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lunedì 5 agosto 2013

Intervista a Tiziana Rinaldi

La nostra formidabile Yukie intervista per PescePiratA KIDS Tiziana Rinaldi, illustratrice, scrittrice e tanto altro.







A volte è una nave che passa lontana. Un bosco segreto. Un piccolo gruppo di case. Un fiore.
Altre volte sono invece stralci di frasi sentite per caso. Una certa atmosfera mista di silenzio e di attesa. Una poesia. Una storia. La strofa di una canzone.
Sono le cose semplici quelle che ispirano le mie tavole. Quelle che vediamo e sentiamo ogni giorno. Le porto con me, nel mio studio, e lì le trasformo. Creando tavole coloratissime, bizzarre, poetiche.
Nascono così i miei dipinti, opere originali in tecnica mista, in cui fondo realtà e mondo onirico.



Questa bellissima autopresentazione è di Tiziana Rinaldi, artista nata in Toscana ma residente in Liguria, dove da più di dieci anni si occupa di arte a tempo pieno. I suoi lavori sono esposti in mostre personali e collettive e molte delle sue opere si trovano in collezioni private in Italia e all’estero. Accanto alla ricerca pittorica si dedica anche all’illustrazione, con all’attivo numerose pubblicazioni.
L’ho avvistata mentre la “Pescepirata” toccava le coste liguri e l’ho invitata a salire sulla nave per una chiacchierata.


Benvenutissima Tiziana, sediamoci qui in coperta che fa più fresco. Posso offrirti una pinta di rum? Un cartoccio di patate fritte? Un racconto da illustrare?
Uh, ma che belle tavole che hai portato, adesso le espongo sul ponte. Intanto, se sei comoda, possiamo iniziare l’intervista.
Ah, ma come si sta bene qui! Grazie dell'accoglienza, versa il rum e andiamo ad iniziare.


Tu nasci come pittrice, giusto? Come sei arrivata all’illustrazione di libri per bambini?
Dunque… ho iniziato la mia attività artistica nel 1995 come pittrice, dopo aver frequentato i Corsi Liberi dell’Accademia Ligustica di Belle Arti. Ma l’illustrazione è arrivata talmente dopo poco tempo, che posso dire siano stati due percorsi paralleli.
E’ accaduto che, appena concluso il percorso accademico, una scrittrice locale di mia conoscenza stesse pubblicando un libro di favole con un editore genovese, ed entrambi stessero cercando illustratori per il progetto. Fu direttamente la scrittrice a chiedermi se intendessi partecipare, rinviandomi poi a colloqui con l’editore. Le mie tavole piacquero, mi venne così assegnato questo primo lavoro - condiviso con altre tre illustratrici. Riguardandolo con gli occhi di adesso il mio segno era ancora molto immaturo, l’esperienza in questo caso significa davvero tanto, e io non ne avevo affatto. Provo però tenerezza e affetto per quelle prime tavole in cui riconosco tanti debiti verso gli illustratori miei preferiti di quel periodo e un’assoluta immaturità del mio segno personale. A quel libro seguì un secondo, poi un terzo, sempre con la stessa scrittrice e lo stesso editore. Subito dopo queste prime esperienze arrivarono, sempre in modo fortuito, i contatti con l’allora nascente casa editrice foggiana Mammeonline che si affacciava nel settore dei libri per bambini e ragazzi con entusiasmo e ricerca qualitativa, focalizzandone, specie in quelle prime opere, una nicchia specifica socialmente rilevante: i bambini nati tramite fecondazione assistita e i bambini adottati. Trovandomi adatta a quel tipo di progettualità, ne sono diventata, in quei primi anni, illustratrice di riferimento, fornendo il mio contributo grafico alla pubblicazione di diversi volumi, alcuni illustrati interamente, altri con un numero limitato di tavole o anche la sola copertina; partendo da quei primi testi tematici, il percorso si è poi snodato attraverso libri di narrativa, filastrocche, albi illustrati, con una varietà indirizzata ad età che vanno dai 3 anni fino all’adolescenza. Tuttora il mio percorso di illustratrice prosegue, seppure in questo ultimo periodo ho preferito dedicarmi maggiormente alla pittura e alla scrittura.

