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venerdì 20 dicembre 2013

Racconto del mese: ottobre (primo a parimerito)


Vessicchio in love (a true cat story)

 di "Marassa" Mara Munerati

 


“Guarda che parliam di niente se parliam d’amore. Io all’amore non ci credo, che secondo me è una bella cazzata come quella delle sette vite.”
I gatti non ci credono all’amore. Vessicchio, certosino di tredici anni lo sapeva che non bisogna crederci all’amore. Che è una presa per il culo come i croccantini light o la sabbia che profuma di lavanda. Che quando ami, sporchi come quando caghi. E che ci sia la lavanda o il muschio bianco sotto la coda, mica cambia molto. Puzza uguale. Soprattutto quando la fai grossa.
Vessicchio l’aveva poco profumata la lettiera. Lui che era un gatto di tredici anni, o forse quattordici. Lui che era quasi cieco e andava a naso. E all’odore di micia, mica pensava all’amore. Pensava alla micia, e mica alla lavanda della sua sabbia.
La Rodriguez sì che era una bella micia. Una gatta mozzafiato con la sabbia al profumo di gelsomino, i croccantini al salmone e le ciotole d’argento. Due pupille fotosensibili di una prontezza di apertura e chiusura sorprendenti. Cuscinetti anteriori e posteriori morbidi come la mousse al granchio e pettirosso della Kitcat. Una coda come un’antenna, che ci mancava solo la parabola. Una pelliccia nera, che così nera, più nera non si può.
“Che una volta anche la Rodriguez ci credeva all’amore. Ma adesso, non ci crede mica più nemmeno lei. Che anche lei caga sulla lavanda e ha capito che non copre mica niente quella roba lì.”
Vessicchio l’aveva vista la Rodriguez, prima che non ci vedesse più. E l’aveva sintonizzata bene la sua coda tutta nera. Anche i suoi canali extra.
“Cosa dici ti miamo Vessicchio! Ti miamo!” M a cosa vuoi amare con la ghiaina ancora attaccata al sedere perché pensi all’amore e non ti sai pulire. Cosa vuoi miamare cara Rodriguez?”
“Ma tu non mi miami? Stasera hai visto anche una partita di calcio grazie alla mia antenna!”
“Anche il lupo e i tre porcellini però l’hanno vista dopo di me. Bella micia mia, mi sa che l’abbonamento a Sky l’hanno un po’ tutti qui. E tra un baffo e l’altro, il quartiere è piccolo, e le miagolate girano in fretta.”
“Ma io miamo solo te! Con gli altri guardo solo le partite!”
“Bella micia mia, guarda che a correre dietro le palle degli altri, non ne ho mica più voglia, sai? Tra gomitoli e palline di gomma, mi hanno preso per il culo abbastanza. C’è che sotto la tua antenna però, io ritorno un micetto da latte e dimentico il bisonte da avanzi che sono. Ma non ci sei mica solo te come micia! Bella micia mia!”
“Ma nessuno mi sistema il segnale del digitale terrestre come fai tu Vessicchietto mio!”
E’ che a Vessicchio mica piaceva raccontarsela. E neanche dalla Rodriguez se la voleva far raccontare. Non voleva mica finire a cacciare pettirossi per lei o per la Kitcat che sfamava il suo pancino da velina felina.
