martedì 23 ottobre 2012

Bollettino di navigazione, 22 Ottobre, secondo anno in mare



Pssst... ehi... Pssst, dico a te! Sono qui, dietro questa pila di patate. Parlo piano perchè se no mi sgama il Capitano. A proposito, lo vedo mica qui in giro? Eh? Dietro che? A chi? Dove?
Ah, Capitano! Certo che vado a scrivere il bollettino di navigazione, per tutti i sargassi del Tringolo delle Bermuda! Imboscato? Ma che dici... Dopo pelare le patate, eh? Va bene...

Questa settimana la rotta ci ha portato a solcare molte acque, alcune agitate, altre più calme. Nuovi imbarchi in Giuramento portano nuova linfa a vecchi argomenti.

Chiacchiere varie in Taverna: si parla di ebook, piratesse, premi e racconti pubblicati su riviste. E guardate anche in Esperienze editoriali e ne L'ora del tè, dove è stata mandata una lettera al lettore medio.

Da leggere ce n'è stato in ogni cantone: ci sono una valanga di racconti in Spazio autori, ma ce n'è anche in News & Rum dove si parla di grilli, in Regolamenti e Filosofia dove c'è una nuova poesia inno della nave e in Libri sul comodino dove ci sono due nuove recensioni più quella del libro in anteprima "Quattro soli a Motore"!

Sempre da leggere, ma anche da commentare, un lavoro finito in Editatemi, così come continua in Scrittura assistita il progetto di Elisa.

Da pensare e collaborare, invece, in Scrittura collettiva si parla di scrittura... collettiva e un possibile progetto, declinabile anche come sfida tra pirati in Area contest.

Per quelli cui prude la penna, potete partecipare alla raccolta per racconti di Halloween di Fralerighe in Mondo web, o provare coi nuovi concorsi della Gazzetta dei concorsi.

Ma adesso, come tutti i Lunedì, lasciatemi in pace che devo andarmi a leggere il nuovo Spunto di Yukie in tecnica. Si parla di 'Crogiolo'. Ma che è? Mò vado a vedere, giusto il tempo di chiudere qui dicendo: alla via così!


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Gli altri bollettini di navigazione.

lunedì 22 ottobre 2012

Recensione di “Quattro soli a motore” di Nicola Pezzoli

nicola pezzoliTitolo: Quattro soli a motore
Autore: Nicola Pezzoli
Neo edizioni - 2012
Prezzo: € 15.00
ISBN: 978-88-96176-11-5
Pagine: 304

Con “Quattro soli a motore”  Nicola Pezzoli ci accompagna in un viaggio attraverso la vita di un bambino di soli undici anni. A dire il vero, ad accompagnarci non è Nicola Pezzoli, ma il protagonista del romanzo stesso. Corradino ci rende partecipi di tutte le avventure, belle e brutte, di una lunga estate del 1978, in cui fanno capolino anche ricordi passati. Ma a condurci  in questa lettura, non è il piccolo protagonista ma il Corradino cresciuto, il Corradino che, quelle esperienze, le ha vissute in prima persona, molto tempo prima.


Benché sia ancora molto giovane, Corradino conosce bene la sofferenza. Un padre violento, una madre che beve un po’ troppo; una nonna che ama, e che lo ama – cosa da non ignorare - e che vede sfiorire giorno dopo giorno a causa dell’Alzheimer; uno stuolo di bulli pronti a rifarsi su di lui ad ogni occasione. Nonostante tutto il nostro protagonista, ed accompagnatore, non abbandona mai la sua ironia e capacità di saper prendere il bello dalla vita.

La mamma beveva e papà mi picchiava. Ma questo non è il lamento del Corradino maltrattato, e se dall’inizio alla fine sulle mie chiappe e dietro le ginocchia ci saranno dei lividi, be’, non per questo verrò a piangere fra le vostre braccia. Sono un duro, io. E poi, chi vi conosce? I lividi fate finta di non vederli.


