mercoledì 19 dicembre 2012

Votazione 5° contest letterario Pescepirata

Si votano i 24 racconti in gara per il 5° contest di pescepirata.

Regolamento votazione:

- possono votare tutti gli utenti iscritti, non saranno tuttavia ammessi voti di utenti con medesimo IP (ergo: siamo sportivi suvvia, non barate!)
- si possono dare 2 (due) voti per ogni utente
- i voti vanno dati insieme, non si possono dare in momenti diversi, una volta data la conferma non si potrà dare il secondo voto se ne avete dato solo 1
- se vi sbagliate a dare i voti, amen. Scusate ma non è possibile aggeggiare nel database: state attenti a non sbagliarvi.
- i racconti che hanno usato più chiavi hanno i 2 punti in più messi da noi (nel caso rileviate errori segnalatecelo)
- nel caso di racconti arrivati a parimerito sceglierà lo staff quale premiare in base alle proprie valutazioni (insindacabili). Questo per evitare di fare 15 magliette per exequo (e bancarotta).
- si possono, contestualmente ai voti, dare giudizi ed esprimere le proprie preferenze, ma non condizionate la gara. Ricordate che qualcuno potrebbe rimanerci male per una critica.
- per noi avete già vinto tutti, sia che riceviate molti voti o pochi (chissenefrega).


N.B.. Abbiamo formattato tutti i testi con medesime regole. Pagina A5, font Times New R 12. Abbiamo anche creato i pdf. Consigliamo di leggere i testi sistemati per non farsi condizionare da cattive formattazioni.
Ci sono 2 racconti "fuori concorso" (Consiglio e Robbo) perchè hanno sforato ampiamente il limite di caratteri. Per noi sono da leggere e saranno comunque oggetto di selezione per l'antologia (quando e se).


LA VOTAZIONE SI CHIUDERA' A FINE DICEMBRE.

Buona lettura

Questo il posto in cui esprimere il voto sul forum.

lunedì 17 dicembre 2012

Bollettino di navigazione, 17 dicembre, secondo anno in mare



Scrivo in vece dei capitani perchè ormai è Natale! Siamo tutti più buoni, sicchè...

La nave procede su un mare di sciroppo dolce, sollevando onde di zucchero filato sospinta dal vento freddo che porta l'odore di panettone appena cotto.
Dalla cambusa vengono gioiosi canti di Natale dei membri della ciurma travestiti da elfi che preparano caramelle, cioccolate, biscotti e rum dolce al sapore di lampone.

Tutta 'sta roba da magna' avrà attratto i quattro nuovi imbarchi: salutateli con un gioioso canto piratesco natalizio in Giuramento.

A pranzo, tra tortellini, cotechino e purè (in quantità), in Taverna si è parlato della grande novità del prossimo anno, l'Associazione Culturale PescePiratA! Andate a dire la vostra.

Come vedete, tra avanzi di pandoro a merenda, cenette con capitone e dolci al mascarpone, salamini e vin brulè preprandiali, l'attività non è mancata:
Il contest 'Vasco Rossi, il culo di Belen e il gattocane' è appena finito, ora tocca votare ben 25 racconti! Sarà dura, io comincio subito, li trovate in Area contest.
Ancora aperti diverse sfide rapide in Allenamento, comunque.

Finita la trippa al sugo? Annaffiato di grappa? Allora datevi al solito da fare settimanale: in Editatemi almeno tre lavori in corso;
in Scrittura assistita Sempre attivi i romanzi di Peta ed Elisa;
in Spazio autori Almeno sei nuovi racconti da leggere e commentare.

Dopo la merenda di maialino arrosto e dessert di torta Sacher ci si riposa leggendo: uscito il numero 6 crime di Fralerighe, la nostra rivista gemella, in Mondo web;
cinque nuove recensioni in Libri sul comodino, piccoli editori che hanno tanto da dire;
e in Gazzetta dei concorsi Ria ci mostra cosa sa fare coi pennelli parlando di un concorso per illustratori.