I libri per bambini sono divisi, giustamente, per fasce d’età: le parole devono adattarsi allo sviluppo cognitivo dei lettori. Vale anche per l’illustrazione? Secondo te ci sono immagini più adatte a bambini piccoli e altre destinate ai più grandi, oppure il disegno ha un linguaggio trasversale, che comunica tanto ai piccoli come ai grandi? Tieni conto dell’età del lettore a cui è destinato il racconto, per illustrarlo?
Domanda molto interessante... C’è una certa diatriba, nell’ambiente, sull’argomento, con una piuttosto netta divisione tra chi pensa che qualsiasi tipo di segno sia adatto ai bambini, chi invece preferisce che le immagini per bambini debbano avere particolari canoni. Mi colloco prevalentemente nel primo gruppo, ovvero penso che i bambini siano troppo spesso sottovalutati, avendo invece la capacità e la fantasia necessarie per poter comprendere ogni tipo di segno. Non tengo quindi particolarmente conto dell’età cui è destinato un libro, ma mi concentro più sulla storia: questa mi indicherà quale linguaggio grafico utilizzare.
Ci tengo però a sottolineare che seguo un mio filo personale per creare immagini, cercando di trasmettere un senso di positiva armonia pure in storie forti o tristi, e non amo usare espressioni violente o un linguaggio espressivo crudo, neanche per gli adulti; forse anche per questo non cambio particolarmente il mio registro espressivo a seconda delle età di riferimento: ciò che desidero trasmettere alla fine è sempre, per quanto mi è possibile, un messaggio di bellezza, di luminosità, di grazia.



Cosa ti ha spinto a diventare anche autrice? 
Ho sempre scritto. Diari, racconti, annotazioni fittissime durante i viaggi... La scrittura è sempre stata, accanto al disegno, un prediletto mezzo espressivo. Mentre però, per quanto riguarda il disegno, ho sin da subito reso pubblico ciò che creavo, per un lungo periodo ho ritenuto la scrittura qualcosa di intimo, da tenere per me. E’ stato con la nascita del mio blog, che ho iniziato, molto timidamente, a rendere pubblico anche questo mio lato. L’interesse e l’apprezzamento per ciò che offrivo mi hanno dato il coraggio e gli spunti per continuare, fino ad arrivare alla pubblicazione di un racconto, nel libro Ancora una (Ed. Mammeonline), e di alcune filastrocche, nel libro Strocca che Fila (Ed. Mammeonline).
C’era però una certa bambina che vive su un’isola, che da troppo tempo stava aspettando il suo turno, diventando sempre più impaziente. Questa bambina ha il nome di Ninablu e le sue avventure, scritte in un lungo lasso di tempo, sono diventate il mio primo libro completo (testo e illustrazioni).




Quali sono le similitudini tra il linguaggio scritto e quello visivo? E le principali differenze che hai trovato?
Non trovo differenze tra scrivere, illustrare o dipingere. Utilizzo gli stessi canali per tutte e tre le attività (ne aggiungo anche una quarta: fotografare) mettendole tutte sullo stesso piano e utilizzando la stessa finalità: raccontare una storia. Così che io dipinga, illustri, fotografi o scriva, sarà sempre una storia che ho in mente, con il suo inizio, lo svolgimento e la fine; e sarà quella cui fare riferimento nell’aggiungere anche ogni più piccolo particolare, che sia un segno grafico, un colore, una frase, la luce di uno scatto.

Secondo la tua esperienza, cosa preferiscono leggere i bambini?
Ai bambini piace divertirsi, emozionarsi, sognare, indignarsi di fronte alle ingiustizie... proprio come a noi adulti, anzi, forse a volte anche con maggior intensità. Non penso che abbiano bisogno di libri educativi, ma di belle storie, scritte con cura, con passione. In ogni storia, anche in quelle apparentemente solo divertenti, ci saranno poi spunti su cui riflettere, sia da soli che assieme ad adulti di riferimento.

Credi che con le giuste parole e immagini si possa affrontare, in un libro per bambini, qualunque argomento?
Sì, certamente. Anche i più difficili, come la sofferenza, la morte, le ingiustizie. Siamo noi adulti a volerli proteggere in una sorta di bozzolo. Amo molto il modo in cui crescono i bambini in campagna: liberi di vedere la vacca che partorisce, l’uccellino ferito dal gatto, la biscia morta. I bambini sono tremendamente curiosi, fanno e si fanno di continuo domande, anche scomode, cui è possibile rispondere anche attraverso i libri. Infine ogni sentimento fa parte dell’esistenza, negarne alcuni aspetti, mostrare solo un lato della medaglia, è impedire loro di vivere armoniosamente la totalità di emozioni e sentimenti che ci dona la vita.




Andiamo su aspetti più tecnici: chi decide la fascia d’età a cui è destinato il libro: l’autore, nel momento in cui scrive, o la casa editrice che lo inserisce in una data collana?
Penso sia una sinergia. Non credo che l’autore, quando inizia a scrivere, abbia in mente una fascia d’età ben precisa. Almeno, per quanto mi riguarda, come dicevo più su, io ho sempre e solo in mente una storia. Una volta scritta, e dopo averla mostrata alla casa editrice, se adatta alla pubblicazione decideremo assieme l’età più adatta ai suoi lettori.