L’amicizia sincera con Gianni, di solo un anno più grande di lui, lo porterà a vivere numerose avventure. Da quelle più banali e scontante per un bambino di quell’età a quelle più pericolose e ardite che neanche gli adulti di Cuviago si sarebbero mai permessi anche solo pensare. Il mistero di Villa Kestenholz, del suo ultracentenario proprietario e l’inspiegabile scomparsa di tutta la sua famiglia, accompagnerà Corradino e Gianni per tutto il romanzo e, per ovvia consequenzialità, farà da silente accompagnatore anche per noi.
Il piccolo Corradino vivrà tutte queste esperienze con la genuinità di un bambino di quell’età. Con la paura delle ombre e del “cane nero”. Con la consapevolezza che una scarpa slacciata significava “cinghiate”. Con la tenerezza dell’attesa di un bacio schivato. Con la tremenda  percezione di aver –forse- causato la morte di ben tre persone. Con il coraggio di andare contro il “chiacchiericcio” della gente.

La scrittura di Nicola Pezzoli è veloce e semplice. Le frasi sono brevi, a volte formate da una sola parola. L’ironia con cui scrive e si rivolge al lettore è presente dall’inizio alla fine del romanzo. Tutto questo porta il lettore a leggere “Quattro soli a motore” con estrema semplicità e naturalezza, quasi si trattasse di una normale chiacchierata tra noi lettori e Corradino, accompagnatore e protagonista. Ci sgrida, ci deride e si scusa, come se fosse davanti a noi, e questo ce lo rende ancor più simpatico.

Buon romanzo. Ne consiglio la lettura a chiunque voglia rivivere le gioie di un’infanzia rubata o, semplicemente, passata. Le gioie di una tv a colori, di un amicizia sincera, di un mistero da svelare, di una madre che beve ma è capace di trasmettere solo amore puro.

venerdì 19 ottobre 2012

Pirati



Tornavamo a casa dopo l'ultimo giorno di scuola. Il sole ci scaldava i grembiuli neri e le cartelle, dall'erba folta a ogni passo saltava, volava o strisciava via una cavalletta, una farfalla, una libellula o una biscia. Le rondini ci sfrecciavano accanto a un palmo da terra lanciando piccoli gridi festosi.
Non potevamo chiedere di più dalla vita e invece a casa ci aspettava il regalo più bello: un'enorme catasta di legna era spuntata per incanto a pochi passi dai cascinali, in una sola mattina, come quei vulcani che – l'avevo letto da qualche parte – affiorano dal mare all'improvviso e in poche ore s'innalzano sull'acqua in isole di lava fumante.
La legna doveva essere stata scaricata semplicemente ribaltando i rimorchi, perché non c'era nulla di ordinato, di razionale nel cumulo. Era un caos di grossi tronchi mezzo sepolti dalla ramaglia, ceppi incastrati sotto falangi di pali appuntiti, nicchie scure come tane di ragno.
Prendemmo subito possesso della montagna di legna arrampicandoci fino alla sommità e piantando in vetta un bastone con i fiocchi delle nostre divise di scuola annodati come bandiera.

Poche settimane dopo ogni versante della catasta ospitava uno scenario diverso. A nord c'erano le palizzate di Forte Apache, con la torretta di guardia e i camminamenti; dalla parte opposta iniziavano i passaggi angusti per la Grande Grotta e da qui si poteva strisciare direttamente nella sala di controllo dell'astronave o infilare il boccaporto e spuntare sul ponte della nave pirata, una grande tre alberi con tanto di ruota di barroccio come timone.
I giochi si spostavano da una all'altra delle scenografie a seconda della calura, della compagnia e dell'ispirazione, ma il veliero era sempre tra i preferiti. A furia di arrembaggi e naufragi l'equipaggio dei corsari si era definito: ognuno interpretava un pirata diverso e aveva a che fare con personaggi del tutto immaginari che, nati per caso, avevano sviluppato una propria personalità grazie a qualche dote particolare. C'era il vecchietto ubriacone, il francese codardo, il novellino...
E c'era Basetta, un tipo grande e grosso, ingenuo e fedele nell'amicizia quanto feroce in battaglia; di solito lo facevo entrare in scena quando il sole picchiava forte e l'equipaggio preferiva la frescura della stiva al rombo dei cannoni. Allora Basetta ci faceva ridere per le sue domande assurde e per la facilità con cui cadeva nei tranelli dell'ammiraglio spagnolo. Ma aveva una forza straordinaria, coraggio da vendere e anche fortuna; riusciva sempre a cavarsela.

