio a trovare uno zio e, sperava, fortuna.
   Camminavamo a caso per i colli della città, fermandoci a guardare il panorama ad ogni
miradouro. Io guardavo un po' il Tago e un po' lei, che indossava maglie cortissime, sopra un
ombelico di quelli col ciccetto all'infuori.
   Era il periodo in cui si sta insieme senza dirselo. Lei elencava le parole nuove che aveva
imparato e io le contavo. E intanto pensavo che partire da Roma per andare a Lisbona a innamorarsi
di una ragazza di Roma è una carambola che ti riesce una volta ogni mille vite. È normale che uno
poi ci legga dentro cose strane: un segnale, il destino, le congiunzioni astrali.
   – É o fado, – diceva lei, e intanto tirava su col naso, perché era sempre mezza nuda ed era ovvio
si sarebbe beccata un raffreddore.

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mercoledì 2 marzo 2016

O pirata pirata chi sei tu? Sfida

Il 25 Febbraio è stata la festa di PescePirata. Noi l'abbiamo festeggiata così.

E per non farci mancare niente domenica 28 scadevano i termini per la mini sfida tra pirati. Io, la sirena del gruppo si è divertita, perchè nonostante fosse la giuria, è stata sfidata. Lo sfidante è annegato gettandosi dalla nave prima della sfida quindi rimane una bizzarra intervista che mi ritrae in una luce tutta nuova. La vera sfida è stata tra i due capitani Grillloz e Masmas che sfidandosi con tutte le armi possibili hanno dato vita a un ritmo frenetico per tutta la nave. 
Chi avrà vinto tra i due capitani?




lunedì 29 febbraio 2016

Bollettino di navigazione: 29 febbraio - sesto anno in mare



Pirati! Ma lo sapete che giorno è oggi? È un giorno particolare, perchè ce n'è solo uno ogni quattro anni, ma non vi starò a spegare tutta la storia della precessione degli equinozii o di altri cavalliconsaguinei, anche perchè noi marinai non l'abbiamo mai capita; noi navighiamo seguendo le stelle, e qualche volta arriviamo dove volevamo arrivare.

Comunque di cose ne sono successe tante questa settimana, quindi se ne dimentico qualcuna perdonatemi, ma negli ultimi giorni il rum è scorso a fiumi, fra bagordi e festeggiamenti. E a proposito di festeggiamenti la scorsa settimana abbiamo festeggiato il compleanno di PescePiratA <o> e l'abbiamo fatto alla nostra maniera con un super mini flash contest. Tra l'altro state all'erta, perchè probabilmente vi chiederemo di continuare la storia
E siccome era avanzato ancora del rum ieri ci siamo giocati l'ultimo boccale in una sfida tra prosa e rima.
Poi che dire, è stata una settimana ricca di imbarchi pirati vecchi e nuovi sono ora a pulire il ponte e controllare le sartie (qualsiasi cosa voglia dire)
In spazio autori troverete davvero tanti racconti questo mese da leggere e fra i quali sarete chiamati a votare il vincitore di febbraio.
In laboratorio abbiamo completato una valutazione e continua il lavoro sperimentale sui romanzi di Monia e di Fabio. Mentre Paolino ha raccolto e ordinato altri spunti che potete trovare come sempre in area didattica.
E poi ehm, gluck, hic, mi sa che devo finire di smaltire il rum di ieri sera, non scordatevi qualche volta di fare un giro sul nostro blog.
Ed ora pirati delle mie braghe (forse non era così, boh)
Alla via! Così!

venerdì 26 febbraio 2016

Per Olov Enquist - IL LIBRO DELLE PARABOLE - Iperborea

Per Olov Enquist

IL LIBRO DELLE PARABOLE
Un romanzo d'amore


Iperborea

http://iperborea.com/titolo/393/


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L’occhio gli cadde su una copertina. Il libro delle parabole. Parabole!? Si parla forse di religione? È il commento di questo autore svedese, Per Olov Enquist, al Vangelo?

Lo prese in mano e si accorse del sottotitolo: Un romanzo d’amore. L’amore!! Gesù ha parlato di amore, certo – no, non soltanto parlato, ne sapeva molto di amore, lui! – e gli scrittori di ogni epoca hanno parlato di amore. Si possono scrivere ancora libri sull’amore? Si devono scrivere! L’uomo non deve mai stancarsi di farlo. Ogni parola di un libro sull’amore è un fiammifero che si accende nelle notti feroci, una stella cadente che appare, anche solo per un attimo – ma appare.

Guardò l’indice. Nove parabole. No, nove capitoli. Ma insomma! Secondo il sottotitolo, si trattava di un romanzo! Un romanzo fatto di parabole. Pazzesco!!

Aprì a caso e capì subito che quel libro era suo, che doveva leggerlo, che gli avrebbe dato molto. Trovò subito una chiave per capire cosa fossero le parabole. “Si tratta spesso di piccole facezie che virano rapidamente verso qualcosa di nero come la notte”. Lesse pagine sparse. Quelle dell’autore non sono “vicende” o “storie”, ma “parabole”. Enquist vuole dunque farci riflettere sul significato della sua propria vita? O della nostra (dei lettori) vita, mettendoci a disposizione la sua biografia? O cerca una chiave di lettura per iniziare a comprendere se stesso – perché mai si potrà finire? Tutte spiegazioni valide – perché no? Tutte! Il mondo è ampio, enorme, c’è posto per tutto e tutti. E nonostante la notte sempre più buia, tutti, tutti! possono regalare una scintilla.

Pensò che la vita dell’autore era stata nera come la notte, perché questo libro parlava dell’autore – ma fece fatica a capirlo: gli occorse tempo. L’autore parlava di sé, ma in terza persona, come se – come se cosa? Come se per parlare di se stesso, Enquist avesse avuto bisogno di allontanarsi, di uscire dalla propria pelle così come dopo una lunga immersione su fondali intorbiditi da mareggiate senza fine, si nuoterebbe di corsa, polmoni che scoppiano, a riprendere aria. E solo là fuori, nonostante gli occhi che bruciano per il sale, il vento che risucchia ogni calore, è possibile narrarsi. Vivere quanto basta per narrarsi.
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Mi sono permesso di “recensire” questo testo attraverso uno scimmiottamento dello stile di Enquist, sperando di metterne in luce qualche aspetto. La terza persona per parlare di sé; l’uso del corsivo; la punteggiatura sovrabbondante. Il susseguirsi di frasi che di colpo sviano, conducono altrove, folgorano. Il libro delle parabole non è un libro da leggere. È da consultare, digerire, meditare, aprire a caso in un qualunque momento della giornata, e in ogni pagina si troverà polvere d’oro.


Paolino