Che consiglio daresti a chi vuole iniziare a scrivere o a illustrare libri per bambini?
Il primo consiglio è: amate profondamente ciò che fate, ciò che offrirete. Amate ogni minuto che impiegate a creare, amate profondamente il prodotto finito, ma allo stesso tempo siatene giudici feroci e imparziali. C’è una concorrenza spietata oggi, ma io penso ci sia sempre posto per tutti coloro che diffondono il bello: una bella storia, bei dipinti, curatissime illustrazioni. Siate sempre obiettivi, scartate ciò che non convince per primi voi. Siate professionali: dedicate ore, giorni, mesi al lavoro, trattandolo proprio come tale, con cura, impegno, studio, onestà. Non scoraggiatevi di fronte ai rifiuti: ci saranno, ma sono il più delle volte salutari. Riprendete in questo caso il vostro lavoro in esame e cercate di capire come può essere migliorato. Siate lettori e osservatori onnivori, curiosi e instancabili: da tutti c‘è da imparare. Seguite però poi sempre la vostra voce, che è l’unica che potrà rendervi riconoscibili e indimenticabili. Infine, abbiate cura voi per primi del vostro lavoro: informatevi sui vostri diritti, di modo che, in caso di pubblicazione, o comunque di un lavoro commissionato, possiate avere ciò che vi spetta, sia dal punto di vista economico, sia legale.





Il più bel commento che hai ricevuto da un bambino sui tuoi lavori?
Adoro essere commentata dai bambini :D Sono osservatori generosi, e sia nel bene, che nel male, dicono sempre quello che pensano - e per fortuna!
Ti racconto due commenti:
- Il primo risale al 1996 anno in cui stavo esponendo per la mia prima mostra personale a Portofino. Avevo, tra le altre cose, una serie di piccoli dipinti coloratissimi rappresentanti buffi esserini, esposti all’esterno della galleria. Stavo osservando i passanti, quando vidi un papà col suo bimbo sulle spalle. Già da lontano il piccolo cominciò ad indicare con il dito i dipinti, chiedendo al papà di avvicinarsi, li guardò attentamente tutti, poi rivolgendosi a me disse: che bellissima fantasia hai! Beh, credo che questo detto da un bambino abbia un valore immenso.
- Il secondo mi è stato raccontato da una delle lettrici che stanno animando Flashbook-letture a ciel sereno. Il libro in lettura era il mio La strada di Miro (Ed. Mammeonline), il commento che mi è stato raccontato è quello di Livia, 6 anni, che sul finire della lettura si stropiccia gli occhi e dice: “mi stanno uscendo le lacrime..."

Finisce qui l'intervista (e il rum!). Che dire, Tiziana? Ti ringrazio tantissimo per il tempo che ci hai dedicato e i bellissimi spunti di riflessione che ci hai offerto. C’è qualcosa che vuoi aggiungere? (alla Marzullo: fatti una domanda e datti una risposta ^_^)
Non ho domande da farmi nemmeno particolari proclami :) 
Aggiungo solo un sentito ringraziamento a te e tutti voi di Pesce PiratA e un sincero Buona fortuna! a chiunque stia leggendo adesso.
Qualunque sia il vostro sogno, possiate realizzarlo.
Chè un sogno realizzato rende felice il mondo intero :)

Yukie

venerdì 16 novembre 2012

Intervista ai due capitani di Pescepirata

Anne e Black.

Girovagando per la rete ho incontrato questo forum letterario svalvolato: Pescepirata.it.
Ho quindi deciso di intervistare i due Capitani…

Ci siamo incontrati nella stiva polverosa della nave [dov'è lo sguattero? C'è di che sgridarlo] davanti a due birre doppio malto e un alligatore [no, non la bestia, il drink, sono una pirata di classe, io!].

Lutastyle: Mi sembra francamente stupido chiedere da dove è nata l’idea di PescePiratA. Allora vi chiedo: come vi siete incontrati voi due matti capitani?

Black Bart: Matti a noi? Scherzi vero? Noi siamo dei letterati a modo, non le vedi le facce emaciate da ore passate sui libri in biblioteche dimenticate da dio?
È una storia lunga, siediti. Era da poco finita la baldoria dell’82, tu eri nata? Be’ insomma, c’erano stati i mondiali, l’Italia aveva vinto ma io facevo il tifo per il Brasile… Ma come si fa a fare il tifo per il Brasile l’anno in cui vince l’Italia?! Mentre Anne allora odiava il calcio, più che altro faceva motocross con mezzi abbastanza improbabili… i fratelli erano davvero spericolati! Ecco, per fartela breve… più tardi l’Italia ha collezionato un sacco di sconfitte in un momento che poteva massacrare chiunque. E Sacchi chi l’aveva messo in nazionale?! Anne intanto si drogava, roba di poco conto. Primi amori… solite cose. Ah la ninfomania! Primavera, estate, e poi di nuovo primavera. Le stagioni non erano più le stesse! Poi un giorno mi sono svegliato e mancava qualcosa. Mi sono chiesto: cos’è che manca? Mancava Pescepirata e allora l’abbiamo creato. Io e Anne, sì come il film di Woody Allen.