Un giorno che l'abulia della ciurma mi irritava o che per qualche motivo mi giravano le scatole, decisi che di Basetta ne avevo abbastanza. Così, alla fine di una delle sue imprese più memorabili, lo feci saltare per aria con tutto il galeone spagnolo che aveva abbordato.
Un silenzio terribile scese sul ponte della nave.
I compagni di tante battaglie, di solito feroci e sprezzanti, si guardavano increduli o si gingillavano con le sciabole. Una lacrima percorse la guancia del nostromo. Un marinaio cominciò a singhiozzare piano, poi un altro. La ciurma più spietata dei Caraibi sprofondò nei peggiori piagnistei e non ci fu verso di scuoterla né con le promesse di vendetta né con i richiami alla dignità.

Non ricordo quale stregoneria voodo o artificio della trama usai per resuscitare Basetta , ma dopo qualche minuto sulle tavole del veliero risuonarono di nuovo i suoi passi pesanti e partirono i festeggiamenti per il compagno ritrovato.

Quel giorno cominciai a scoprire il potere bello e terribile della letteratura.

giovedì 18 ottobre 2012

Nordest Farwest di Simone Marzini

Titolo: Nordest Farwest
Autore: Simone Marzini.
Brossura 160 Pagine
Editore: Biblioteca Dell'Immagine 

Prezzo: 13 Euro



L'immagine più efficace per descrivere Nordest Farwest di Simone Marzini è un vortice nell'acqua. Un vortice dove all'inizio i personaggi e le storie girano separati uno dall'altro, poi il girare aumenta di velocità e le distanze diminuiscono. La lettura diventa frenetica quando le storie sono così vicine da accavallarsi in un ruotare velocissimo fino all'espulsione attraverso l'occhio del vortice.

Nordest Farwest è un libro che si legge in 2 giorni perché non riesci a smettere. Ti guarda dal comodino, ti fa le braccine. Devi continuare a leggere perché senti i personaggi che ti chiamano e ti invitano a conoscere cosa combineranno la pagina dopo.
La storia di Nordest Farwest la si può riassumere così: tre storie parallele costruite su personaggi borderline, perdenti, falliti, immorali e sfigati. Tutti cercano di non soccombere alla realtà rappresentata dal lavoro, dalla prostituzione, dalla malattia di una moglie o da strozzini molto cattivi. Tutti cercano di cambiare vita, cercano l'occasione per incassare soldi e fuggire lontano. Sono personaggi un po' grotteschi, cialtroni, fanno cose senza senso; agiscono più per disperazione che per altro. Ne nasce così un intreccio che fa morire dal ridere in cui tutto ciò che può andare storto ci va, ogni atto maldestro innesca una conseguenza rocambolesca.

La scrittura è perfetta, è veloce e in ogni facciata trovi una ragione per farti una risata. La trama è parte predominante di questo romanzo, però non mancano momenti di riflessione o sprazzi in cui si intravvedono lati malinconici.
La scelta di ambientare nel padovano una storia molto americana è una trovata vincente e anche innovativa (già esplorata con il precedente lavoro, Portello Pulp, andato benissimo). Perché è lo spunto per rendere ridicoli certi aspetti della nostra società, il razzismo, il mondo del lavoro, la prostituzione, i club per scambisti e i soldi, quindi sottotraccia si legge una parodia delle nostre città, della crisi economica e del nostro oggi.

I personaggi sono perfettamente caratterizzati, alcuni sono e rimangono degli sfigati mentre altri compiono un'evoluzione che in qualche modo li riscatta dalla mediocrità. Marlon Bianchi, citazione del celebre ispettore Marlowe, parte come una sua caricatura, inetto, bolso, pigro e senza morale che ci ricorda la stessa operazione che fecero i fratelli Cohen con il Drugo Lebowski. Ma poi, nel corso della storia, si riscatta, da antieroe diventa eroe capace di slanci generosi e coraggiosi.
Poi c'è Gianni, il personaggi più reale di tutti. Costretto a tornare alla delinquenza dall'aggravarsi della malattia della moglie. È un personaggio vero, triste, che si porta dentro il senso di colpa e anche la frustrazione di non aver scelta. Poi ce ne sono altri, da Chantal, il trans più comico del nordest, alla coppia di imprenditori cinici e psicotici.
A margine di tutte le storie si aggira Zorro, un personaggio bellissimo, un uomo con evidenti problemi mentali che cavalca nella campagna padovana con il mantello nero e il cavallo di pezza. Un personaggio carico di malinconia e per certi versi poetico.