Ma l’antenna della Rodriguez finiva sempre per sintonizzarsi col telecomando del Gatto-bisonte Vessicchio.
“Cambiami canale! Cambiami canale! Cambiami canale!”
E Vessicchio aveva iniziato a guardare anche i canali stranieri con la sua antenna. “Mastercats” stava diventando il suo programma preferito, dopo il cartone animato Occhi Di Gatto (quello sì che aveva delle belle micie!) Ma non erano abbastanza micie come la Rodriguez, che quando si faceva fare zapping diventava una pantera.
“Miamami Vessicchio! Miamami!”
“Cosa vuoi miamamamaoooomare? Bella micia mia, io capisco le partite di calcio e le puntate di Mastercats, ma i documentari dove li mettiamo? Dove me li fai vedere quelli, eh? Qui secondo me bisogna solo continuare a sintonizzarsi e basta. Che l’amore fa interferenze e basta! E quando mi salta il canale mentre mi fanno il riepilogo degli ingredienti della salsa tonnata, a me fa venire voglia di miagolarti contro solo indecenze canine. E mica posso farlo! Io che sono un signore, Mastro-antennista-gatto-bisonte Vessicchio!”
La Rodriguez non sapeva cosa fossero i documentari che Vessicchio le chiedeva di vedere.
“E i telegiornali?”
Ma la Rodriguez non sapeva neppure cosa fossero i telegiornali.
“Io Vessicchiuccio mio, non le so tutte queste cose! Ma voglio farmi miamare da te! Se stasera porti il telecomando, ti mostrerò un nuovo canale! Forse ho trovato un bel documentario! Un bel documentario per il mio Vessicchietto adorato!”
C’è che Vessicchio stava per diventare anche sordo a forza di ascoltare certe miagolate. Ma la Rodriguez c’aveva dei cuscinetti che poteva far sopportare cecità, sordità e ignoranza felina.
Vessicchio decise per quella sera di cagare nella lavanda per arrivare tutto profumato; la Rodriguez di fare “miama o non miama” con le linguette delle scatolette di tonno.
Quella sera Gatto-bisonte di lavanda Vessicchio aveva un telecomando che era pronto per tutti i canali nuovi del mondo.
La Rodriguez era tutta liscia e pettinata, con un’antenna all’aria che pareva una canna da pesca pronta a far abboccare un pesce gatto.
“Vessicchietto mio!”
 Vessicchio aveva profumato di lavanda anche il telecomando.
“Bella micia mia, dai che se girano i satelliti non vediam più niente!”
Scuscinettava a destra e a sinistra, con la coda al gelsomino. Che anche la Rodriguez aveva cagato nella sabbia profumata quella sera.
“E’ davvero un programma bellissimo Vessicchietto gattuccio mio! L’ho trovato e ho pensato subito a te!”
Era un gatto vecchio, ma non rincoglionito.
“Sei sicura che sia un documentario vero?”
“Certo che sì!”
“Bella micia mia, potrei forse miamarti se è bello davvero...”
“Vessicchiuccio mio! Ma davvero?”
Il telecomando non stava più al proprio posto.
“Aspettami qui Vessicchio-lavanduccio adorato!”
“Non mi muovo. Fuseggerò fino al tuo ritorno!”
C'è che forse Vessicchietto adorato lavandato poteva anche cagarsi in testa quella sera.