Anne Bonny: Purtroppo il segreto professionale mi obbliga a non dire che BB (ndr Black Bart) in quel periodo veniva in terapia da me, aveva diversi problemi tipo quello di non accettare la sua verginità pur avendo già due figli.

Lutastyle: No, in effetti non ero nata nell’82! Quindi, PescePiratA è nato grazie a Sacchi in Nazionale e la ninfomania di Anne. Un prodotto di elevato spessore culturale, non c’è che dire.
E gli utenti? Come li avete pescati? Chi è il vostro fornitore di articoli per la pesca?

Black Bart: Te lo ricordi Sampei? Fottuto piccolo giapponese. Pescava pesci enormi! Quando ho provato non tiravo su nemmeno le acciughe. Ti piacciono le acciughe? Le adoro!
Gli utenti arrivano per caso, qualcuno parla di noi come un covo di pazzi. Arrivano, bussano alla porta e dicono OOOOHHHH. Tanti scappano, i più coraggiosi si presentano e diventano pirati a tutti gli effetti. Stiamo coltivando un bel gruppo di amici, si può dire amici o la De Filippi ci querela?

Anne Bonny: Come si sono trovati gli utenti? Grazie alla ninfomania direi… meglio di Google!

Lutastyle: Sì, in effetti anche io sono arrivata grazie alla ninfomania, si può dire. Ma a parte questo e anche a parte Sampei. Amici-colleghi, alla fine la filosofia è proprio quella, no? Una rete di amici che condivide informazioni. Insomma, è un po’ come essere attorno a un tavolo e dire: «Oh, Black, mi passi il sale? Grazie, sai, pensavo che non sarebbe male ambientare il mio romanzo tra Torino e Roma, tu che ne pensi?» «Passami l’olio. Beh, però con la trama che ha Genova sarebbe l’ideale… no?» e così via per tutta la serata, no? Una grande comune di pazzi che si confrontano e si sostengano a vicenda. In barba alla solitudine competitiva. (Ammazza che definizione!)
Descrivete il vascello in 140 battute. Un temino, suvvia, come a scuola!

Black Bart: Sì, dai, in effetti sembra una grande tavola davvero. Tutti che urlano: “passami il saleeeee” “dammi l’oliooooo”, ma nessuno che si arrabbi per questo sale che gira, gira, gira, gira, giraaaaaaaahhhhhh. Grandi risate, gente che non si prende troppo sul serio, uno si alza in piedi sulla sedia e si mette a cantare! L’altro che beve il vino dal bicchiere di un vicino con una cannuccia lunga un metro… Hai presente il file sharing? Qui di sharing c’è l’esperienza, la conoscenza, come dire, non siamo dei fenomeni ma insieme possiamo mettere in crisi perfino Baricco! (Hey ciao Ale, tutto bene?).
E la sai la figata?? Non ci crederai: alla fine non passa nessun cameriere col conto! (tutto gratis!)

Anne Bonny: esatto il nostro propulsore è proprio il principio di condivisione che è poi la base dell’web 2.0 (di cui in tanti, forse troppi, parlano). Condivisione, partecipazione, autoregolamentazione tutti termini a noi cari. Come un banchetto dove ognuno mette a disposizione le sue portate, si scambia le ricette e si chiacchiera di tutto tra un bicchiere e un altro… a proposito che vino hai portato?

Lutastyle: Ho del barolo, una buona annata… ne ho un paio di bottiglie, occhio a non sprecarlo che è vino buono! Mi sono portata dietro del barolo chinato e dei tartufi di cioccolato per il dopo pasto! E passo sopra al fatto che avete sforato alla grande il limite di battute… tiè un cioccolatino!
Occhei, a parte il cibo… cosa vuole diventare da grande PescePiratA?! Insomma… si pubblicherà col “bollino pirata”, una sorta di bollino Chiquita?! Ci avete pensato, immagino, sì?
Ah, Anne, è finito il Calvados nella stiva. Non so proprio chi ne beva così tanto…

Black Bart: Be’, chi può dirlo cosa diventerà Pescepirata. Potrebbe diventare un trampolino di lancio per giovani talentuosi, potrebbe diventare una comunità letteraria rispettata, potrebbe perfino diventare un raggio di sole in un mondo grigio che sembra andare allo sfascio. Oppure potrebbe diventare un cavallo da corsa. O un gambero. Ti piacciono i gamberi?
Ci divertiamo, questo è certo, quindi la cosa di per sé ci basta. Il bollino? Stai parlando del fantomatico bollino “Pescepirata Approvato”? Chi ti ha fatto la soffiata?
Non ne ho mai sentito parlare!