Insomma c'è di che divertirsi, di che riflettere e farsi inghiottire dal vortice del romanzo.
Simone Marzini è uno scrittore originale, fresco, nuovo. Ci mette in mostra un genere poco battuto, mai snob, una letteratura che intrattiene ma che è anche intelligente, che ti fa ridere ma senza essere di basso livello.
Bravissimo!

Black Bart


Per acquistare il romanzo, cosa che consiglio a tutti(!!!):

AMAZON
Feltrinelli
IBS
libreira universitaria



MINI INTERVISTA ALL'AUTORE 


A pochi mesi dell'uscita di PORTELLO PULP, libro che è stato un piccolo successo come ti è venuta l'idea di scrivere NORDEST FARWEST, c'è un legame tra le due storie?

Il mio intento è quello di scrivere una trilogia pulp che attraversi l'Italia. In Portello Pulp la città di Padova è protagonista fondamentale in Nordest Farwest è il nordest a essere teatro degli eventi. Nel prossimo ci sarà tutta l'Italia, probabilmente.


Com'è stato scriverlo, come avviene il tuo processo creativo? Raccontaci quanche anneddoto sulla sua scrittura!

Io, come credo altri scrittori, ho bisogno di uno stimolo visivo che fa poi partire l'immaginazione. Con Nordest Farwest tutto è nato un sabato mattina, mentre ero a fare la spesa al mercato: ho visto un cavallo bastone, di quei giocattoli di una volta, con la testa di pezza marrone e il bastone lungo. Mi è rimasto impresso, e rimbalzava nella mente, dovevo capire chi usava quel cavallo. Così è nato Zorro, uno dei personaggi più riusciti del romanzo. Una volta nato quello gli altri personaggi sono venuti fuori da soli, o da precedenti cose che avevo iniziato a scrivere. Come nel caso di Marlon Bianchi, di cui avevo scritto un racconto rimasto inedito nel mio computer. Poi sono nati gli altri: Diavolina è il soprannome di un amico di amici, che non ho mai conosciuto, ma mi sono divertito a immaginare come potesse essere. Secondo me un soprannome ha un legame molto forte con la personalità, e in questo caso Diavolina è un personaggio che si infiamma e continua a bruciare. Quindi parto da uno spicchio di realtà per poi deformarla e farla mia. Una volta che ho i personaggi, e un'idea di come andrà a finire la storia, il più è fatto: conoscere i personaggi vuol dire sapere cosa faranno davanti alle situazioni, e quindi è un aiuto. Invece se un personaggio non mantiene la sua coerenza secondo me lo scrittore ha fallito nel suo intento.


Guarderai Xfactor?

Xfactor? Sicuramente! In quella trasmissione c'è un sacco di materiale umano per i miei romanzi. Ti svelo un'anticipazione esclusiva: nel mio prossimo romanzo (che devo ancora iniziare a scrivere ma è in fase di elaborazione nel mio cervello) ci sarà un personaggio ispirato a Simona (S)Ventura.


Per chi volesse leggere Portello Pulp, che è  una sorta di prequel di Nordest Farwest lo può acquistare qui o qui.
Il sito personale di Simone Marzini è: www.simonemarzini.it
La pagina facebook di Nordest Farwest: http://www.facebook.com/NordestFarwest

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Qui la discussione sul forum legata a questa recensione.



mercoledì 17 ottobre 2012

Appunti di scrittura creativa di Yukie: 4 - Il titolo


corso di scrittura

 

Appunti di scrittura creativa di Yukie: 4 - Il titolo

ANEDDOTO
Un autore quasi sconosciuto propone un libro che, dopo diversi giri, finisce sul tavolo di Antonio Franchini, editor degli Omnibus. Il libro piace ma è particolare, difficile da collocare. All’editor viene in mente un titolo a effetto e decide di puntare su quello, lo propone all’autore, che accetta. E il libro ha un successo straordinario.
L’autore è Paolo Giordano, il libro “La solitudine dei numeri primi
I numeri primi sono indivisibili, se non per se stessi o per uno. Questa caratteristica li rende diversi e la loro diversità si traduce in solitudine. Il titolo contiene quindi la tragedia del sentirsi diversi, sulla quale si fonda il romanzo. Ovviamente il romanzo è di qualità per aver conseguito tanto successo ma, a detta di Franchini, senza quel titolo forte difficilmente Giordano sarebbe esploso.