OK, passa quel panettone; mettici dentro il purè avanzato, farcisci di datteri e abbacchio, e le tagliatelle ai quattro formaggi. Intanto in tecnica ci guardiamo l'ultimo spunto di Yukie, poi ci sta la pennichella...

Oh no, Capitano, proprio adesso a lavare il ponte? Ma non ti è venuto il diabete con tutto questo parlare di mangiare? Accidenti, speravo...
Vabbè, vado, che intanto butto la letterina di Babbo Natale in bottiglia tra i flutti, che non si sa mai che la prossima volta il bollettino lo scrivi te...
Ah, eccolo, lo vedo volare alto nel cielo con le sue renne! Ma, sta parlando, dice qualcosa! Aspetta, lo sento... dice... "Alla via così!"

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Appunti di scrittura creativa di Yukie: 7 - La stanza bianca



In narrativa, oltre a conoscere le tecniche che si possono utilizzare, è bene fare anche attenzione agli errori da evitare. Uno di questi è l’effetto “stanza bianca”.
Leggiamo questo dialogo:
“Dottoressa, cerco di condurre la mia vita sociale con discrezione. Al momento non frequento nessuno in particolare.”
“Questo la rende nervoso, Ted?”
“Non più del normale.”
“Che cosa la rende nervoso?”
“Nervoso? Non saprei rispondere a questa domanda. Le solite cose che rendono nervosi tutti. Il costo della vita, quando il bambino si ammala…”
Abbiamo due persone che parlano: Ted e una dottoressa. Capiamo che il rapporto tra i due è piuttosto formale, si danno del lei e Ted risponde senza ribellarsi alle domande inquisitorie della dottoressa. Ma dove ci troviamo: in uno studio medico, in tribunale, in un talk show televisivo? Non si sa.

L’effetto stanza bianca avviene quando i personaggi parlano “in mezzo al vuoto”, quando il lettore non ha sufficienti elementi per collocarli in un’ambientazione.

In realtà il brano precedente è un estratto del libro di Avery Corman “Kramer contro Kramer” a cui ho volutamente tolto i riferimenti spazio/temporali. Questo è l’estratto nella sua interezza:
Il giudice nominò due psicologi incaricati di esaminare le case e le personalità delle parti in causa. Una sera di un giorno feriale arrivò nell’appartamento di Ted una signora paffuta sui quarant’anni, che non sorrideva mai.
(…)
“Dottoressa, cerco di condurre la mia vita sociale con discrezione. Al momento non frequento nessuno in particolare.”
“Questo la rende nervoso?”
“Non più del normale.”
“Che cosa la rende nervoso?”
“Nervoso?”
La sua presenza, il processo, Joanna, il suo avvocato, il giudice, il fatto di essere giudicato sulla parte più importante della mia vita.
“Non saprei rispondere a questa domanda. Le solite cose che rendono nervosi tutti. Il costo della vita, quando il bambino si ammala…”
“Benissimo. Vorrei parlare con il bambino, se permette. In privato.”
Proprio sulla porta della sua camera, Billy stava costruendo una metropoli…
Adesso, pur essendo un frammento, è molto più completo: sappiamo che la conversazione si svolge a casa di Ted e che dal suo esito dipenderà l’affidamento del figlio Billy.
È importante che sia sempre chiara la collocazione dei personaggi, altrimenti la conversazione rischia di passare in secondo piano, perché il lettore passa il tempo a domandarsi dove diavolo si trovano. E se non riesce a immaginarlo non potrà entrare veramente nella storia e “viverla” come se fosse reale.
Vediamo un altro dialogo:

“Attento Billy, un’astronave ci attacca da destra!”
“Maledetti alieni! Ora gliela faccio vedere io. Prendi questa bomba, mostriciattolo.”
“Ben fatto, l’hai distrutta.”
“Arriva un altro gruppo di astronavi nemiche, pronto a combattere Mike?”