Anne Bonny: So da dove arriviamo ma non dove andremo, soprattutto quando al timone è il turno di BB + Calvados. Ma da principio quando BB (ricordiamo veniva in terapia da me) ebbe l’intuizione di fare un forum letterario di scrittura ed editing collettivo, ho puntato molto su questo cavallo di razza e ci ho creduto da subito; poi il resto viene da sé ogni giorno ce n’è una nuova, nel Quartiere Generale se ne vedono delle belle grazie anche al mitico staff che ci dà input, sostegno… insomma Bruno, Yukie, Peta, MasMas si fanno un mazzo tanto mentre io e BB scoliamo formati magnum di tutto ciò che è alcolico.
Lutastyle: Nessuna soffiata, vi spio! E apprezzo che Anne abbia citato lo staff, parte importante di ogni forum!
Come vengono selezionate le “vittime” dell’editing collettivo?

Black Bart: lanciamo un pesce in aria e se cade sul racconto lo editiamo se cade fuori lo mangiamo. Il racconto. Poi il pesce torna nell’acquario perché noi amiamo i pesci. Specie se rossi. E con il dentino. A te piace il pesciolino col dentino? L’ha disegnato Anne Bonny, è un genio con la grafica! Come le locandine dei contest
Anne Bonny: Sì, sì è proprio una casualità come dice BB, credevi che i racconti li leggessimo per valutarli? ah ah ah (proprio così la risata: discontinua e maligna)
Tutti nello staff (tranne me) leggono e poi segnano in una lavagna enorme i buoni e i cattivi… io nel frattempo spargo soprannomi a tutti, ne sa qualcosa la GranGnoccaVenerabile del Vascello.

Lutastyle: La GranGnocca Venerabile del Vascello deve essere una che conta, o forse che canta (quando la fate ubriacare)!
Il pesce col dentino è un amore e la locandina del contest è una roba che non si può descrivere ma solo mostrare a chi ancora non l’ha vista.
Parliamo proprio del contest: quale mente malata l’ha partorita?! Come? Perché?! Quanto vi piace mostrare in giro quante siete fighi e all’avanguardia? Insomma… parlatemene! (E salutatemi la GGV!)

Anny Bonny: Eccomi scusa, BB è andato un attimo in bagno a partorire qualche altra idea (ops l’ho detto).
Intanto se vuoi ti intrattengo con della musica, ti piace la musica klezmer? Io la adoro me l’ha fatta conoscere un caro amico che ancora non è iscritto al forum, ma ti rendi conto? Nel 2011 c’è ancora gente che non è iscritta a PescePiratA.it!

Black Bart: Eccomi (rumore di sciacquone)! La GGV per pescepirata è come uno dei pistoni per un motore. Senza: va piano, va male. Con: va fuori strada!
L’idea del concorso l’abbiamo copiata, noi copiamo tutto, non ci piace pensare! Ahahah dai scherzo!


Beh, non c’è che dire. Sono svalvolati e nessuno lo ha mai negato… e voi? Siete pronti a essere contagiati dal virus-piratesco?

Lutastyle. 



Intervista fatta per house of book.
Il forum pescepirata lo trovate qui.

Le interviste di questo blog son qui
Le interviste sul forum (tantissime, spassosissime) le potete leggere qui.

Se volete partecipare a questa strana community che fa del gratis il suo credo, che aiuta gli autori a capire i propri punti di forza e i punti deboli, vi fa valutazioni di ciò che scrivete, vi supporta nella scrittura e vi può aiutare a migliorare. Una community che collabora con editori seri e può proporre i lavori in cui crede. Un luogo in cui partecipare a concorsi letterari bizzarri (avete visto il nuovo contest che scade il 15 dicembre?), ha luoghi di discussione sulle tecniche di scrittura e luoghi in cui socializzare e condividere la passione della lettura e della scrittura. Be', iscriviti!

Pescepirata ti aspetta!
www.pescepirata.it



giovedì 1 novembre 2012

Intervista a Gianluca Morozzi


La prima volta che ho avuto modo di “parlare” con Gianluca Morozzi è stato su facebook, mi pare due anni fa. Avevo letto di un romanzo il cui protagonista si chiamava Lajos (L'era del porco) e siccome lo scrittore veniva da Bologna mi venne da chiedergli se per caso c'era un riferimento a Lajos Detari. Il riferimento c'era eccome.

Lajos Detari era un calciatore ungherese, stratosferico, immenso. Uno che non ho mai capito perché non arrivò ai livelli di Maradona, aveva dei numeri che non ho mai visto in nessun altro. Nel 1990 giocava nel Bologna e io ero abbonato. Con un amico mi facevo da Toscanella (vicino a Imola) a Bologna in autobus (il 101, blu), partendo la domenica prima di pranzo. Eravamo i primi ad arrivare in Andrea Costa, portavo con orgoglio tipico del diciassettenne la sciarpetta dei Total Chaos.
Durante quella conversazione Morozzi mi raccontò di una trasferta mitica a Leffe in un campo dimenticato da dio, con un Bologna che lottava in serie C... insomma, passammo un po' di tempo a sproloquiare sulla nostra squadra del cuore come fossimo vecchi amici (il potere dei social network...).