Quanto conta l’editore nella scelta del titolo?
Come si è visto dall’aneddoto, il titolo è un elemento importante, capace di contribuire in modo determinante al successo di un libro. L’editore ha sempre voce in capitolo su questo aspetto, perché conosce il mercato meglio dell’autore. Dal canto suo quest’ultimo conosce meglio il romanzo e può suggerire un titolo attinente all’argomento del libro. La sinergia tra autore ed editore è quindi la formula vincente per arrivare a una soluzione originale, che soddisfi entrambi e soprattutto il pubblico.
Quando inviate a un editore il vostro manoscritto potete usare la formula: Il titolo da me proposto è Oppure, se ne avete più di uno: I titoli da me proposti sono e di seguito l’elenco dei titoli a cui avete pensato. In questo modo farete capire all’editore che avete iniziativa, ma che siete anche disponibili a negoziare su questo aspetto.

Quali sono i segreti di un titolo efficace?
Immaginiamo una persona che entra in libreria, si muove tra i vari espositori, legge i titoli sui dorsi dei libri e ogni tanto ne estrae uno per leggere l’incipit o la quarta di copertina. Che cosa l’ha convinto a prendere in mano proprio quel libro? Il titolo, nella maggior parte dei casi. Soprattutto se l’autore è esordiente e quindi poco o nulla conosciuto.
I meccanismi di scelta sono poco razionalizzabili, più vicini alla suggestione che al ragionamento. Vediamo allora se e come è possibile creare questa suggestione.

Calvino diceva che i titoli migliori sono quelli brevi, fatti di una sola parola, che si possono ricordare subito. Poi, però, ammetteva che il suo titolo più brutto era "Palomar", e il più bello "Se una notte d'inverno un viaggiatore..."

E questo già fa capire che per dare un titolo a un’opera non ci sono formule magiche né matematiche. Sintetizzando però possiamo elencare alcune caratteristiche presenti nei titoli “di successo”.

- Il titolo è evocativo (“La solitudine dei numeri primi”, “Figli di un dio minore”)
- Specifica il genere del romanzo (“Assassinio sull’Orient Express”, “Portello Pulp”)
- Richiama elementi forti del romanzo (“Shining” “Il codice Da Vinci” )
- Ha un significato preciso rispetto alla trama (“Camera con vista”, “La bambina che amava Tom Gordon”)
- Prende il nome del protagonista. In questo caso però deve trattarsi di un personaggio forte, di quelli indimenticabili (“Dracula”, “Anna Karenina”)

È ovvio che nessuno può insegnare a titolare un’opera, però conoscendo gli elementi che suscitano di solito interesse nel lettore si può lavorare su quelli.
Vi propongo un esercizio/ gioco. Io invento una trama, voi trovate il titolo a questo libro.

TRAMA
L’equipaggio della “Pescepirata” approda a un’isola misteriosa, che a prima vista sembra disabitata. Secondo una vecchia mappa rinvenuta dai capitani pare che in quest’isola si celi un favoloso tesoro. I pirati sbarcano per cercarlo e si sistemano costruendosi capanne di legno e paglia. La situazione è divertente, persino romantica, e i pirati si lasciano andare a una serata di festa sulla spiaggia a base di rum e canzoni.
La mattina seguente però i due capitani sono scomparsi e al loro posto viene trovato un biglietto con delle indicazioni. Se vogliono ritrovarli vivi devono scrivere tutti insieme il primo capitolo di un libro e alla sera posarlo sotto a un albero, in un punto preciso dell’isola. La mattina seguente troveranno il primo indizio per cercare i capitani. Per avere il secondo indizio dovranno scrivere il secondo capitolo, e così via: ogni giorno un indizio e un capitolo da scrivere.
A libro finito, con l’ultimo indizio, la ciurma ritrova i capitani e scopre che sono stati proprio loro a simulare il rapimento, per costringere l’equipaggio a scrivere. Il tesoro non esiste, o meglio il tesoro è proprio il libro che hanno scritto a più mani, che pubblicato da un importante editore, diventerà un best seller.