Ok, nemmeno qui ci sono riferimenti ambientali, ma dal dialogo possiamo evincere che i due si trovano a bordo di un’astronave e sono impegnati in una battaglia contro gli alieni. Giusto?
Sbagliato. Perché la scena prosegue così:

“Ancora davanti a quella playstation? Spegnetela, che vi frigge il cervello, e andate a giocare a pallone.”
“Ancora un minuto mamma, abbiamo quasi superato il secondo livello.”

Ecco, l’ambientazione è arrivata, ma è tardiva. Perché eravamo convinti di volare con due eroi dello spazio e trovare due ragazzini seduti sul divano ci spiazza. Non è che non si possa fare (non esistono divieti in narrativa) ma bisogna farlo con criterio. Se il dialogo “fuorviante” si limita alle battute scritte sopra può essere ancora accettabile, ma se prosegue così per pagine e pagine e solo alla fine scopriamo che è tutto un gioco, rischiamo di giocarci anche il lettore, che si sentirà preso in giro e non sarà più disposto a seguirci nella storia che gli raccontiamo.
Quindi attenzione all’effetto “stanza bianca”: cerchiamo di tratteggiare sempre l’ambientazione dove si muovono i nostri personaggi. Bastano anche pochi elementi, l’importante è che il lettore sappia cosa immaginarsi.

Esercizio: Riprendi questo dialogo e inseriscilo in un contesto.

“E adesso, come hai intenzione di muoverti?”
“Ci devo pensare. Non è facile, ma non mi do per vinto.”
“È l’atteggiamento giusto. Ma non so se questa volta ti servirà.”
“Questo lo vedremo. Ho ancora delle carte da giocarmi.”




Yukie
Pescepirata.it 


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venerdì 14 dicembre 2012

Recensione di "Airbag" di Gianni Solla

Recensione di "Airbag" di Gianni Solla



AIRBAG
di Gianni Solla


AD EST DELL'EQUATORE
Prezzo: € 8,90
EAN: 9788895797014
Pagine: 136






Maurizio sfonda le cose. Pendono a suo carico due denunce. Il certificato di una clinica che tratti il suo caso sarà utile, sostiene il suo avvocato, nella sentenza fina del processo. Per questo motivo e dopo aver distrutto il monitor del computer a calci, si ricovera spontaneamente nella Casa dell’equilibrio dove rimane poche settimane.

Poi un vuoto di sei anni. Ritroviamo Maurizio così come lo abbiamo lasciato: programmatore in una software house; abita una casa vuota, ogni tanto ne sfonda un pezzo a calci o a pugni; mangia barrette industriali da cui trae ‘sensazioni di calore’; fa uso di cerotti alla nicotina come rituale per esorcizzare l’insicurezza. Il suo dolore è rimasto impermeabile e la sessualità difficile. Ha un fratello paralizzato in seguito a un incidente stradale a cui porta una squillo una volta al mese. Per un guasto alla linea telefonica intercetta le telefonate degli abitanti del quartiere e finisce per interessarsi alla vita di una donna, Viviana, obesa e vittima della violenza del marito, incapace di reagire per paura di restare sola e per questo unica persona capace di comprendere il dolore di Maurizio.

Il suo interesse, ossessivo, si spinge fino a seguirla e incontrarla.

Gianni Solla, blogger di Hotel Messico, ha scritto questo romanzo in prima persona, si ha però la sensazione che il protagonista si osservi dall’esterno come se guardasse il film della propria vita. E con una scrittura asciutta, senza fronzoli e frasi dall’effetto ipnotico, è capace di toccare le corde del lettore fin dalle prime pagine.


Recensione di Elisa.
pescepirata





La pagina del romanzo sul sito dell'editore.