Qualche anno prima la mia passione per i libri era cominciata con autori italiani, Brizzi, Culicchia, De Carlo e Baricco – autori antecedenti a Gianluca – per dedicarmi alla letteratura americana. Dai beat fino agli autori più attuali. Quando perciò parlai la prima volta con lo scrittore bolognese non avevo idea se fosse famoso e quanto.
Oggi credo di poter dire che Gianluca Morozzi, dell'ultima generazione di scrittori, sia uno dei più interessanti. Lontano dai salotti letterari e dal loro snobismo insopportabile. Uno che macina presentazioni su presentazioni, prima ancora che per tornaconto perché gli piace incontrare la gente. Uno che suona dal vivo Bob Dylan, che fa un programma radiofonico in cui mette dischi degli anni 70. Uno scrittore che che scrive qualsiasi genere, che plasma la letteratura contaminandola con il rock, il fumetto. Uno che continua a divertirsi senza montarsi la testa. Dici poco?

Via alle danze!


Gianluca Morozzi, scrittore bolognese, classe 71, musicista in una cover band di Bob Dylan, sceneggiatore di alcune graphic novel e appassionato di calcio, già una biografia alle spalle, milioni di presentazioni letterarie, una ventina di libri pubblicati e la pagina su Wikipedia... Eppure, nonostante una certa notorietà, ancora ti si descrive come scrittore underground. Forse non hai ancora raggiunto la fama di altri scrittori, perché? Cos'è che ti manca, qualche ospitata in televisione? Un bestseller?

Ah, beh, è molto semplice: non è ancora uscito il mio bestseller “L’uomo liscio”, e non è uscito anche per il piccolo dettaglio che devo ancora finire di scriverlo. Dopodiché, in ogni treno si troverà almeno un lettore per vagone con in mano L’uomo liscio, e tutti avranno una copia de L’uomo liscio e commenteranno certi passaggi esilaranti col vicino d’ombrellone.
Oppure dovrebbe uscire sui giornali la notizia di una mia torrida love-story con qualche giovane, bella e brava attrice emergente del cinema italiano. Anzi, rivolgo un appello: c’è qualche giovane, bella e brava attrice emergente del cinema italiano che vuole aiutare uno scrittore a uscire dall’underground e arrivare direttamente agli autogrill e ai centri commerciali?

Stai mica scrivendo un romanzo dal titolo “L'uomo Liscio”?

Be’, ti dirò: sì. Ed è un po’ un uber-romanzo, nel senso che ricompariranno anche alcuni personaggi vecchi in veste di comprimari di passaggio (tipo i Despero), ma soprattutto nel senso che è un romanzo interminabile ed eterno. Il primo capitolo è stato letto in pubblico ormai un anno e mezzo fa, e nel frattempo ho scritto altri cinque o sei romanzi… cercherò di dare un’accelerata quest’inverno.

Comunque per me dovresti farti qualche nemico, sei troppo buono! Prova a parlar male di qualche personaggio famoso, vedrai come aumenta la popolarità! Baricco ad esempio, l'hai visto ai comizi di Renzi? Me li vedo già i titoloni: “Morozzi attacca Baricco”. O Simona Ventura. No?

Oppure: Morozzi ripesca un racconto scritto a quattro mani con Paolo Alberti in un pub nel 1994 e fa causa agli autori di The truman show (è vero!). Poi ne ripesca un altro, e fa causa a Stephen King per un suo oscuro racconto. Poi fa causa a tutti quelli che hanno fatto un film con tre persone chiuse in un ascensore. Poi viene rinchiuso nel manicomio di Colorno noto come “la fossa dei serpenti”.

Niente, troppo buono!

Le polemiche tra scrittori ogni tanto mi ricordano un po’ i testi in cui i rapper insultano gli altri rapper. Io odio il rap. E l’hip-hop. E le derivazioni.

Rap... puah! Nel ns laboratorio di scrittura ci sono molti aspiranti scrittori che coltivano questa passione sperando di arrivare alla fatidica prima pubblicazione.
Prima di diventare scrittore-con-la-esse-maiscola scrivevi in solitaria o avevi anche tu luoghi in cui vivevi la scrittura come strumento di condivisione e socializzazione? Puoi raccontarci come viveva la sua passione il giovane Morozzi?