TITOLO?
A voi inventare un titolo per questo pastrocch :shock: questo capolavoro letterario.


Lezione nr 1
Lezione nr 2
Lezione nr 3

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martedì 16 ottobre 2012

Il comico e la politica



Il comico diventato politico saltò sul palco. La piazza era gremita di migliaia di sostenitori. Scoppiò l'applauso, seguito dalle risate quando lui cominciò a cammiare avanti e indietro con il passo rigido tipico delle sue scenette comiche.
"Chi sono, chi sono? Eh?" La folla gridò un nome. "Il signor nessuno, sono! Questa gente sono nessuno, questi uomini piccoli, dal cervello piccolo, dalla moralità piccola, dalle mani piccole: vogliono prendere tutto! Ma di grosso hanno solo il testone, e le tasche! E ci comprano le donnine alle loro festone, che poi quando ci si nascondo dietro le tende vorrebbero avere qualcos'altro di grosso; ma per avercelo bisogna altro che dirlo, bisogna avere le palle!"
Comiciò così, come sempre, il suo comizio ma poi andò subito al sodo: "Gente del sud, è il momento di svegliersi o no? Volete liberarvi dalla schiavitù della politica, della corruzione, della mafia?"
La folla esultò. La voce, seppur forte e canzonatoria, avrebbe potuto tradire a chi lo conosceva bene un'agitazione poco comune. Il suo volto era madido come sempre ma quella sera, da vicino, tradiva una tensione mai vista.
"Ancora oggi fare questi discorsi significa mettersi contro interessi potenti. Ma io sono qui lo stesso! Sono venuto sapendo di rischiare, ma so che voi siete con me, so che voi mi proteggerete! Se mi starete accanto, affronteremo tutti i pericoli del mondo, insieme."
Ancora un'ovazione. La gente andò in estasi, ubriaca dalle risa e dalla prospettiva di vero rinnovamento. L'uomo sul palco continuò per diversi minuti, agitandosi come suo solito, continuando a sudare.
La folla rideva e gidava, tanto da coprire alcune grida più allarmate e qualche movimento concitato in un punto sotto il palco. Ma non lo sparo. A quello, molti si zittorono, altri urlarono, alcuni si buttarono a terra, tanti si voltarono. Calò il silenzio. Il comico, sul palco, lo sentì, ma non si mosse. Anzi si irrigidì, come in croce, trattenne il respiro e chiuse gli occhi. Cominciò un brusio, mentre nella zona dello sparo qualcosa si muoveva, qualcuno si agitava. Poi più nulla. Il comico spalancò gli occhi, poi sorrise. Qualcuno dei suoi collaboratori gli si avvicinò ma lui lo rimandò indietro.
Tra la folla, qualcuno gridò: "L'abbiamo preso, bastardo!" "Voleva farlo fuori, ma l'abbiamo fermato!"
In pochi momenti tutto fu chiaro: il comico capì: "Ecco, vedete? Certe cose vorrebbero rimanere immutate, ma voi potete cambiarle! La mafia voleva farmi fuori e voi mi avete salvato la vita. Qualcuno ha sparato ma voi gli avete ammosciato il cannone!"
Tra l'incredulità generale lo spettacolo ricominciò. L'attentatore venne consegnato senza troppo clamore alla polizia. Dopo pochi minuti la celebrazione fu completa: il comico aveva battuto il mostro.
Ripresero le risa. Ci fu un ultimo inchino e gli applausi presero a scrosciare senza interruzione. Il comico scese dal palco sorridendo, fece le scale di corsa e si accasciò sull'ultimo gradino. Si prese la testa tra le mani e scoppiò a piangere. Diversi collaboratori lo raggiunsero, alcuni si misero a terra con lui e lo abbracciarono.
Lontano, in uno scantinato umido, qualcuno entrò nella cameretta con il letto fetido di muffa. Sopra, la ragazzina era raggomitolata con la testa premuta contro le ginocchia, singhiozzante. L'uomo le si avvicinò e disse: "Il papino non ce l'ha fatta a tenere la bocca chiusa. Digli ciao." poi sollevò la canna e la puntò alla sua testa. Ci furono due spari.