“Vessicchietto fuseggiante! Eccoci! Adesso Giuliaccino amoroso du du du e da da da, ti mostrerà il nuovo canale! Me l'ha trovato stamattina prima ancora che cambiassi la lettiera! Lui ha il telecomando satellitare! Che cose straordinarie mi ha fatto vedere!”

C’è che i gatti sembrano non credere all’amore. Vessicchio, certosino di tredici anni lo sapeva che non doveva crederci all’amore. Che era una presa per il culo come i croccantini light o la sabbia che profuma di lavanda. Che quando ami, sporchi come quando caghi. E che ci sia la lavanda o il muschio bianco sotto la coda, mica cambia molto. Puzza uguale. Soprattutto quando la fai grossa.
“E che l’amore è una cazzata come quella delle sette vite. A meno che il Guliaccino-caro-satellitare, non fosse già alla settima.”


lunedì 10 settembre 2012

L'amore ai tempi dei lucchetti.



Sembra una famosa canzone di Elio e Le storie Tese: lucchetti sì, lucchetti no, la terra dei lucchetti.

Mentre dilaga la "lucchetti mania" lanciata dallo scrittore Federico Moccia con il suo romanzo "Tre metri sopra il cielo" in cui i protagonisti si dichiaravano amore, mettendo un lucchetto a Ponte Milvio, oggi in Italia si pensa di rimuoverli.
È infatti notizia di questa settimana che il sindaco Alemanno ha deliberato di spostare la mole immensa di lucchetti in un museo, trasformando la grande scultura ferrosa in una mostra permanente.
Probabilmente qualcuno sta pensando che quei lucchetti sono un segno del nostro tempo, il risultato di un linguaggio nuovo o comunque un'icona, nel bene o nel male, di questi anni. Perché se non fosse così li avrebbero fusi e magari riutilizzati in altro modo, no?

Ma riusciranno a fermare i lucchetti d'amore? 
Pare di no...
L'avvistamento di nuovi lucchetti ora si sposta alla fontana di trevi con le chiavi gettate a far compagnia alle monetine, rendendo però difficile il lavoro dei recuperatori di monete.
Ma fosse finita qui! NO!

La moda dilaga anche fuori confine: a Parigi da qualche tempo mettere lucchetti è una delle cose più romantiche e à la mode che puoi fare. Ma non basta...
Anche a Madrid, tra una sangria e una tapas devi mettere un lucchetto! E anche a Siviglia e New York... New york, ci pensate, la città di Woody Allen... E poi in quante altre città non ancora segnalate fanno la loro comparsa i dolci e amati lucchettini dell'ammore!

Stanno cercando di distruggere una delle manifestazioni più romantiche di questo secolo! Ahinoi!

Perché?


Dicono che i lucchetti deturpino monumenti che avrebbero il diritto di mostrare la loro storica bellezza. Altri tirano in ballo l'ingegneria, paventando che ponti così antichi possano essere messi in pericolo dal peso dell'ammore. I più schietti dicono sia la cosa più cafona vista in questo secolo.

Forse l'invidia snob di tanti detrattori del Moccione Nazionale ha una parte in questa vicenda?
I sospetti ci sono... Sarà anche vero che i libri di Moccia sono orrendi collage di stereotipi che piacciono agli adolescenti. Sarà anche vero che Moccia non è Calvino e che in pochi trentenni sono riusciti ad andare oltre l'incipit di "tre metri sopra il cielo" (vedere qui il prode Alex che lo fa a pezzi).
Tuttavia lui, ha venduto milioni di libri, ha portato la ehm... letteratura alle scuole medie e con quei maledetti lucchetti ha diffuso una moda in tutto il pianeta.
Noi siamo capaci di fare altrettanto?

No, questo è certo.

E allora non ci resta che guardare fiorire questa lucchetti mania con la consapevolezza che nessuno la potrà arginare. Potremo tuttavia consolarci facendo finta che mentre Cathia (eccheccazzo ma chiamarla Catia no?!) ha il fondoschiena più bello d'Europa e lui, il protagonista, sta appollaiato sotto un'aquila di pietra, l'incipit più brutto mai scritto possa sorprenderci e prendere un'altra piega!
 
"Ma alle sue spalle qualcosa di strano stava accadendo.
Ci fu uno scricchiolio e piccole crepe serpeggiarono lungo la pietra poi l’aquila fu improvvisamente libera, nera come la notte ma soprattutto viva.
Sbattè le ali enormi quasi con incredulità lottando per non precipitare ma in un lampo il suo corpo reagì e l’animale schizzò in avanti prendendo quota fino a quando non avvistò la preda.
Un unico grido rimbalzò sulle pareti dei grattacieli, quindi si tuffò in basso per concludere la caccia.
Lui avvertì uno strappo alle spalle e d’un tratto fu in alto che guardava la sua moto sfondare la vetrina di un negozio.
Quando l’aquila raggiunse un’altezza sufficiente aprì gli artigli perché la preda si rompesse le ossa nell’impatto con il suolo, facilitando il suo pasto.
Lui morì quasi nel punto in cui era caduto con la sua moto, giorni addietro, vicino al bottone mancante che lo attendeva al bordo della strada, nascosto nell’erba alta." (Alex)

Black Bart

Stile: satira sociale
Notizia: http://www.dire.it/HOME/roma_libera.php?c=45938&m=3&l=it
www.pescepirata.it