Il giovane Morozzi (che in questa occasione e solo in questa parlerà di sé in terza persona, come Formigoni o Conte) ha passato gli anni ’80 a scrivere racconti di fantascienza & horror su una macchina da scrivere antidiluviana di suo nonno. Macchina da scrivere mancante della lettera L, per cui i racconti avevano per forza titoli come Divoratore cosmico o Crociata su Marte. E gli anni ’90 a partecipare a concorsi letterari su e giù per l’Italia, spostandosi su macchinette scassate o treni espressi notturni per andare alle premiazioni. Ne ho fatti ottanta, di questi concorsi. Ne ho persi ottanta. E gli unici luoghi di condivisione e socializzazione erano i bar in cui, alla fine della premiazione, gli aspiranti scrittori sconfitti andavano a lamentarsi della giuria e del vincitore. C’erano i bukowskiani, che bevevano molto, i tondelliani, che ascoltavano timidi, le silvieballestre, con un look da centro sociale, le santacrociane, con un look da incarnazione tossica della Morte, i poeti (che non parlavano con nessuno e nessuno parlava con loro) e i pazzi generici. Altre condivisioni non ne ho avute. Il primo editore che ho conosciuto è stato Giorgio Pozzi di Fernandel nel 2001, è l’ho conosciuto quando mi ha chiamato in redazione per dirmi che avrebbe pubblicato il mio romanzo d’esordio.

Quindi dubito vorrai partecipare al nostro prossimo contest letterario, vero?!
Difficilmente dico di no.

Come si fa a dire di no ad un contest con questo titolo:“Vasco Rossi, il culo di Belen e il gattocane”? Sembra completamente folle ma... lo è! Guarda che ti prendo in parola!
Beh, ho scritto un romanzo che si poteva riassumere con: Supereroi del quartiere Saragozza contro David Bowie, il cantante delle Tarantole del rock scrive Blowin’ in the wind, un cd di Paris Hilton mischiato a un pacco di riviste porno viaggia tra gli universi e diventa una melodia. E un mio racconto si intitolava Lesbosuore contro Daitarn III. Non mi spaventa nulla.

Perfetto, ritieniti incastrato. Il concorso ha genere libero però dentro al racconto è obbligatorio scegliere almeno quattro delle quindici “chiavi” proposte. Le chiavi possono essere parole, battute di dialogo o caratteristiche di un personaggio. C'è il tresette, c'è “il culo di Belen”, Vasco Rossi, un piede mozzato e altro. Dice che partecipa anche Simone Marzini, l'autore del fortunato Nordest Farwest (lo conosci?)!
E si vince una fantasmagorica maglietta di pescepirata!


La indosserò con gioia.

(Prima devi vincerla!)
Come si diventa Gianluca Morozzi?


Partecipando a 80 concorsi letterari e perdendone 80 senza scoraggiarsi. Imparando a copiare gli stili di cinque scrittori diversi, per poi trovare il proprio. Continuando a leggere senza cadere nella sindrome del ginecologo, cioè, leggendo per il piacere della lettura e per autoalimentare la creatività. Andando in giro per tutta l’Italia a presentare i propri libri in contesti molto belli e in contesti molto brutti, davanti a cento persone oppure a tre, sempre sorridendo come Marino Severini dei Gang. E scrivendo un po’ tutti i giorni. Anche soltanto una pagina.

Un mix di testardaggine e allenamento. Ma il talento? Ti senti baciato dal Dio della scrittura, oppure ti senti un buon manovale che con tanta costanza tira su delle belle case? Per capirci, sei più Paramatti o Kolyvanov?

Un Alessandro Diamanti. Nato con il talento innato, ma preciso e puntuale agli allenamenti. Non uno che il talento lo butta via come un qualsiasi Adriano.

Dici poco... il mio idolo! Lui è completamente pazzo, tipo che arriva agli allenamenti con le piume di struzzo o la pelliccia. Sei folle pure te, almeno un po'?

Ho un tipo misurato e controllato di follia che mi permette di mantenere una decorosa vita sociale e di non spaventare le ragazze. La pazzia va incanalata per farla diventare creatività. Però non so tirare le punizioni nel sette come Diamanti.

(Guarda caso l'hanno squalificato alla vigilia della partita con la Juve...)

Stiamo pubblicando sul ns blog i ”raptus creativi” dei ns utenti, cioè i racconti di come assecondano e incanalano l'ispirazione verso la scrittura. Ce ne sono di divertentissimi! Tu come trovi l'ispirazione, come ti scocca la scintilla di un romanzo? Per esempio: l'idea di Blackout come diavolo ti è venuta?

Da un what if, ovvero: cosa succederebbe se…? Cosa succederebbe se oggi, domenica di ferragosto, quest’ascensore si fermasse con dentro me, il cavalier Poluzzi di anni 90 e la vedova Bianchi di 75? Qualcuno ha rinunciato alle vacanze per venire a tirarci fuori? E se il cavalier Poluzzi invece fosse un serial killer? E se la vedova Bianchi fosse la barista che ho visto oggi pomeriggio nell’unico bar aperto a Bologna la domenica di ferragosto?