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Per partecipare alla discussioone sul forum qui.

giovedì 13 dicembre 2012

Recensione di "L'uomo che viaggiava con la peste" di Vincent Devannes

Titolo: L'uomo che viaggiava con la peste
Autore: Vincent Devannes
Neo edizioni - 2012 Prezzo: € 15.00
ISBN: 978-88-96176-12-2
Pagine: 192
Traduzione: Camilla Diez
 


Quarta di copertina:
1950. Un uomo senza nome fugge da un’Europa lacerata dalla guerra per un misterioso crimine commesso. Al di là dell’oceano c’è l’Argentina. Mentre la lotta anticomunista si sta organizzando in tutto il mondo, Albert Dallien – questo il nome che gli verrà dato – comincia la sua nuova vita in una Buenos Aires carnale e impenetrabile, rifugio di criminali nazisti, di traffici e servizi segreti deviati, dove l’unica cosa che conta è scegliere il ruolo da giocare e farlo nel miglior modo possibile.
L’uomo che viaggiava con la peste, partendo da una precisa ricostruzione storica, schizza il ritratto intimo di un’epoca che ha riciclato senza scrupoli la parte più buia della nostra storia. Con uno stile rigoroso e avvincente, Devannes traccia la parabola di un uomo segnato da una colpa oscura e dalla continua negazione della propria identità, quasi fosse lo specchio di un mondo che stentava a trovarne una.

Recensione:
di Franco Casale (Capitano Alatriste)

Interessanti quelli di Neo. E hanno le idee molto chiare su cosa vogliono pubblicare: cerchiamo opere viscerali, amorali, irriverenti, dissacranti, scrivono in calce sul loro sito. E questo L’uomo che viaggiava con la peste di Vincent Devannes di certo viscerale lo è.
Subito una considerazione: se il manuale del bravo scrittore ci suggerisce che l’incipit, ovvero le prime righe che introducono alla storia, deve catturare l’attenzione del lettore e trascinarlo dagli scaffali della libreria fino alla cassa, in questo romanzo tale regola è certamente disattesa.

Ma qui stiamo parlando di un testo complesso nella sua semplicità, ben fuori dai canoni della narrativa di genere e ritengo che la cassa non sia stato l’obbiettivo primario di quelli di Neo nel consegnarcelo. Loro, buon per noi, preferiscono investire in una linea editoriale coraggiosa tesa a fidelizzare un certo, e credo anche vasto, pubblico di lettori che non ne possono più di sentir parlare di sfumature varie e di vampiri innamorati. E questo è già un merito. (date un’occhiata alle loro altre proposte qui http://www.neoedizioni.it/neo/ ; ne vale proprio la pena)

Tutto comincia con lo sbarco di un tale che, pur essendo il narratore, non ci spiega chi è, da dove viene e perché. E se non fosse scritto sulla quarta di copertina, non si riuscirebbe neanche a inquadrare il periodo storico nel quale ci troviamo. È il 1950, e per capire che siamo in Argentina, per la precisione al porto di Buenos Aires, bisogna arrivare alla settima pagina. Bene. Quel tale, appena sceso dalla nave dopo aver attraversato l’oceano Atlantico, ne incontra un altro. Pare che lo stia aspettando. Dalle poche battute che si scambiano cominciamo a scoprire qualcosa: il tale è francese, ha imparato un po’ di spagnolo durante il viaggio, improvvisa un nome, Albert Dallien, e si affida all’altro tale che lo porta in un caffè dove incontrano un prete. Questi gli chiede se ha una certa lettera di presentazione quindi lo accompagna da una persona importante che diventa il garante della sua nuova vita senza fare troppe domande.

Così cominciano le vicende del presunto Albert Dallien in terra d’Argentina. E comincia anche la nostra avventura di lettori, un po’ disorientati, un po’ curiosi, alla ricerca di un filo narrativo rassicurante che ci permetta di capire che cosa ci sta a fare Albert Dallien in Argentina e perché è presunto, chi è la persona importante che gli fa da garante e da chi è stata inoltrata quella lettera di presentazione.
La storia si dipana lentamente, magari con un po’ di indolenza, lasciando qualche indizio qua e là, e ci costringe a rileggere per far collimare tempi verbali e salti temporali. Lo stile è asciutto, caratterizzato da pennellate descrittive rapide e intense, ora d’impressione, ora d’espressione. Vediamo solo quello che chi racconta ci fa vedere, tutto il resto è fuori fuoco, come fosse marginale. Ci vuole attenzione per mettere a posto i tasselli di una narrazione frammentata e funzionale allo stato d’animo del protagonista che dipinge cose, situazioni e persone con i colori di un distacco a volte irritante. Non si avverte passione in Albert Dallien. Le rare tracce di sentimento vero sono annacquate da un fosco senso di solitudine che fa intendere il fardello di una colpa non espiata. E le poche volte che cede alla tenerezza lo fa con quella equivoca accettazione che lo caratterizzerà per tutto il romanzo. Vorremmo provare a innamorarcene, ma lui ci disillude, sempre, con un disincanto che forse non gli appartiene, ma che comunque vive e ci impone, senza mezzi termini. Non è lui l’eroe, ci dice, anzi, di eroi, attorno a lui, non ce ne sono proprio.