MasMas

Genere: racconto ispirato
Notizia originale: http://genova.ogginotizie.it/178901-beppe-grillo-scala-la-039-etna-aquot-votateci-non-avete-niente-da-perdereaquot/#.UHv9FiJXn_Y

Il forum di PescePiratA

lunedì 15 ottobre 2012

Bollettino di navigazione, 15 Ottobre, secondo anno in mare



Scrivo in vece dei Capitani, perchè ormai vivo una doppia personalità. Di giorno MasMas e di notte Capitan AnneBlack! No, non tripla... non lo sapete che Anne e Black sono la stessa persona? Ma mica una con la doppia personalità, no. Sono una specie di bestia mitologica a due teste, quattro braccia, quattro gambe. Ma uomo e donna, quindi un solo...

Questo bollettino mi fa male. Ma a parte questo la nave viaggia imperturbabile tra i primi marosi autunnali (chissà STEVE quando legge tutte le boiate che scrivo sul mare quanto gli viene acidità di stomaco): noi si viaggia sui venti della fantasia, per cui il mare mosso ci fa un baffo.

Un paio di nuovi imbarchi ci dilettano con le loro noiose vite umane fantastiche storie personali. Andate a salutarli con un'adeguata canzoncina pirata in Giuramento. Già che passate di lì, andate a rendere onore ai nuovi pirati vincitori dell'ultimo contest 'è l'amico è', nell'Albo dei Titoli dei Nobili Pirati (sì, nobili si fa per dire).

Chiacchiere più o meno amene: in Taverna si parla di un campione, in Festival di Pisa, nella Gazzetta dei concorsi di concorsi (?), in News & Rum di news (??) e in Esperienze editoriali di una storia finita e di scuola (???).

Mentre il nostro Free ancora chiama all'appello per i suoi racconti di halloween in Mondo web, c'è da fare in Editatemi dove un paio di racconti sono in direttura d'arrivo, così come lavoro ce n'è sempre in Scrittura assistita.

Da leggere e commentare, oltre a due nuove recensioni in Libri sul comodino, c'è una invasione di racconti in Spazio autori, devo averne contati sette (credo, cioè sette è tanto per un pirata)!

Io poi finirò col bello: in tecnica con gli Spunti di Maestra Yukie (non nel senso di maestra di scuola, nel senso di Jedi come Maestro Yoda). Si continua a discutere sui vecchi e ce n'è già uno nuovo nuovo, mo' me lo vado a leggere.

Visto che ho fretta, vi risparmierò ulteriori sproloqui su quanto la nave proceda sulla sua rotta verso i mari caldi tropicali. O meglio, io ho suggerito ai Capitani di andare verso Tortuga, o magari Guadalupe. Va poi bene anche il Madagascar, ci sono quelle scimmiette così carine. Com'è che si chiamano? Però c'è un po' troppa vegetazione. Cioè, non che non mi piaccia la natura, però sapete: le zanzare, il fango, le piante che fanno prurito... A me finisce sempre che fanno pizzicore alle gambe, perchè io mica mi metto i pantalino lunghi, col caldo che fa. Lo so che dicono sia meglio, ma a me il caldo proprio da fastidio. Cioè, se devo scegliere tra inverno e estate, estate tutta la vita. Però quando fa molto caldo ammetto che si suda. Poi viene sonnolenza, ci si stanca, e hai voglia a trascinare forzieri pieni. Che poi finisce sempre che la pelle delle mani si screpola tutta e fanno male. Peta mi aveva suggerito una cremina per le mani, ma a me non piace tanto. Voi quale usate? Una volta ne avevo recuparata una in un'isoletta di aborigeni che non mi ricordo più dov'era. Oh, era buona buona, faceva le mani così vellutate. Mi avevano detto fosse fatta con il latte di cocco, ma vai a ricordarti più. Così una volta l'ho prestata e... Capitano? Metti giù quella scimitarra che sembra l'albarda spaziale di Goldrake. Sì, io metto giù la penna. Lasciami scrivere solo: Alla via così!