Parliamo dei romanzi di genere, il giallo è stato sdoganato dal filone dei Lucarelli & co. ma per certi versi tutta le letteratura di genere è sempre stata vista come figlia di un dio minore. Tanti tuoi romanzi sono noir o comunque hanno sfumature gialle, però mi pare che quasi tutti abbiano una base di narrativa pura. Che rapporto c'è tra azione e narrazione; quanto hai bisogno che ci siano fatti, tensione e trama nelle storie che scrivi?

Ho bisogno che ci sia uno straccio di storia, di personaggi, di dialoghi. Mi annoierei a scrivere duecento pagine di soliloquio interiore indagando l’animo dell’Io Narrante. Non sono così bravo. E sono consapevole del fatto che di là c’è un lettore, che deve essere disposto a seguirmi anche nelle mie contorsioni e nelle mie risoluzioni inusuali delle trame, sapendo però che da qualche parte andiamo a parare. Per divertirlo sono disposto a tutto, a infilare nelle mie storie David Bowie di un mondo parallelo, Al Pacino a Venezia, il sosia padovano di Bob Dylan, orrendi serial killer, secondo il principio: se mi diverto io, si diverte anche il lettore. Certo, non è matematico che questo accada, ma è matematico il contrario: se mi annoio io a scrivere un romanzo, il lettore si annoia di certo quando poi gli tocca leggerlo.

Com'è oggi la scena letteraria bolognese? Di nomi nuovi di un certo livello ce ne sono, ci sei tu, c'è Marilù Oliva, c'è Berselli, Massimo Vitali, Simona Vinci (un po' fuori Bologna per la verità), Enrico Brizzi, Grazia Verasani.. Pensi che un movimento letterario che fa corpo unico, che si frequenta e si da man forte, penso ai Sugarpulp di Padova, possa esistere a Bologna?

Ma quello già c’è. Ci si conosce un po’ tutti, ci si aiuta, ci si frequenta più che volentieri, ci si presenta a vicenda, si va ognuno alle presentazioni degli altri, se possibile. La scena è bella fertile, qui. Come del resto è sempre stata.

A proposito di Bologna, ci salviamo quest'anno?
Io la vedo grigia... perdere a Siena e Cagliari dopo aver dominato è un brutto segnale. Manca peso in mezzo e anche dietro, l'assenza di Portanova, Raggi e Mudy si sente. Mettiamoci anche il deficit di personalità della dipartita di Di Vaio... Che ne pensi?


Mah, adesso magari cominciamo a giocare con Diamanti dietro Gabbiadini e Gilardino, Portanova rientra, a gennaio cerchiamo di farci dare un paio di prestiti… non sarà facile per niente, lo so, ma lo penso tutti gli anni, quando arriviamo a ottobre avendo 6-7-massimo 9 punti.

Intanto oggi, si prevede una grandinata sul Dallara (Bologna-Inter)...

Sì, è stata una di quelle giornate deliziose, piacevolissime, in cui la celebre hard rain dylaniana si è abbattuta su di noi coadiuvata da un simpatico gelido vento, e l’Inter ha fatto tre tiri in porta e tre gol, aiutata dalla nostra statuaria difesa. Ma le sconfitte in casa sotto la pioggia ghiacciata dell’autunno ti fanno apprezzare ancora di più le vittorie sotto il sole di primavera.

Ti piace la radio? Mi sembra che nel mare dei media sia uno dei mezzi più vicini al libro, sei d'accordo? Hai dei programmi preferiti?

La faccio anche, la radio. Il mercoledì mattina io, Moreno Spirogi degli Avvoltoi e Stefano Migliore abbiamo un programma chiamato L’era del Moroz, dove metto musica obsoleta e rumorosa, discorro, propongo temi assurdi, e facciamo una rassegna stampa oldie, leggendo gli articoli di quei bei giornali tipo Italia Oggi del 1969. Moreno ha la rubrica La bottega dei ricordi, in cui ripesca dei singoli assurdi tipo Cara droga, e io ho la rubrica Il pippone su Bob Dylan. Imperdibile!

Radio Città Fujiko?
E i programmi che parlano di libri? Li ascolti, ti annoiano? Fahrenheit su radio 3?


No, ascolto Fahrenheit, in effetti, e le radio rock, e le trasmissioni locali di calcio, e poi varie ed eventuali.

Chiudiamo con un disco, mi sembra il modo migliore di chiudere un'intervista ad uno scrittore! Consigliamoci un disco e andiamo in pace. Il mio è Rubber Factory dei The Black Keys, del 2004, registrata dentro ad una fabbrica. I suoni sono oltremodo sporchi e c'è un sacco di blues, te lo raccomando!
Ora tocca a te!

Yankee Hotel Foxtrot, dei Wilco.

Che il rock sia con te.


Black Bart
www.pescepirata.it

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