Ma non vorrei svelare troppo le vicende narrate perché è bene che il lettore, come ho fatto io, si cali a suo modo nel mondo di Albert Dallien, immigrato clandestino, medico illecito, informatore, faccendiere e altro ancora, e viva le vicissitudini della sua nuova esistenza con le proprie aspettative emotive. La storia è importante, e racconta di puttane e papponi arricchiti, di scaltri funzionari e governi complici, di complotti internazionali, di trafficanti di ogni genere, di guerriglieri idealisti, di rifugiati nazisti riciclati e protetti da un sistema corrotto che funge da grande lavatrice. Tutti attori, noti o meno noti che siano, che recitano la loro parte in quel certo dopoguerra ricco di intrighi e miserie all'ombra della minaccia comunista.
E al centro di tutto lui, il nostro Albert, con un soprannome, il cane di Châtellerault, che è l’unico residuo di un passato occultato anche a se stesso, e quindi a noi, che rimaniamo in attesa. Finché capiamo che tale attesa è la chiave di lettura che aspettavamo.
In un gioco di ruolo che viene perseguito con cauto opportunismo, Albert Dallien ci racconta di quelle miserie, senza sconti, lungo un percorso di riscatto che affronta quasi con candore partendo dai bassifondi di Buenos Aires, defilandosi all’apparenza dal contesto di degrado sociale e morale nel quale si muove. E non ci rivela il suo mistero.

- Se incrocio uno specchio, non ho alcun ricordo di colui che ha utilizzato quella faccia prima di me. -

Chi è stato Albert Dallien prima di arrivare in Argentina? Cosa avrà mai fatto per essere costretto a espatriare clandestinamente? E perché nel suo racconto non c’è traccia di quei fatti?
Tutto su di lui rimane sospeso in attesa di una rivelazione. Gli eventi sono raccontati solo guardando avanti. Come se, attraversando l’oceano, Albert avesse varcato la soglia di una dimensione che ha sostituito la precedente e lo ha visto rinascere, come uomo nuovo, in un mondo nuovo.

- Sull’Atlantico il cambiamento d’emisfero è sorprendente. Le sere in cui ti annoi guardi il cielo, finché una notte non scorgi la Croce del Sud: l’immutabile è mutato. Ed è un cambiamento continuo, perché muta la misura stessa delle cose. -

Con una scrittura abile nel cambiare registro emotivo all’occorrenza e una rara capacità introspettiva, Vincent Devannes ci regala l’affresco di un’epoca controversa senza giudicarla, lasciando a noi, da bravo cronista, il compito di farlo.
Menzione speciale alla cura dell’edizione da parte di questa giovane e agguerrita Casa Editrice: una raffinata grafica di copertina e neanche un refuso di stampa. Il piacere di leggere un bel libro è anche questo. E non è da tutti.


Qui la stessa recensione sul forum con annessa discussione.

mercoledì 12 dicembre 2012

Appunti di scrittura creativa di Yukie: 6 - Il crogiolo



Sappiamo (lo sappiamo, vero?) che a muovere una storia è sempre il conflitto. Una storia in cui dall’inizio alla fine tutto va bene e tutti sono felici, da leggere sarebbe una noia mortale. Ci vuole azione per creare interesse e questa è data dal conflitto.
Il conflitto nasce da un desiderio del protagonista, che viene ostacolato nella sua realizzazione dall’antagonista. È il conflitto che coinvolge il lettore e lo induce a proseguire, per sapere se e come il protagonista realizzerà il suo desiderio. Più sono gli ostacoli lungo il cammino, più sarà interessante scoprire quali azioni intraprenderà per superarli.

Ebbene c’è un modo per inasprire il conflitto e questo modo si chiama CROGIOLO
Il crogiolo è la costrizione, fisica o psicologica, che obbliga i personaggi a stare assieme nonostante i loro desideri.
Protagonista e antagonista si odiano ma, naufragati su un’isola deserta insieme alla donna che entrambi amano, si trovano costretti a cooperare per sopravvivere. Questo sì che è interessante! La forzata collaborazione dà modo all’autore di approfondire la psicologia di entrambi: i rapporti come si evolveranno? I loro gesti saranno leali o uno dei due cercherà di sopraffare l’altro? E con la donna amata come si comporteranno?

Il crogiolo si manifesta bene quando gli antagonisti si trovano, loro malgrado, costretti a condividere lo stesso spazio vitale: la stessa cella in prigione, la stessa stanza in collegio, la stessa nave in balia di una tormenta…

Ma ci sono anche altre situazioni che creano il crogiolo: quando ad esempio tra i due nemici si mette in mezzo un terzo che li ostacola entrambi. O quando la sopravvivenza di uno è strettamente legata a quella dell’altro. Pensate a Dottor Jekyll e Mister Hide: in questo caso i due antagonisti convivono nella stessa persona!

Esercizio: Provate a inventare una situazione in cui sia presente un crogiolo.
Yukie

lunedì 10 dicembre 2012

Bollettino di navigazione, 10 dicembre, secondo anno in mare



Scrivo in vece dei capitani perché... Temo per la mia vita. Ho freddo, ho paura... Ieri sera, quelle voci, quelle luci; voi le avete viste? Io sì, e adesso... Cosa posso fare? Dovete aiutarmi... Anzi no, fuggite, finché potete... Io...

Questa settimana è con questa angoscia nel cuore che vi dico che la nave veleggia con un'apparente tranquillità nonostante il mare sia a tratti coperto di gelo. Nuovi imbarchi non ce ne sono stati. Sarà un segno dell'imminente fine?

Resta comuque da darsi da fare per non pensare alla disperazione che aleggia nell'animo: intanto è agli sgoccioli il nostro contest vincimaglietta "Vasco Rossi, il culo di Belen e il gattocane", in Area contest; ultimi giorni per partecipare. Lì c'è anche da votare il miglior racconto de "Le mille morti dell'uomo delle stelle": votate anche se non avete partecipato (davvero, se no vinco io; ci dev'essere qualcosa che non va nelle votazioni fino ad adesso). Poi manca poco anche per l'elezione del miglior racconto del mese di novembre in Spazio autori; lo so, sono tanti, ma hanno il pregio migliore dei miei racconti: sono corti.
Sempre in spazio autori potete leggere due nuovi lavori, più la conclusione del giallo parigino a puntate.

Il terrore ancora aleggia: proviamo con un concorso (con premio a dobloni) in Gazzetta dei concorsi; oppure con il bestiario fantastico in Scrittura collettiva; se no in Allenamento c'è il "racconti di note" che ha ripreso vita.

Oppure editare due nuovi lavori in Editatemi, o i lavori sempre in corso di Peta ed Elisa in Scrittura assistita? Ohhhhh, come soffro; sarebbe stato meglio non tia vessi mai conobbi (cit.)

Potrei fuggire da questa nave, che mi blocca il cuore, l'anima, le membra... in Festival si parla di un reading a Padova... Ma no, tutto è perduto, lo so. Mi troverò un angolo fetido in cui raggomitolarmi in posizione fetale ad aspettare l'inevitabile. Giusto il tempo di andare in tecnica ad aspettare il nuovo spunto di Yukie, da non perdere prima della dipartita finale.

Visto il mio stato d'animo, a questo punto, vi aspetterete io non dica più nulla. E invece vi frego tutti, e in punto di dipartita sussurro mesto mesto: alla via così!

Addio.


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